Roberto Casalini / Sangue italiano

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Roberto Casalini è entrato nelle fitte trame del crimine italiano spulciando in oltre 150 storie di cronaca nera – che spesso s’intrecciano con la storia del nostro Paese – per ricavarne un saggio avvincente. E’ nato così ‘Sangue italiano’ (Neri Pozza): racconto quasi scientifico di omicidi passionali e familiari, delitti vari, fuorilegge da Musolino a Riina, mafie, assassinii politici, misteri, stragi. Casalini spiega ai lettori di Primaonline come è nato il suo libro.

“Com’è nato ‘Sangue italiano’? I libri hanno una loro volontà, spesso indipendente dall’intento iniziale dell’autore, nel trovare la strada che li porta a essere scritti.
Il mio libro è nato, alla fine, incrociando la cronaca nera e la storia nazionale.
Quella per la cronaca nera è passione antica e mai dismessa che mi ha portato, nel corso degli anni, ad accumulare documentazione. Ero tuttavia riluttante ad accostarmi a questi fatti con lo spirito con cui si legge un poliziesco o un mystery. Soprattutto, ero riluttante a trasformarmi in giudice improprio, cosa che molto infotainment del nuovo millennio ha incoraggiato a fare. Mi sono trovato spesso, come senz’altro sarà accaduto a chi legge, ad ascoltare sentenze ribaltate in discussioni da bar sport, con colpevoli additati al di là di ogni evidenza probatoria sulla base di pregiudizi favorevoli o contrari. Mi è capitato di sentire assolvere Pietro Pacciani, accusato di essere il ‘mostro di Firenze’, perché al processo “era
simpatico”, e quindi non poteva essere stato lui. Di sentire condannare Amanda Knox perché “era disinvolta” e stava con un giovane che si era fatto qualche canna. Cioè perché era uguale a moltissime ventenni.
La strada che avrebbe condotto al libro non poteva essere quella di fare le pulci ai vari processi, alle tante condanne indiziarie emesse senza che ci fosse la “pistola fumante”.
Mi sono così limitato ad accogliere i verdetti, dando conto a volte dei dubbi, delle contraddizioni negli impianti accusatori, delle indagini non di rado sciatte.

La svolta però è arrivata quando ho provato a pensare che anche i delitti privati fossero parte della storia d’Italia. Fatti pubblici, non rompicapo giudiziari o “gialli” di cui indovinare il colpevole. Tasselli di un mosaico, non “delitti per diletto”.
Ripercorrendo la storia d’Italia, anche le faide familiari, i delitti passionali, gli infanticidi, i figli che sopprimevano i genitori, trovavano il loro posto in un passato, remoto e più prossimo, che faceva vacillare il mito degli “italiani brava gente”.
La violenza pubblica e quella privata, dal 1860 a oggi, è stata un connotato forte delle nostre vicende. A cadenza ciclica, diciamo ogni venti-trent’anni, la nostra fragile democrazia è stata messa in discussione dall’alto o dal basso: con colpi di mano militari, massacri, stragi, colpi di stato riusciti e/o tentati; e con sommosse sanguinose, velleità di rivoluzione, esecuzioni di “nemici”, in un clima da guerra civile prolungata.
Nelle vicende private, per lungo tempo in Italia si è ammazzato più che nel resto d’Europa. Soltanto nel nuovo millennio, senza che l’allarme sociale si placasse, gli omicidi sono calati in modo clamoroso. Violenza pubblica, delitti privati. Il terzo lato del triangolo italiano è dato da una criminalità organizzata feroce che ha goduto di ampie complicità istituzionali e che è stata, scrivo nel libro, pregiato articolo di esportazione prima della moda e delle Ferrari.
Ecco, con questi intenti ho scritto alla fine “Sangue italiano”: 153 storie nere, un bigino della nostra storia che ha come chiave d’accesso, come password se volete, il sangue”. (Roberto Casalini)