Un anno di ESG Community, il network lanciato da CDP per rafforzare le pratiche di sostenibilità

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La galassia di imprese partecipate da Cdp, Cassa Depositi e Prestiti, rappresenta un pezzo impressionante dell’economia italiana. C’è letteralmente di tutto, nel portafoglio della società guidata da Dario Scannapieco, presieduta da Giovanni Gorno Tempini e controllata dal ministero del Tesoro: dalle autostrade ai cantieri navali, dalle reti del gas a quelle digitali dei dati a quelle elettriche, dalle poste (che ormai fanno anche finanza) alle grandi costruzioni ingegneristiche, dal sostegno all’export italiano alla fintech. E chi più ne ha più ne metta. Aziende che operano autonomamente nei loro campi; ma anche aziende che – come si conviene in questa fase storica, e come richiesto da chi le controlla, da chi ci collabora e dai loro stakeholders – portano avanti ben precise politiche di sostenibilità in campo ambientale, sociale e di gestione della governance. Attività e strategie in campo ESG che smuovono risorse (economiche, ma anche umane e professionali) importanti. E che il vertice di Cdp dal luglio 2023 ha deciso di mettere a fattor comune, avviando ESG Community, un vero e proprio network dedicato alla sostenibilità. Obiettivo: costruire un dialogo continuo sulle tematiche ambientali, sociali e di governance, condividendo le migliori pratiche e creando sinergie tra alcune delle maggiori realtà economiche del Paese.

La lista delle imprese che partecipano alla rete è davvero lunga:: Ansaldo Energia, Autostrade per l’Italia, CDP Equity, CDP Real Asset SGR, CDP Reti, CDP Venture Capital, ENI, Euronext, Fincantieri, Fintecna, Fondo Italiano di Investimento SGR, Greenit, Italgas, NEXI, Open Fiber, Polo Strategico Nazionale, Poste Italiane, Renovit, Saipem, Simest, Snam, Terna, Hotelturist (TH Resorts), Gruppo Trevi, Valvitalia e Webuild. La ESG Community si riunisce quattro volte l’anno, e come detto punta a favorire l’adozione di un approccio “sistemico” nei confronti di un tema, la sostenibilità, sempre più strategico per lo sviluppo del Paese, oltre che per la competitività e il futuro delle singole aziende. I lavori del primo anno si sono focalizzati su temi (tecnici ma decisivi per gli addetti ai lavori) come l’analisi di materialità; la nuova rendicontazione non-finanziaria alla luce della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la direttiva europea che introduce obblighi sempre più stringenti per le imprese; infine, la condivisione di strumenti e progetti di stakeholder engagement. Dal 2024, inoltre, la community è “on the road”, con una serie di incontri ospitati dalle aziende per conoscere “sul campo” i progetti di sostenibilità e scambiare idee e proposte. 

A un anno dal lancio, lo scorso 4 luglio la ESG Community si è riunita a Roma per discutere uno dei temi più attuali nel dibattito: le sfide della comunicazione di sostenibilità, alla luce delle nuove normative europee e delle sempre più forti richieste di trasparenza di stakeholder e consumatori. Sì, perché investitori, intermediari finanziari e aziende stanno vivendo un vero e proprio “dilemma di comunicazione”. Come trovare un equilibrio tra le comprensibili esigenze di comunicazione e il rischio di cadere nel greenwashing? E come evitare, all’opposto, di ridurre la trasparenza delle informazioni ESG (quello che oggi viene chiamato greenhushing o greenbleaching) per evitare di non rispettare nuovi standard in continua evoluzione? Come conciliare la standardizzazione e il lessico tecnico richiesto dalle normative, e la necessità di semplificare i linguaggi e farsi capire da cittadini e consumatori nella transizione sostenibile? 

Domande rese ancora più stringenti dalla pressione regolamentare delle direttive europee, come quella sulla rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD) o la proposta di direttiva sui Green Claims, che mira a eliminare i messaggi ambientali “fuorvianti” e etichette “ingannevoli” per i consumatori, fino alle richieste di maggiore vigilanza e accesso ai dati ESG delle Autorità di vigilanza finanziaria continentale. 

Questi temi sono stati al centro dei due talk dell’incontro, moderati da Simona Ceccarelli, Responsabile Area Sostenibilità di SCS Consulting, con la partecipazione di Patrizia Celia, Head of Large Caps, Investment Vehicles & Market Intelligence Primary Markets di Borsa Italiana; Matteo Tanteri, Director Sustainability & Social impact di Snam; Lucia Fioravanti, Chief Corporate Affairs Officer di Polo Strategico Nazionale; Chantal Hamende, Responsabile Piani, Progetti e Reporting ESG di Terna; Andrea Maschietto, Head of ESG Italy di NEXI; Paola Osto, Head of Sustainability & ESG di ENI Plenitude. Dal dibattito è emerso come, di fronte alla sovra-comunicazione degli ultimi anni sia importante ridefinire la comunicazione di sostenibilità all’insegna di concretezza e pragmatismo. Non smettere di comunicare, quindi, ma comunicare solo i “fatti”, e cioè iniziative con obiettivi e risultati misurabili nel tempo. Per riuscirci è necessario integrare sostenibilità e comunicazione in tutti i processi aziendali. Una bella sfida.

L’incontro è stato anche l’occasione per un approfondimento sulle opportunità della finanza per le PMI e per le startup nell’era della sostenibilità, con l’intervista di Marco Santarelli, Direttore Comunicazione, Relazioni Esterne, Arte e Cultura di CDP ad Anna Lambiase, Presidente di CDP Venture Capital Sgr, componente del Cda di Invitalia, e CEO & Founder di IR Top Consulting. Per Lambiase, “la finanza ha un ruolo chiave per la crescita sostenibile di PMI e startup. Per esempio, l’IPO rappresenta uno strumento importante per coniugare sostenibilità e rendimenti nel lungo termine. Lo stesso vale per il venture capital: oggi il 70% delle imprese mondiali a maggiore capitalizzazione è stata finanziata grazie a strumenti di venture capital. La sfida del futuro è mettere l’innovazione al servizio della sostenibilità, cogliendo le opportunità dell’intelligenza artificiale per una migliore comprensione e qualità di dati e indicatori ESG”.