I tre segreti di Fabrizio Piscopo

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S’intitola ‘Bella la vita’ l’opera prima di Fabrizio Piscopo, top manager della tv e della pubblicità con una lunga carriera da capo delle strutture commerciali di alcuni grandi gruppi televisivi nazionali. Tra aneddoti, storie di vita e consigli ai pubblicitari del futuro…

Una folta platea di amici, ‘clienti’, capi agenzia, ex collaboratori e interlocutori vari, tra cui anche quelli della stampa più tecnica ha risposto alla chiamata di Fabrizio Piscopo. L’ex capo di Sky Media, Rai Pubblicità e Discovery Media aveva invitato tutti alla presentazione del suo libro, ‘Bella la Vita’.

A Milano, in Piazza Duomo, nella prima giornata di vero caldo, con Jannik Sinner che nel frattempo perdeva la partita con Daniil Medvedev a Wimbledon, la cavea degli eventi della Mondadori si è riempita in ogni ordine di posto ed una sorta di divertita ovazione ha accolto il manager.

“Vado subito al sodo, non voglio annoiarvi e vi dico perché ho scritto questo libro” ha esordito Piscopo.

“Secondo me – ha spiegato – chi ha fatto una carriera lunga come la mia deve lasciare una traccia, deve raccontare e trasferire ad altri quello che ha imparato. Perché poi dopo moriamo… nessuno scampa a questa sorte, e così a meno che non si sia immortali qualcosina va lasciata ai posteri, ai giovani…” ha scherzato.  

Ai giovani, oltre che una marea di aneddoti gustosi, nel libro Piscopo consegna i suoi “tre segreti fondamentali”. Che all’uditorio della Mondadori ha riassunto sinteticamente. “Il primo è stare in ascolto, un ascolto intenso, con la massima concentrazione, per cercare di capire cosa vogliono da te tutte le persone che ti stanno attorno e quindi, nel mio mestiere, clienti, dipendenti, interlocutori vari”.

Il firmacopie

Ascoltando si impara, come leggendo e viaggiando, “bisogna essere degli spettatori attenti della vita se si vuole essere un buon manager”. Secondo segreto di Piscopo, “fondamentale e importantissimo”, è quello di cercare sempre di rendere tutto più semplice e chiaro. La pubblicità è piena zeppa di cose complicate, pratiche articolate, termini per iniziati, “che si devono e si possono spiegare in maniera facile”.

Secondo Piscopo ci devono essere quelli che, “come il mio amico Carlo Momigliano qui presente, approfondiscono e rendono le cose ‘complicate’, ma poi ci devono essere anche quelli come me, che semplificano e mettono le cose a terra”.  

Piscopo con Baldo

La terza cosa fondamentale? “Rimanere umile e continuare a imparare ascoltando. Io non ho mai smesso di girare il Paese per andare a trovare tutti i clienti, capendo cosa serviva loro per fare più grande la loro azienda, che poi è il vero compito della pubblicità. Perché loro rischiano i propri capitali mentre noi siamo ‘soltanto’ dei manager”.

Svelati i suoi tre segreti, Piscopo ha risposto ad ogni genere di domanda, parlando perfino – sempre col suo tono ironico e divertente – del suo lato spirituale.

Capitolo aneddoti. Il manager ha raccontato di quando agli albori della storia di Sky rischiò di fare il primo incontro con Rupert Murdoch, arrivato come ospite inatteso nello stanzone surriscaldato in cui stava costruendo la concessionaria della pay, in pantaloncini e maglietta. Oppure la reazione della quindicina di sindacati Rai quando, dopo avere cassato lo storico marchio Sipra, fece fuori durante le ferie estive dei dipendenti pure le pareti divisorie degli uffici di Corso Sempione 73 a Milano semplificando la struttura e facendo un unico open space. Lavorare alla Rai adesso? “Oggi è ancora più difficile, mi dimetterei subito…”.

Il mestiere del pubblicitario? “Rischia di essere aggredito e mutare profondamente a causa dell’intelligenza artificiale e il ruolo del venditore è in via di estinzione. Ma ovviamente lo dico – ha concluso – con enorme rammarico…”