Da Casciaro

Enrico Franceschini / La mossa giusta

Condividi

Enrico Franceschini, per molti anni corrispondente di Repubblica da varie capitali del mondo, ha scritto un romanzo che in parte è anche una biografia. La storia di Ossip Bernstein, ebreo ucraino nato nel 1882, avvocato d’affari e grande giocatore di scacchi, che ha attraversato, subendole, le grandi vicende del Novecento: la rivoluzione russa del 1917, il crollo della borsa di Wall Street nel 1929 e l’invasione nazista di Parigi nel 1940. Una storia avvincente, un libro da leggere. Franceschini racconta ai lettori di Primaonline le trame del suo lavoro.

“Un giorno di alcuni anni fa, un amico conosciuto su Twitter, a cui erano piaciuti i miei libri, mi disse: “Dovresti scriverne uno su Ossip Bernstein, è un personaggio assolutamente romanzesco”.
Dopo qualche ricerca con Google ero già convinto. Ebreo ucraino (due guerre in una sola persona, potremmo dire oggi) realmente esistito, grande giocatore di scacchi e grande avvocato d’affari, durante la guerra civile russa del 1918 Bernstein gioca una partita a Odessa con in palio la propria vita: catturato dai rossi, sospettato di essere una spia dei bianchi, è già contro il muro davanti al plotone di esecuzione quando un ufficiale bolscevico riconosce il suo nome nell’elenco dei condannati a morte e chiede se è il famoso campione di scacchi. Ossip risponde di sì. L’ufficiale non gli crede. “Facciamo così”, propone. “Giochiamo una partita. Se vinci, significa che dici la verità e ti lasceremo andare. Se perdi vuol dire che menti e sarai fucilato”.


È l’inizio di una partita ancora più grande sullo scacchiere del Novecento, che porta Bernstein a costruire tre volte una fortuna e a perderla tutte e tre, portata via dalle grandi ideologie del ventesimo secolo: prima il comunismo con la rivoluzione in Russia del 1917, poi il capitalismo con il crollo della borsa di Wall Street nel 1929, quindi il nazismo con l’invasione di Parigi nel 1940. Fino a una rivincita, in cui sono in palio le sorti dell’umanità, all’apice della guerra fredda, durante la crisi dei missili sovietici a Cuba.

Ho riempito con la fantasia narrativa i vuoti nella biografia del vero Bernstein, usando gli scacchi come una metafora delle scelte che determinano l’esistenza: perché tutti, nei momenti decisivi, vorremmo fare la mossa giusta.
Ho cominciato a scrivere questo romanzo (pubblicato da Baldini+Castoldi) quando la Russia ha invaso
l’Ucraina, l’ho finito mentre scoppiava la guerra di Gaza: come se fosse l’attualità a spingermi a raccontare una storia che contiene le radici dei conflitti odierni. “Gli scacchi sono la vita in miniatura”, mi confidò una volta il grande campione Garry Kasparov. Negli scacchi come nella vita, la fuga senza fine dell’ebreo errante Ossip Bernstein insegna che, a seconda delle circostanze, bisogna sapere attaccare, difendere o aspettare. Ma il mio libro è anche una drammatica storia d’amore, con un altro insegnamento: accettare i colpi della sorte, senza arrendersi mai”. (Enrico Franceschini)