Elisa Giomi

Tensione in Agcom. Botta e risposta Giomi-Giacomelli sui concorsi dell’Autorità

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Elisa Giomi risponde al collega Antonello Giacomelli che su Primaonline aveva giudicato “infondate” le critiche della commissaria AgCom sui concorsi banditi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

La vicenda per punti:

La replica a Giacomelli che Giomi ha fatto pervenire oggi a Primaonline:

L’intervento del collega Giacomelli in risposta alla mia nota sui concorsi banditi da Agcom non è corretto nel merito, è lesivo sul piano umano e oggettivamente denigratorio su quello professionale. Mi vedo costretta a replicare a mia volta.

Partiamo dal merito. Ribadisco che nella procedura i punti enigmatici, per usare un eufemismo, sono numerosi.
Il collega sa perfettamente, perché la discussione dura da novembre 2022, che quando scrivo di “corsie privilegiate per i dipendenti Agcom” non mi riferisco certo alla riserva di assegnazione a favore del personale interno ma al cortocircuito di quella che abbiamo ampiamente pubblicizzato come procedura “per esterni”. Se si è ravvisata la necessità di reclutare ben 19 risorse con formazione e curriculum professionale in ambiti ad altissima specializzazione legati all’ecosistema digitale, evidentemente è perché si è ritenuto di non poter colmare tale necessità tramite le risorse interne.

E’ dunque paradossale che il bando parifichi tre anni di esperienza “esterna”, del tipo che stiamo cercando, ad un solo anno di attività in Agcom e peraltro in settori diversi dalle materie del concorso.
Tale parificazione non è certo imposta dalle “modalità previste dal regolamento Agcom” richiamate dal collega: al contrario, si prevede (art. 4) che l’Autorità possa “determinare di volta in volta i posti da mettere a concorso secondo le proprie concrete esigenze”, che in questo caso consistono nel favorire l’acquisizione di nuove competenze specialistiche, finalità stessa della procedura. Quindi il collega ha certamente ragione quando afferma che anche “il personale interno ha diritto di partecipare a questo concorso”. Purché a condizioni analoghe agli esterni.

Semmai, per sostenere le legittime aspirazioni alla crescita professionale dei e delle dipendenti Agcom si sarebbe dovuto evitare di assumere personale “in comando” – cioè proveniente da Ministeri e altre istituzioni – che andrà a precludere l’accesso degli interni a molte posizioni, anche apicali. Per coerenza ho dovuto oppormi a questa scelta persino quando mi è stato proposto di far rientrare in Agcom, in comando appunto, una componente del mio staff a cui tenevo, vincitrice di concorso presso altra Autorità.
C’è poi una seconda procedura selettiva, chiamata di “stabilizzazione”, dedicata unicamente agli interni e volta ad assumere a tempo indeterminato 13 unità di personale attualmente con contratti a termine. Ribadisco: anche la loro assunzione avrebbe dovuto avvenire tramite un concorso pubblico in grado di valorizzarne la preparazione, realmente contendibile e aperto all’esterno.

Quanto alla composizione delle commissioni, chi “ricorda male” è il collega. Ecco come sarebbe andata se non fossi intervenuta: erano in approvazione i nominativi proposti da ciascun Commissario al Direttore del personale, incaricato di distribuirli nelle diverse commissioni sulla base della competenza disciplinare.

Ho rifiutato di partecipare alla procedura, come ho fatto ogni volta in cui ho temuto si potesse offrire il fianco ad accuse di lottizzazione (ad esempio con la nomina dell’ambíto e remunerativo Organo di Vigilanza Tim). Ho lamentato l’assenza di trasparenza e ho chiesto di conoscere quali nominativi erano stati proposti dai colleghi. Tanto è bastato per accusarmi di portare avanti una “inquisizione” e “un interrogatorio da PM”. Ho tenuto il punto e alla fine il Consiglio ha dovuto rivalutare criticamente la procedura.

La proposta che ho allora avanzato, e che in effetti all’inizio sembrava avere l’appoggio del collega Giacomelli, era di effettuare il sorteggio tra una platea di nomi indicati dai Commissari ma in numero almeno 4 volte superiore al fabbisogno. Il Consiglio ha optato per l’interpello e ho condiviso la scelta, ritenendola potenzialmente ancor più efficace e trasparente, a patto che si rispettassero alcune condizioni. Che invece sono venute, oggettivamente, a mancare: ad esempio, l’interpello avrebbe dovuto comparire sul portale dedicato ai giudici della magistratura amministrativa e sul sito del MIUR per poter raggiungere il più ampio numero di persone (e per più di due settimane!). Mi chiedo infatti quanti a metà luglio si siano presi la briga di consultare spontaneamente il sito di Agcom o quello di reclutamento della PA in cerca di bandi per componenti di commissione, e quanti di coloro che hanno effettivamente risposto all’interpello vi siano arrivati in questo modo…

Infine, ritengo non necessario che un terzo di ogni commissione d’esame sia rappresentato da un dirigente interno. E’ una clausola non menzionata dal bando, ed il collega nella sua nota si limita a qualificarla come “prassi utile al lavoro della commissione”. Ma a questo scopo sarebbe stato sufficiente il/la segretario/a della Commissione, ugualmente proveniente dal personale Agcom.

E’ legittimo avere idee divergenti su ciascuno di questi aspetti e dal mio punto di vista anche utile, perché accendere un faro sui concorsi può contribuire ad evitare che divengano “occasione persa”. Ma un conto è confrontarsi sul merito, anche duramente, un altro conto sono gli attacchi personali a mezzo stampa.

Io li ho sempre evitati, impegnandomi a mantenere rapporti civili per salvaguardare la funzionalità dell’interazione professionale nonostante le pressioni e le aggressioni di cui sono oggetto da anni in Consiglio, tra accuse di “rompere i co……”, avere “seri problemi psicologici”, dire “ca..ate” o “seg.e mentali” e nella sempiterna inerzia di chi la correttezza tra colleghi dovrebbe garantire. Invece, forse in ossequio alla tecnica che consiste nello screditare la fonte quando non si può contestarne efficacemente le affermazioni, dal Commissario Giacomelli oggi ricevo pubblicamente una poco elegante pagella sulla mia presunta incompetenza istituzionale, addebiti di “toni falsati e denigratori di Agcom” e persino di una linea di comportamento preordinata che consisterebbe nel votare contro e darne evidenza al solo scopo di “attaccare l’istituzione di cui faccio parte”. Dunque ben oltre, si suggerisce, i limiti fissati dal Codice etico.

Ora, il collega dovrebbe ricordare che non sono andati a buon fine i precedenti tentativi di silenziarmi brandendo tale Codice (che io ho sempre osservato), richiedendo pareri a gettone al Comitato incaricato del suo rispetto e istituendo sommari processi per accertare violazioni della sottoscritta. Non è casuale, suppongo, che si trattasse di casi in cui avevo espresso un’opinione diversa e minoritaria, perché a parità di condotte messe in atto da altri componenti, peraltro reiterate quasi ogni settimana e da me puntualmente segnalate, il Consiglio non ha mai ritenuto di procedere. Mai.

In secondo luogo, basta rileggere le mie comunicazioni pubbliche per constatare che non mirano certo ad attaccare l’istituzione, le persone che la rappresentano o la loro “onorabilità”, come scrive il collega, bensì a prendere le distanze da alcune delle scelte del Consiglio, sia per rendere nota la mia estraneità sia per illustrarne anche esternamente criticità e possibili alternative. Il pluralismo delle voci può infatti beneficiare all’operato di Agcom, e l’espressione di quelle minoritarie è diritto previsto dal Codice etico proprio per garantire maggiore trasparenza e indipendenza all’Autorità. Non pretendo che si condivida il senso dei miei interventi, certo, però fare il processo alle intenzioni è proprio ingiusto.

Terzo punto: se nel manifestare la mia diversa opinione io abbia o meno travalicato i limiti imposti dal Codice etico non spetta al collega stabilirlo. Paradossalmente, potrebbe invece averlo fatto proprio lui, anche con questa uscita. Ricordo infatti che è il Presidente a tenere i rapporti con la stampa. In assenza di comunicazioni ufficiali, i componenti possono prendere parola sui provvedimenti Agcom solo per rappresentare la diversa opinione alla base del loro voto contrario, come nel mio caso, oppure se delegati da parte del Consiglio. Non mi risulta che il collega Giacomelli sia stato delegato a rappresentare Agcom sul tema dei concorsi.

Su una cosa il collega ha invece certamente ragione: ho espresso voto contrario solo in alcune delle decisioni più significative di questa consiliatura, dopo aver ampiamente argomentato gli aspetti problematici e proposto soluzioni, come faccio sempre. E’ accaduto, ad esempio, con i regolamenti sul pluralismo informativo, sulla par condicio, sull’equo compenso, o con l’uso a mio avviso contestabile e intermittente del potere sanzionatorio. E naturalmente è accaduto con dossier durati anni come il coinvestimento di Tim o l’analisi di mercato, e poi conclusi rispettivamente con un nulla di fatto o con uno stato dell’arte tutt’altro che definitivo.

Sarebbe importante se tutto ciò divenisse occasione di riflessione per accrescere l’efficacia e dunque il prestigio dell’Autorità. Ma non ravviso una pronunciata attitudine all’autocritica da parte dei colleghi e sinceramente mi interrogo anche sulla reattività degli osservatori esterni e degli opinion makers, che molto spesso mi manifestano solidarietà privata ma non sempre riescono a prendere posizione apertamente.

Pazienza, ognuno si assume le responsabilità che ritiene. Personalmente, intendo continuare a farlo laddove necessario per tutta la durata del mandato, anche attraverso la parola pubblica.