Battistini e Traini ricercati in Russia. Rai: violata la libertà d’informazione

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Dopo il reportage dal Kursk, Mosca alza il tiro contro la giornalista e l’operatore Rai inserendoli nella lista dei ricercati. Tajani convoca l’ambasciatore.
Fnsi: il giornalismo non è un crimine

La Russia ha dichiarato persone ricercate l’inviata della Rai Stefania Battistini e l’operatore Simone Traini, accusati di essere entrati illegalmente sul territorio nazionale al seguito delle truppe d’invasione ucraine nella regione di Kursk.

A riferirlo la Tass citando il database del ministero dell’Interno. “Battistini Stefani, nata il 16 aprile 1977, ricercata in base a un articolo del Codice penale della Federazione Russa”, si legge nel database, senza che l’articolo in questione venga specificato.
Con Battistini e Traiani risultano ricercati anche altri giornalisti occidentali con la stessa accusa.

La Farnesina convoca l’ambasciatore

Dopo la decisione che alza inevitabilmente la tensione diplomatica con la Russia, si è mossa la politica, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che, da X, ha annunciato di aver convocato l’ambasciatore russo.
“per manifestare la nostra sorpresa a causa della singolare decisione di Mosca di inserire la giornalista Battistini nella lista dei ricercati diramata dal ministero dell’Interno Russo”.

Rai: tuteleremo Battistini e Traini in ogni sede

Viale Mazzini ha preso posizione in una nota, ribadendo l’intenzione di tutelare Battistini e Traiani. Secondo la Rai, la decisione di inserire “nell’elenco delle persone ricercate” la giornalista e il suo operatore “rappresenta un atto di violazione della libertà d’informazione”.
“Hanno svolto in modo esemplare e obiettivo il proprio lavoro di testimoni degli eventi”, si legge ancora nel testo in riferimento al reportage dal Kursk.
“La Rai continua a svolgere il proprio ruolo di Servizio pubblico anche grazie alla coraggiosa attività dei propri giornalisti e inviati e si riserva di operare in ogni sede per denunciare la decisione del governo russo a difesa della libera informazione e a tutela della propria giornalista e dell’operatore”.

Fnsi: il giornalismo non è un crimine

Condanna alla decisione russa è arrivata dalla Fnsi. “Il giornalismo non è un crimine. La posizione della Russia non è né democratica né contemporanea. Ricorda invece tempi bui di un passato che ritorna e che vede nell’informazione libera un nemico da combattere e annientare”, ha commentato Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi.
“Bene ha fatto il ministro Tajani a convocare l’ambasciatore russo, ma ancora meglio sarebbe stato se lo avesse fatto prima, quando venne diffusa la notizia di Stefania Battistini e Simone Traini indagati in Russia per essere entrati nel territorio nazionale insieme alle truppe ucraine”.
Per Costante, “intimidazioni e pressioni, anche violente come questa, non spegneranno certo il faro che i media italiani hanno acceso sulla guerra che si sta consumando alle porte dell’Europa. La solidarietà della Fnsi ai colleghi della Rai”.

Usigrai: governo garantisca massima tutela ai colleghi in Russia

Chiama in causa il governo, per garantire tutele ai reporter in Russia, l’UsigRai. “Il mandato di cattura diramato dal ministero dell’Interno russo nei confronti di Stefania Battistini e Simone Traini è un atto inammissibile e un precedente pericoloso”.
“Il giornalismo non è un reato e raccontare una guerra è anzi uno dei doveri fondamentali per ogni cronista specialmente del servizio pubblico. I due giornalisti, accusati di aver violato i confini russi, hanno semplicemente svolto il loro lavoro che è protetto dal diritto internazionale umanitario”.
Il sindacato ha dunque chiesto al governo italiano “di proteggere al massimo livello Battistini, Traini e tutti i colleghi impegnati nella sede Rai di Mosca da qualunque tentativo di limitazione della libertà personale e professionale da parte di un governo antidemocratico come quello russo che reprime la stampa libera e utilizza il carcere per spegnere le voci critiche”.