Gianni Infantino (Foto Ansa)

Mondiali per club, Infantino chiama ma in Europa nessuno risponde…

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Comcast, Dazn, Eurosport, Telefonica, Vivendi, Eurosport. Nessuno di questi operatori – i più interessati, teoricamente, a trasmettere in pay tv sui propri territori e piattaforme il mondiale per club della Fifa – si sbilancia sui diritti tv. Format lungo, non apprezzato dai calciatori, e per giunta depotenziato dal fuso orario sfavorevole nel Vecchio Continente che ha già calendari saturi. La Fifa dovrà rivedere i budget e i premi per le squadre?

Nessuno in Europa, al momento, corre per accaparrarsi i diritti tv del Mondiale per Club, il grande evento che dovrebbe potenziare il ruolo della Fifa, che oltre al Mondiale – in concorrenza strisciante con l’Uefa – vuole provare a piazzare sul mercato una manifestazione in grado di essere redditizia come la nuova Champions League.

La nuova manifestazione è programmata domenica 15 giugno 2025 e si concluderà domenica 13 luglio 2025. In ballo ci saranno 32 squadre, 12 europee, sei del Sud America, quattro asiatiche, quattro africane, una dell’Oceania ed una statunitense in quanto paese ospitante. La Fifa avrebbe dovuto chiudere un accordo internazionale con Apple Tv, che invece pare saltato. Ma, in una logica di patti territoriali, manca all’appello l’accordo europeo, che doveva essere fonte di cespiti importanti. I più probabili candidati all’acquisto, oltre ad eventuali operatori multinazionali con finalità anche promozionali (vedi Apple+, ma anche la solita Prime), potevano essere Telefonica, Dazn, Comcast (Sky), Eurosport, Vivendi che sono stati fin qui protagonisti nei mercati europei più rilevanti per quello che riguarda il calcio e le varie leghe nazionali.

Tante Leghe in difficoltà e la nuova Champions ha aspirato risorse

Ma ormai non tira aria buona nel settore. Tanti quattrini e investimenti, ma anche tanto spazio in calendario, lo ha assorbito la nuova Champions League, attentando anche all’appeal dei campionati locali. Per molti operatori oramai la strategia, per i diritti tv dello sport, è quella di comprare solo gli eventi tv che creano risultati discriminanti o sono realmente ritenuti rilevanti per i sottoscrittori di abbonamento alle piattaforme. In questo contesto, la nostra Serie A italiana ha messo a segno un buon colpo cedendo per cinque anni i diritti tv a Dazn e Sky. Ma già la Serie B ha fatto fatica a convincere più di un compratore. La Ligue 1 ha per adesso solo Dazn come acquirente del proprio bouquet di partite, mentre è in stand by e confusa anche la situazione del rinnovo in Bundesliga, con una querelle in corso tra la Bundes e Dazn.

Gianni Infantino e Aleksander Ceferin (Foto Ansa)
Gianni Infantino e Aleksander Ceferin (Foto Ansa)

Il nuovo Mondiale per club? Perché investire in un torneo che non promette di garantire, almeno con la prima edizione, e certamente in Europa, l’afflusso di nuovi abbonati alle piattaforme o un grande pubblico free. Logico che tutti i principali operatori sul mercato, specie quelli ‘tradizionali’ stiano in una posizione di attesa vigile, non spaventati da un’eventuale concorrenza streaming sull’evento.

Maurizio Scanavino (Foto Ansa)

La Juve ha messo già il Mondiale in bilancio

La situazione per le squadre è paradossale. Gli introiti che la manifestazione potrebbe procurare – fino a 50 milioni secondo le iniziali promesse di Infantino, ma ora tante cose sono cambiate – fanno gola a tutti i club. Nel bilancio appena presentato dalla Juve – che assieme all’Inter sarà la squadra coinvolta alla prima edizione – questi cespiti potenziali vengono già citati all’attivo. Ma vero è pure che i Mondiali per club si terrebbero tra giugno e luglio non concedendo tregua all’intera rosa delle squadre più importanti, con giocatori e allenatori già in allarme e protesta per i calendari troppo affollati di partite. Non solo, questo torneo, finisce per concorrere, come la nuova Champions League, allo stesso montante di risorse che i broadcaster e gli streamer possono investir sul calcio. Se voleva veramente introitare risorse consistenti dalla distribuzione europea, Infantino non avrebbe dovuto far debuttare la manifestazione in un emisfero che – causa fuso orario – rende ad ogni latitudine continentale, dalla penisola iberica alla Polonia, passando per la Francia e l’Italia, la Germania, i Paesi Scandinavi e quelli del Regno Unito, difficile lo sfruttamento delle partite. La FIFA, che contava di ricavare tra diritti tv, sponsor e altri introiti collegati 4 miliardi di dollari dovrà probabilmente rivedere al ribasso le risorse realmente realizzabili. Infantino ha intanto rilanciato presentando i 12 stadi statunitensi nei quali si svolgeranno le partite, annunciando per il prossimo dicembre il sorteggio dei gironi del nuovo Mondiale. Ma trovare il bandolo per dipanare una matassa intricata non sarà semplice.