Brunello Cucinelli grato e saggio

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Alla sede della Borsa di Milano evento per 12 anni della quotazione del gruppo.
“Una cena di ringraziamento al mercato. Ma per affrontarlo bisogna avere piani equilibrati”. In sala imprenditori amici di successo “indecisi” sul quotare le loro aziende.

Se ci fosse un misuratore dell’attuale forza d’urto della Brunello Cucinelli Spa e del suo fondatore, la cena di lunedì (il 30 settembre) alla Borsa di Milano sarebbe perfetta. Perché gli invitati avevano nomi eccellenti nei diversi settori, dalla finanza all’imprenditoria, dalla moda ai media, e anche quel mix di mondi la dice lunga su cosa rappresenti oggi, per business e immagine, il marchio del lusso, con base a Solomeo.

Brunello Cucinelli

Cucinelli l’ha battezzata Cena della gratitudine, per festeggiare sia i 12 anni di quotazione in Borsa, sia la recente entrata nel listino Ftse Mib, dove veleggiano i primi 40 titoli.
Al debutto, nel 2012, una sua azione valeva 7,75, oggi supera spesso i 95 euro. Ma Cucinelli, comunicatore nato, ha trasformato la cena a Palazzo Mezzanotte in un momento di riflessione sul perché entrare o sdegnare la Borsa.
“Un’azienda quotata vive più a lungo ed attrae soci internazionali e capitali. La quotazione ha migliorato la nostra azienda e creato molti posti di lavoro. Decidere se entrare in Borsa, non è stato facile. Noi ci abbiamo riflettuto tre o quattro anni”, ha ricordato.

Le parole erano dirette non solo ad illustri commensali le cui aziende sono già in Borsa, come Eni, Ariston, Campari, The Italian sea group, ma agli “indecisi”, titolari o manager di aziende sane, con fatturati miliardari, e previsioni di mercato felici che si stanno ponendo l’amletico quesito finanziario: entrare o non entrare in Borsa?
A loro, chiamati alla fine sul palco insieme a lui, ha ricordato alcune attenzioni da prendere nel caso decidessero di fare il grande passo della quotazione: “Il nostro advisor voleva che crescessimo del 30%. Io mi sono battuto per una sana crescita del 10%, più solida nel tempo, più sostenibile. Non volevo creare tensioni in azienda, perché è sempre molto importante il clima nel luogo di lavoro”.

Da sinistra: Claudio Rovere, Holdin Industriale spa; Massimo Galassini, USCO-ITR; Andreo Pontremoli, Dallara; Cristian Pederzini, Italpizza; Claudio Lucchese, Florim; Elisabetta Franchi, Elisabetta Franchi; Marco Nocivelli, EPTA; Vincenzo Cremonini, Cremonini spa; Giovanni Battista Vacchi, Colombini Group; Claudio Marenzi, Herno spa; Brunello Cucinelli; Fabrizio Testa, ceo Borsa Italiana

Nel 2012 il settore moda cresceva infatti del 22%, mirare più in alto sarebbe stato uno stress sterile, autodistruttivo, meglio pensare a rimettere mano all’azienda migliorandola nella qualità di vita e produzione. E con le entrate personali restaurare altri pezzi del suo borgo umbro, che grazie a lui ora tutto il mondo conosce. “Questa è anche una cena di ringraziamento al mercato. Per affrontarlo però bisogna avere piani equilibrati. Se si forzano i valori, l’azienda vive male”. Con una confessione/consiglio alla squadra di imprenditori italiani presenti: “Io non guardo come va la Borsa. Non voglio esserne condizionato, magari sto scegliendo un colore e cambio pensando di andare verso il mercato. No, no, bisogna seguirla ma saperla anche ignorare”.