Legge bavaglio, sanzioni più severe, anche a editori. Fnsi: manganellate a informazione

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Via libera del Senato (per oggi atteso quello alla Camera), al parere sul Dlgs che vieta la pubblicazione del testo delle ordinanze, inasprendone i contenuti, e prevedendo sanzioni anche per editori e testate. Costante: si peggiora la norma Costa

Estendere il divieto di pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare a “tutte le misure cautelari personali”; inasprire le sanzioni nei confronti di chi le pubblichi, a cominciare dai giornalisti; individuare “profili sanzionatori nuovi” anche nei confronti delle testate giornalistiche, cioè delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica.
A prevederlo sono due pareri della maggioranza presentati, in contemporanea, nelle due Commissioni Giustizia di Camera e Senato, allo schema di decreto legislativo che si propone di rafforzare “alcuni aspetti della presunzione di innocenza” come previsto da una direttiva europea del 2016: cioè il provvedimento (atto governo n.196), noto come la ‘legge bavaglio’ perché vieta di pubblicare il contenuto integrale delle ordinanze di custodia cautelare, quelle che contengono anche il testo delle intercettazioni, fino alla conclusione delle indagini preliminari.

Dei due pareri, che vincoleranno il governo trattandosi di uno schema di decreto legislativo, sinora è stato approvato solo quello firmato dal senatore di FDI Sergio Rastrelli in Commissione Giustizia a Palazzo Madama. Per l’altro, quello depositato a Montecitorio dal deputato di FDI Andrea Pellicini, l’apporvazione dovrebbe arrivare oggi.

Sanzioni più severe

Nel dettaglio, nei testi, segnala Ansa, si invita il Governo a valutare di estendere il divieto di pubblicazione “a tutte le misure cautelari personali” e a prevedere un inasprimento delle sanzioni per chi contravviene al divieto. “Ferma restando l’esclusione di sanzioni detentive a carico del contravventore”, si legge nel parere presentato identico nelle due commissioni, il “complessivo sistema sanzionatorio andrebbe comunque ripensato di modo da conferire effettività al divieto e costituire un ragionevole argine alla sistematica violazione del medesimo”. Secondo quanto si legge nel parere, infatti, l’attuale sanzione, “che si risolve” per lo più, “nella possibilità di estinguere il reato attraverso l’oblazione con il versamento di una somma irrisoria” non sembrerebbe aver prodotto, a dire del centrodestra, un effetto realmente deterrente. Per non parlare dell'”illecito disciplinare” che sarebbe “raramente perseguito”. In questo senso, nei due pareri gemelli si chiede di valutare “l’individuazione di profili nuovi” sanzionatori che potrebbero riguardare anche persone giuridiche, società e associazioni, cioè gli stessi editori.

Le reazioni politiche

Il via libera al parere, a favore del quale hanno votato i senatori del centrodestra insieme a Ivan Scalfarotto di Italia Viva, scatena l’ira delle opposizioni.
Con questo voto, osservano i Dem Alfredo Bazoli, Walter Verini, Anna Rossomando e Franco Mirabelli, si è “ulteriormente aggravato il già inaccettabile divieto di pubblicazione delle ordinanze cautelari”. “C’è la volontà del governo e della destra di assestare un colpo alla libertà di informazione, impedendo il lavoro dei giornalisti, sanzionando anche gli editori”. Una norma del genere, si spiega in Avs, “contrasta con l’art.21 della Costituzione sotto il profilo del diritto di cronaca e quello ad essere informati”. Mentre il senatore Rastrelli parla di “provvedimento necessario”.

In difesa del parere che, se approvato anche in Commissione Giustizia della Camera, vincolerà il governo a inasprire le misure, interviene anche il deputato di FI Enrico Costa, vero ispiratore del ‘giro di vite’ sulle pubblicazioni. “E’ una norma a garanzia della presunzione di innocenza – spiega – e chi la descrive come un bavaglio mente in modo sfacciato, perché le informazioni sul contenuto degli atti giudiziari non sono minimamente intaccate”. “Sarà invece evitato – prosegue – quel marketing giudiziario fatto da pagine di ordinanze cautelari, neanche vagliate dal riesame, zeppe di intercettazioni, sbattute sui giornali a indagini aperte, che sono uno schiaffo alla presunzione di innocenza e diventano la vera sentenza”.

Fnsi: manganellate ai giornalisti. Peggiorata la norma Costa

Dalla Fnsi, è arrivato il commento dalla segretaria generale, Alessandra Costante. “Dietro l’etichetta del garantismo e nascondendosi dietro la presunzione di non colpevolezza, il governo si appresta a peggiorare ulteriormente la norma Costa, estendendo il divieto a tutti gli atti cautelari, compresi i sequestri disposti dal Gip”, ha detto.
“Ai giornalisti, come ormai ci ha abituato il governo, la manganellata di sanzioni economiche. E questa volta il manganello sanzionatorio dovrebbe toccare anche gli editori, ha aggiunto, perché per una certa politica le notizie non rientrano nel diritto all’informazione stabilito dall’articolo 21 della Costituzione, ma sono solo un modo per vendere i giornali”.