L’Italia è in “enorme ritardo” nel percorso per raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e registra addirittura peggioramenti, tra il 2010 e il 2023, su povertà, disuguaglianze e qualità degli ecosistemi terrestri. Lo rileva il Rapporto Asvis- Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile “Coltivare ora il nostro futuro”, indicando che, dei 37 obiettivi quantitativi legati a impegni europei e nazionali, solo otto sono raggiungibili entro la scadenza del 2030, 22 non lo sono e per altri sette il risultato è incerto.
Per Asvis “l’Italia procede su un sentiero di sviluppo insostenibile e, nonostante gli impegni presi a livello internazionale anche con la firma del Patto sul Futuro, le scelte del Paese risultano insufficienti per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030”, i Sustainable Development Goals (Sdgs). In particolare tra il 2010 e il 2023, il Paese ha registrato peggioramenti per cinque Goal. Oltre a povertà, disuguaglianze e qualità degli ecosistemi terrestri, questi sono governance e partnership. Limitati miglioramenti si rilevano per sei Goal: cibo, energia pulita, lavoro e crescita economica, città sostenibili, lotta al cambiamento climatico e qualità degli ecosistemi marini. E miglioramenti più consistenti riguardano cinque Goal: salute, educazione, uguaglianza di genere, acqua e igiene, innovazione. Unico miglioramento molto consistente interessa l’economia circolare.
“La sostenibilità non è semplicemente una questione legata all’energia o al clima, risolvibile con interventi marginali o piccoli aggiustamenti nelle politiche pubbliche presentati come trasformazioni epocali, mentre sono spesso espedienti di green-washing e social-washing”, ha avvisato il direttore scientifico Enrico Giovannini. “L’Italia deve definire un Piano d’accelerazione nazionale per conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, affidandone la responsabilità direttamente alla Presidenza del Consiglio”, ha dichiarato la presidente dell’ASviS, Marcella Mallen. La consapevolezza delle persone su questi temi intanto sta aumentano. Secondo recenti sondaggi, nove italiani su dieci sono preoccupati per lo stato degli ecosistemi e il 62% è convinto che il pianeta stia raggiungendo pericolosi “punti di rottura” e chiede una transizione ecologica più rapida e incisiva, mentre il 93% ritiene che l’Italia debba rafforzare i propri impegni nella lotta al cambiamento climatico.
“La questione principale per i prossimi cinque anni riguarda il Green Deal e come lo si finanzia”. Lo afferma l’ex presidente del Consiglio dell’Italia e presidente del Jacques Delors Institute, Enrico Letta, alla presentazione del rapporto dell’Asvis “Coltivare ora il nostro futuro. L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”. Alcune cose andranno aggiustate, secondo Letta, ma il problema principale è come lo si finanzia: se non c’è un piano finanziario chiaro da parte dell’Ue tutte le categorie che saranno socialmente ed economicamente toccate dai cambiamenti del Green Deal lo ostacoleranno. Letta sottolinea inoltre l’importanza del completamento del mercato interno europeo dicendosi “molto contento” perché la presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen, “ha preso molto sul serio questo obiettivo” per il suo nuovo mandato. “È necessario ora – per l’ex premier – che tutti facciano la propria parte” a partire dall’Italia, che storicamente “ha giocato un ruolo fondamentale” in questa partita.

















