Riforma Rai, primo confronto tra i partiti sulle proposte di legge

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Continua il dibattito sulla riforma della Rai, resa urgente dall’approvazione dell’European Media Freedom Act (EMFA) che chiede alla politica italiana di rivedere il funzionamento del servizio pubblico in ottica di una maggiore indipendenza e autonomia.

Le proposte di legge dei partiti sono state incardinate al Senato e, come auspica la Presidente della Commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia, maggioranza e opposizione si avvieranno ad una discussione per provare a presentare una riforma condivisa entro la scadenza dell’estate 2025, termine entro il quale adeguare il sistema Rai a quanto richiesto da Bruxelles.

Barbara Floridia (foto LaPresse)
Barbara Floridia, Michel Boyon, Duilio Giammaria (foto Eurovisioni)

Floridia si è espressa durante l’evento Eurovisioni a Roma, che, nella giornata del 29 ottobre ha incentrato il proprio programma proprio sulla discussione della nuova riforma Rai. Un preambolo degli Stati Generali della Rai, una due giorni di dibattito voluta proprio da Floridia in calendario la prossima settimana a Roma, il 6 e il 7 novembre. Nella giornata di ieri si sono riuniti esponenti dei partiti e i firmatari di vari disegni di legge, più o meno recenti, di riforma del servizio pubblico. Un’occasione per mettere sul tavolo e confrontare varie proposte, concentrandosi sui fondamentali temi di governance, mission e finanziamento, nonché di dibattito con i vari stakeholder della Rai, intervenuti a termine della presentazione delle proposte. Il clima, nel complesso, è stato di grande conciliazione e comunione d’intenti tra le parti politiche. Andando nel dettaglio dei testi, però, le differenze tra le varie proposte esistono e sono spesso nette.

Le proposte della maggioranza

Maurizio Gasparri (Forza Italia) (foto Eurovisioni)

Per Forza Italia presente Maurizio Gasparri, firmatario di una proposta a vent’anni dalla legge Rai che porta il suo nome. Il disegno di legge di FI si limita a reintrodurre la figura del Direttore Generale di nomina parlamentare, cancellando quella dell’Amministratore Delegato di nomina governativa introdotta da Renzi nel 2015, e ribadendo la centralità del Parlamento per la governance Rai. Per quanto riguarda il finanziamento, Gasparri lascia aperte le opzioni del canone o della fiscalità generale. Sostanzialmente, un ritorno in pieno al suo vecchio modello, senza introdurre elementi di novità, e scansando in toto ogni proposta di “fondazione” (come avanzato da PD e Italia Viva).

Presente anche la Lega, con il deputato Stefano Candiani. La proposta del Carroccio risale al marzo 2023 e prevede una progressiva eliminazione del canone in cinque anni, oltre a un AD e Presidente nominati dal Capo dello Stato su proposta del premier e al ritorno delle nomine del CdA da parte della Commissione di vigilanza. Candiani non ha in realtà escluso che la TV di Stato possa venire finanziata pubblicamente (“non è sconcertante”) seppur evidenziando come i nuovi media digitali con cui il servizio pubblico deve interfacciarsi abbiano costi molto ridotti.

Per Maurizio Lupi (Noi Moderati), invece, la riforma Rai richiederà un grande investimento, grazie a risorse garantite da un canone sicuro negli anni.

Le proposte dell’opposizione

Stefano Graziano (PD) (foto Eurovisioni)

Chiede un finanziamento garantito, con il canone o con la fiscalità generale, anche Stefano Graziano del Partito Democratico. Nella proposta Graziano (presentata alla Camera a Gennaio ’24), il CdA Rai è esteso a 11 consiglieri, ampliando le fonti di nomina alla Conferenza Stato Regioni e all’ Osservatorio di Pavia, oltre che al Parlamento e ai dipendenti Rai. Diversa la proposta del dem Federico Fornaro (risalente alla scorsa legislatura), che prevede il passaggio a un modello societario duale, composto da un consiglio di sorveglianza (con membri nominati da Parlamento, assemblea degli azionisti, dipendenti, SIAE e CRUI) che elegge un consiglio di gestione (composto da un presidente e due consiglieri d’amministrazione), superando così il ruolo dell’AD. Non sono stati invece presentati in questa sede i disegni di legge PD in Senato a firma di Martella e Nicita, che prevedono la creazione di una fondazione che riceva le azioni Rai dal Ministero dell’Economia e che diventi a tutti gli effetti proprietaria della Rai.

Condivide l’idea della fondazione anche Italia Viva. Della proposta ha parlato Maria Elena Boschi, che propone una fondazione dalla durata di sei anni, non rinnovabile. Boschi ha poi difeso la riforma del 2015: “la nomina governativa dell’AD era ragionevole per rafforzare la governance Rai. È diventata un grande alibi per tutti quanti sono venuti dopo, ma nessuno l’ha riformata”.

Presente poi il Movimento Cinque Stelle, con la senatrice Dolores Bevilacqua. La firmataria della proposta pentastellata ribadisce la centralità del Parlamento, attenuato però nella sua influenza da un ruolo di filtro dei candidati al CdA da parte dell’AGCOM. Il presidente del CdA verrebbe nella proposta 5S nominato dal Capo dello Stato, mentre l’AD sarebbe eletto dalla Commissione di vigilanza con maggioranza dei due terzi. Rilevanti poi le regole per evitare le porte girevoli per i membri del consiglio: incompatibilità con incarichi politici nei 10 anni antecedenti e nei 2 successivi alla nomina. Riguardo al finanziamento, per Bevilacqua “il canone non è uno strumento giusto, perché non segue la progressività fiscale […] noi optiamo per un finanziamento con fondi dalla fiscalità generale, legato alla concessione (di durata decennale), che abbia una soglia minima di tre miliardi di euro annuali”.

D’accordo sul discorso della progressività fiscale il senatore di Alleanza Verdi Sinistra Giuseppe De Cristofaro. La proposta di AVS istituisce il Consiglio per la garanzia del servizio pubblico, un nuovo organo composto da 21 componenti, 6 di nomina parlamentare, 2 dalla Conferenza Stato Regioni e i restanti espressione diretta della società civile.

Di Trapani: “proseguire con la legge in sede deliberante”

Vittorio di Trapani (foto Eurovisioni)

Nei tanti interventi che hanno seguito la presentazione delle proposte di legge, quasi unanime la difesa del canone come metodo di finanziamento. “La fiscalità generale, essendo sottoposta alle leggi di bilancio, non è per definizione una fonte di finanziamento indipendente, congrua e di lunga durata” ha dichiarato il presidente della Federazione nazionale della stampa e ex segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani, mentre il neoeletto consigliere d’amministrazione Rai Roberto Natale nel suo intervento ha richiesto risorse pluriennali e certe. Di trapani ha poi esortato i capigruppo dei partiti in Parlamento a votare la discussione della legge in sede deliberante, per poter avviare un iter rapido e arrivare a un testo condiviso in tempi brevi. Intervenuto sulla mission il presidente dell’associazione Articolo V, Stefano Balassone: “è necessario che la Rai si doti anche di una mission precisa, che costituisca il nocciolo dell’identità dell’ente, senza disperderlo nell’elenco degli scopi pubblici attualmente presenti nel contratto di servizio”.