Nel corso della seconda giornata degli Stati Generali Rai che si stanno svolgendo a Palazzo Giustiniani con il titolo ‘Le Sfide del Servizio Pubblico’ si sono avvicendati una serie di interventi politici. Eccone alcuni.
Urso: sia prima industria culturale Paese, digital company ‘intercetti’ giovani’
“Il nuovo contratto di servizio tra il ministero delle Imprese e del Made in Italy e la concessionaria pubblica è occasione centrale per affermare una idea di Rai che sia industria culturale e creativa al servizio della crescita tanto del made in Italy quanto e ancor più del capitale immateriale che è identità del nostro Paese”. Così il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso che, intervenendo a Palazzo Giustiniani al convegno: “Penso che sia nostro dovere costruire insieme la prima industria culturale del paese. Il ministero in questa azione sarà sempre al vostro fianco”.
“In particolare – precisa il Ministro – rispetto al precedente contratto di servizio si sono affermate con maggiore forza le piattaforme ampliando significativamente la platea dei potenziali destinatari, determinando il diffondersi nel nostro territorio di infrastrutture di rete di nuova generazione la cui realizzazione vede il nostro ministero in prima linea e che hanno reso possibile l’accessibilità diffusa a servizi digitali di nuova generazione e parimenti un riordino del sistema frequenziale televisivo nazionale con la liberazione della banda 700”. Innovazioni di processo che “hanno prodotto importanti ricadute: il contrasto alla pirateria, alla disinformazione e al cyberbullismo…”.
Urso afferma che “in primis noi vogliamo che la Rai diventi una digital media company”, “un cambiamento che richiede una strategia di digitalizzazione….ma anche un impegno strutturato di innovazione”. “Se vogliamo davvero che in futuro ci sia più Rai il nuovo contratto di servizio deve porre grande attenzione alle nuove generazioni, ai minori e ai giovani. La Rai deve coinvolgere questa fascia di pubblico, intercettando gusti e sensibilità dei giovani e degli under 35”. La concessionaria, secondo Urso, deve preservare il made in Italy ma anche “in un impegno trasversale mirato, restituire una rappresentazione del nostro paese in grado di superare certi stereotipi…”.

Montaruli (Fdi): legge su governance non è la priorità
“Fdi è l’unica forza a non aver presentato una proposta di legge ma la nostra non è una posizione attendista. Nei confronti della governance la nostra posizione è laica: la legge che disciplina le modalità di lezione del cda e del presidente Rai non è la migliore, come abbiamo contestato. Siamo disponibili ad una sua modifica”. Così Augusta Montaruli (Fdi), vicepresidente della Commissione parlamentare di vigilanza Rai.
“Io non ritengo però- prosegue – che il tema governance sia il primo tema da affrontare rispetto al servizio pubblico. Se viene posto è di fatto perché c’è una ammissione e una intromissione dei partiti nel contesto del servizio pubblico. Noi non crediamo, e lo dice una forza che è l’unica al tempo ad essere stata esclusa dal cda, che il tema principale sia decidere su un amministratore delegato o un direttore generale. Il tema è ancora prima: cosa intendiamo noi per servizio pubblico”. “Io penso che sia quel luogo necessario in cui non ci si sottrae dal fare le pulci a chi è al governo ma che quella non sia la sua vocazione esclusiva. La vocazione è per me dare voce a tutti nello stesso modo con pari dignità e diritto”, “essere di tutto e di tutti, perseguendo la verità anzitutto”.
“Il servizio pubblico, che non è solo giornalismo ma anche altro da valorizzare, necessita di 2 riflessioni: su che risorse certe deve basarsi; e quale sia la formula più giusta per garantire la migliore spesa di quelle risorse per stare sul mercato. Questi sono i due elementi da cui partire, una volta definiti viene la questione della governance”, conclude Montaruli le cui dichiarazioni di pochi giorni fa su Report sono riportate dal sito La voce del Patriota: “Nuovamente Report si rende protagonista di un pessimo esempio di Servizio pubblico. Non avendo trovato qualcosa per attaccare il neo ministro Giuli, se non il classico servizio ‘tutto fumo e niente arrosto’, adesso decide di rivolgere il suo linciaggio quotidiano verso la sorella, a cui va la mia solidarietà unita alla stima per la sua professionalità unanimemente riconosciuta. Ormai diventa difficile anche parlare di giornalismo nel caso di Report, siamo semplicemente dinanzi a una trasmissione che getta fango su avversari politici, che fa da sponda alla sinistra per fare opposizione. Il tutto con magri risultati come dimostrano i sondaggi e le stesse elezioni che danno il centrodestra e Fratelli d’Italia saldamente in testa. Non possiamo dire lo stesso di Report, che ormai nell’ambito del Servizio Pubblico sta sempre più scadendo”.

Boschi (Iv): se vogliamo eliminare la politica dalla Rai privatizziamo
“Io non so se la riforma della governance Rai sia la priorità, però visto che siamo già impegnati in Commissione sulla riforma vorrei concentrarmi su questo anche perché i tempi stringono. La nuova cornice europea ci chiede di correre e di rivedere quello che è il nostro sistema. Io credo che sarebbe saggio non ridursi all’ultimo minuto ed accelerare in Parlamento”. Così Maria Elena Boschi (Iv), vice presidente della Commissione di vigilanza Rai.
“Vorrei provare a rispondere alla domanda di Barbara Floridia: come tenere fuori i partiti dalla Rai garantendo ad una azienda di stato di continuare a fare il servizio pubblico? Oggi, come noto, sono esponente di un partito di opposizione, ma in passato ho svolto ruoli di governo rilevanti partendo dalla riforma 2015 usata da Conte, Draghi e Meloni in cui si sono alternati 4 amministratori delegati; una riforma usata da tutti, tranne che da Renzi, che nessuno dal 2015 ha cambiato”. E’ conseguente quindi, secondo Boschi, che “se vogliamo eliminare la politica dalla Rai privatizziamo. Se l’azienda invece rimane pubblica, il controllo politico ci deve stare e questo giustifica il canone”, conclude.
Bevilacqua (M5s): triste che Montaruli attacchi Report durante Stati generali
“È veramente triste che Augusta Montaruli utilizzi il suo ruolo istituzionale e un pulpito importante come quello degli Stati Generali per attaccare una trasmissione del servizio pubblico come Report. Tra l’altro, di quale dovere di rettifica parla? Cosa avrebbe chiesto e non ha ottenuto dalla redazione di Report? Ma soprattutto: quanto è stato inopportuno, durante un così alto confronto sulla necessità di garantire indipendenza al servizio pubblico, assistere a un’entrata a gamba tesa sull’informazione indipendente? Peccato, perché si è persa l’occasione di utilizzare una cornice così prestigiosa come quella degli Stati Generali del servizio pubblico per una polemica di così basso livello e totalmente fondata sul nulla”. Così l’esponente M5S in commissione di vigilanza Rai Dolores Bevilacqua.
Bechis (Open): azienda di mercato, non fa servizio pubblico
“Il servizio Pubblico non esiste, è quello che la Rai fa per convenzione. La Rai è un’azienda che ha 11.167 dipendenti, ha 600 milioni di produzione esterna. Quanto conduttori di programmi di successo sono interni? È un’azienda di mercato, non fa servizio Pubblico”. A dirlo il direttore della testata online ‘Open’ Franco Bechis, intervenendo al panel sul ‘Potere dell’Informazione’ degli Stati Generali della Rai. “C’è un certo equilibrio complessivo nei programmi di informazione – ha osservato Bechis- Ma quando qualche direttore si è dimenticato di mettere tra i primi tre titoli di apertura una dichiarazione del Quirinale è arrivata la chiamata. Non si può far niente”. Per Bechis, il problema è a monte: “Chi è stato assunto, salvo rari vincitori di concorso, ha proprio in testa che qualsiasi cosa non sia dovuta al merito ma al ‘parlare con Tizio o Caio che mi fa salire di grado’. Quella testa lì non la cambi con facilità”.
Sarzanini: ‘’Presa Diretta’ di Iacona esempio di Servizio Pubblico’
“Iacona con Presa Diretta fa un programma equilibrato e un ottimo servizio Pubblico”. Lo ha detto la giornalista del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini intervenendo agli Stati Generali del Servizio Pubblico. “È un esempio di inchiesta giornalistica che va a fondo ed è fatto molto bene”, ha aggiunto Sarzanini. Che ha osservato che “tutti noi dovremmo fare servizio Pubblico, in particolare in Rai, dove le maglie della politica sono poi pesanti”. Come fare? “Attenersi alle regole del giornalismo porta sicuramente un buon risultato”, ha concluso.
Fittipaldi (Domani): dire che Report non fa servizio Pubblico è una bestemmia
“Il servizio pubblico esiste eccome, in una linea di principio della democrazia” ma “oggi la Rai è un disastro”. Lo ha detto il direttore del ‘Domani’ Emiliano Fittipaldi, intervenendo al panel sul potere dell’informazione degli Stati Generali della Rai.. E a proposito dei programmi Rai di informazione, Fittipaldi ha osservato: “Dire che Report non fa servizio Pubblico è una bestemmia, è uno dei pochi posti ormai dove si fa servizio Pubblico. Anche se a volte sbaglia come sbagliamo tutti”. Quello “che uno spera da cittadino che paga il canone è che si sia “una trasformazione radicale come ci viene chiesta dall’Europa, il Media Freedom Act. Poi certo, ce ne possiamo fregare e beccarci la procedura di infrazione, come facciamo tante volte. Ma il modello deve cambiare se vogliamo salvare l’azienda, che è patrimonio informativo di questo paese”.
Macheda (Usigrai): taglio alle spese è ipoteca sul futuro
”Il taglio del 2% alle spese per il personale Rai mette un’ipoteca sul piano industriale e sul futuro dell’ Azienda”. Lo ha detto il segretario dell’Usigrai Daniele Macheda nel suo intervento agli Stati Generali del Servizio Pubblico. “Questo importante appuntamento sul futuro della Rai – ha proseguito Macheda – può essere l’occasione per capire chi ha veramente a cuore il futuro del Servizio pubblico radiotelevisivo del nostro Paese.
Visto che siamo al Senato, ricordo che il presidente La Russa, seconda carica dello Stato, ha definito, in una trasmissione di Bruno Vespa, calunniatori i giornalisti di Report: tutto ciò senza una replica del conduttore e nemmeno una parola dell’Azienda a difesa dei lavoratori e del giornalismo del Rai.”
Ha concluso il Segretario UsigRai: “grave che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni abbia definito un linciaggio le inchieste giornalistiche Rai sui centri di accoglienza in Albania. In questo quadro ci avviciniamo pericolosamente al 2027, anno in cui scadrà l’affidamento in esclusiva alla Rai del servizio pubblico Radiotelevisivo e multimediale e non vedo oggi alcuna garanzia per il suo rinnovo”.
Travaglio: vorrei una Rai che copi uno qualsiasi dei sistemi di governance europei
“Vorrei una Rai che copi uno qualsiasi dei sistemi di governance europei, magari anche sorteggiando tra quello tedesco, quello spagnolo, quello inglese e quello francese. E che poi faccia la televisione pubblica. Un servizio e non un servizietto”. Lo ha detto Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, che insieme ad altri direttori di quotidiani è stato ospite de Le sfide del servizio pubblico. Durante l’incontro Travaglio ha detto di preferire il modello di governance tedesco. “È l’informazione che deve controllare la politica, non viceversa” ha spiegato, indicando le sue priorità per la Rai, che dovrà recepire entro il prossimo agosto il Media Fredoom Act. “Togliere completamente la maggioranza nella fonte di nomina al governo e al Parlamento. Quest’ultimo deve avere una quota all’interno di un board che decide i vertici Rai. La quota maggioritaria dovrebbero averla quelli che in Rai ci lavorano, i rappresentanti della cultura, del giornalismo, dell’editoria, della produzione. Non il singolo rappresentante dei lavoratori come è oggi. Bisogna cambiare il sistema: la politica diventa ospite della televisione e oggetto della televisione pubblica, cancellando anche la Commissione di vigilanza Rai”



















