Non è una “battaglia corporativa”, dice il presidente dell’Odg a proposito delle richieste di riforma dell’ordine. Un giornalismo qualificato, aggiunge giova a professionisti e cittadini
Da un lato la produzione giornalistica si è allargata a piattaforme, pubblicazioni e realtà tecnologiche e social, che possono rappresentare canali di informazione professionale, tanto che una sentenza della Cassazione, ormai di 4 anni fa, parla di attività giornalistica ‘’svolta con ogni strumento idoneo ad assicurare la diffusione dell’informazione”. Dall’altro, di fronte a interessi oscuri e l’uso illecito delle banche dati, il regime particolare che i giornalisti godono rispetto alla privacy, nonchè le garanzie per consultare gli archivi, richiede un più rigoroso e deontologico accesso alla professione, che oggi, soprattutto per i pubblicisti, si può considerare una porta girevole.
I nodi da sciogliere
L’Ordine Nazionale dei giornalisti fin dallo scorso anno ha approvato documenti di riforma dell’ordinamento professionale e una proposta di legge di revisione delle norme elettorali, ma entrambe le iniziative sono rimaste lettera morta fra le istituzioni, anche se in parte hanno varcato la porta del Parlamento.
Infatti in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati sono depositate tre pdl simili, il 26 febbraio – AC 1734 la PdL dell’on. Valentina Grippo, il 24 maggio – AC 1891 la PdL dell’ on. Giorgio Mulè e il 16 ottobre – AC 1648 dell’on. Ubaldo Pagano, che rispecchiano le proposte del Cnog in merito alle elezioni.
Lo scorso ottobre il presidente nazionale dell’Ordine Carlo Bartoli, intervenuto in Commissione Cultura alla Camera sui temi dell’informazione e dell’editoria, ottenne l’impegno dell’on. Grippo ad accelerare il percorso delle proposte di legge elettorali.
Sembrava vi fosse la convergenza di tutti i gruppi parlamentari per prospettare l’approvazione attraverso una cosiddetta ‘’Deliberante’’ in Commissione, ossia senza il passaggio in aula.
Si è invece arrivati in questi giorni alla necessità di convocare le elezioni entro i termini, già rinviati di sei mesi con il Milleproproghe, senza che sia intervenuta alcuna riforma.
Le norme per le elezioni
Si sperava di eliminare sia il quorum strutturale del 50% degli aventi diritto (100mila iscritti), sia il quorum elettivo (Ballottaggio), limitando le votazioni a un solo turno (prima e unica convocazione: elezione a maggioranza relativa); inoltre di elevare il numero dei componenti da 60 a 61, in modo tale da assicurare la presenza di un rappresentante pubblicista in tutte le regioni in quanto la presenza, per legge, di un rappresentante delle minoranze linguistiche sottrare un consigliere pubblicista ad una regione.
Infine di inserire l’obbligo delle autocandidature via Pec in modo di evitare che ci siano 100mila eleggibili,
con conseguente dispersione ed errori in fase di votazione e tenendo conto che ai tempi del varo della legge i giornalisti erano poche migliaia. In particolare la pdl Grippo introduce la votazione telematica in due giornate, e un sol giorno per la votazione in presenza, offrendo quindi maggiori opportunità per votare.
Accesso alla professione
Sul fronte dell’accesso alla professione il documento del Consiglio nazionale dell’Ordine ipotizza l’istituzione di una laurea magistrale in giornalismo per l’accesso alla professione, in alternativa sarà richiesta una laurea triennale come requisito per poter partecipare a corsi specialistici controllati e vigilati dall’Ordine.
Novità anche per gli aspiranti pubblicisti, ai quali sarà richiesta una laurea di primo livello (triennale) come requisito per l’iscrizione all’albo. Nel biennio di attività propedeutica, inoltre, sarà necessario seguire un percorso di formazione.
Bartoli: non è una battaglia corporativa
“Da tempo stiamo sollecitando il Parlamento – rileva il presidente Bartoli – ad avviare un percorso di riforma della legge professionale. La vicenda di Carmine Gallo, venuta alla ribalta grazie a MF (l’iscrizione all’Ordine dei giornalisti del protagonista dello scandalo Equalize n.d.r. ) certifica ancora una volta di più che c’è un’emergenza che non si vuol affrontare. Occorre inserire in legge oltre a un accesso più rigoroso alla professione anche un vincolo chiaro: per essere iscritti all’Ordine occorre avere una posizione previdenziale giornalistica attiva e versare i contributi”.
“Purtroppo, con le dovute e lodevoli eccezioni, devo riscontrare – conclude Bartoli – l’inerzia del Parlamento sulle nostre richieste”.
“La nostra non è una battaglia corporativa, avere un giornalismo sano, qualificato, capace di stare al passo dei cambiamenti in atto non giova solo a chi svolge la professione, ma, ha chiosato, giova soprattutto al diritto dei cittadini a essere correttamente informati”.


















