La Sicilia del vino alle prese con siccità e cambiamenti climatici

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La Sicilia, con la sua lunga tradizione vitivinicola, è oggi in prima linea nella lotta contro le sfide poste dal cambiamento climatico. La crescente siccità e le temperature in aumento stanno mettendo a dura prova le coltivazioni dell’isola, soprattutto quelle vitivinicole, che rappresentano un patrimonio non solo economico ma anche culturale e sociale. La situazione è grave: negli ultimi anni le condizioni climatiche estreme hanno reso sempre più difficile per i produttori siciliani mantenere la qualità dei vini, mentre il quantitativo delle uve raccolte si è spesso ridotto, e l’estate del 2024 ha registrato una fortissima siccità che nulla di buono promette per il futuro. Di tutto ciò si è parlato lo scorso 29 ottobre a Palermo, nel Simposio “Interazioni Sostenibili,” organizzato dalla Fondazione SOStain Sicilia. Quest’evento ha riunito esperti e produttori per discutere delle soluzioni più innovative e sostenibili in risposta alla crisi climatica. Come ha spiegato Alberto Tasca d’Almerita, presidente della Fondazione, serve un cambiamento radicale nell’approccio produttivo, con un focus sull’essenziale: “Scegliere e consumare lo stretto necessario”. 

SOStain è il programma di sostenibilità per la vitivinicoltura in Sicilia promosso, attraverso la creazione dell’omonima Fondazione, dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia. Sono 44 le aziende associate alla Fondazione, di cui 32 già certificate per un totale di circa 6.000 ettari e oltre 21 milioni di bottiglie, aziende che nel loro processo produttivo condividono e applicano buone pratiche finalizzate alla tutela e alla valorizzazione della biodiversità e delle comunità in cui operano. A cominciare dalla scelta di una gestione sostenibile e di materiali ecocompatibili nel vigneto, di una maggiore efficienza energetica in cantina, di bottiglie più leggere e che utilizzino meno vetro. Aziende che, grazie all’obbligo previsto dal disciplinare SOStain di rispettare anche il protocollo VIVA del Ministero dell’Ambiente, misurano e monitorano la loro impronta carbonica e idrica, nonché i residui di fitofarmaci nei propri vini, sottoponendosi poi al controllo da parte di enti di verifica accreditati per ottenere la certificazione. La Fondazione si occupa anche di promuovere e sostenere progetti di sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Vini di qualità in un contesto difficile

Esperti di sostenibilità applicata in diversi ambiti disciplinari e produttivi si sono confrontati per individuare e diffondere buone pratiche in favore dell’ambiente, della società e dell’economia. Ad ascoltarli una platea composta, oltreché dai soci vitivinicoltori della Fondazione, da soggetti che ogni giorno si scontrano con le emergenze causate da modelli di sviluppo assai impattanti sulle comunità e la biodiversità: rappresentanti delle istituzioni e funzionari della pubblica amministrazione, docenti e studenti universitari, esponenti di associazioni ambientaliste e volontariato. In sala, anche 40 giornalisti di scienza, enogastronomia e lifestyle provenienti dall’Italia e dall’estero. 

Tutti hanno raccolto l’invito a riflettere ed agire rispetto a tematiche di assoluta attualità e impellenza lanciato dalla Fondazione (creata dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia) e dai suoi associati: 44 cantine siciliane che hanno volontariamente scelto di adottare il protocollo SOStain per misurare e ridurre il proprio impatto sull’ecosistema, sui consumatori e le comunità circostanti.La sostenibilità è una necessità anche a causa del contesto ambientale siciliano, caratterizzato da un clima secco e tendenzialmente arido. Questa particolarità fa sì che i vini siciliani, spesso coltivati in regime biologico, siano già naturalmente resistenti e richiedano un uso ridotto di pesticidi. Le alte temperature e le scarse piogge ostacolano la proliferazione di parassiti, riducendo la necessità di trattamenti chimici. Inoltre, la Sicilia vanta una biodiversità straordinaria con oltre 70 varietà di viti autoctone. Queste varietà, frutto di secoli di adattamento alle condizioni climatiche locali, sono oggi studiate in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano per identificare le specie più resistenti alla siccità e al riscaldamento globale.

L’importanza di misurare l’impatto ambientale

Un elemento chiave per affrontare le sfide climatiche è la misurazione dell’impatto ambientale delle aziende vitivinicole. Lucrezia Lamastra, presidente del Comitato Scientifico SOStain, ha presentato il progetto di certificazione della Fondazione, che oggi coinvolge oltre 6.000 ettari di vigneti siciliani. Le aziende che aderiscono a SOStain rispettano standard rigorosi per ridurre l’impatto ecologico, come il calcolo dell’impronta carbonica e idrica secondo gli standard VIVA del Ministero dell’Ambiente. Attraverso la riduzione del peso delle bottiglie, per esempio, i produttori siciliani cercano di diminuire il consumo energetico e le emissioni di CO2 lungo l’intera filiera.

Biochar e intelligenza artificiale: tecnologie innovative al servizio della viticoltura

Tra le tecniche sostenibili adottate per ridurre l’impatto della viticoltura, l’uso del biochar è una delle più promettenti. Lucio Brancadoro, professore di Viticoltura all’Università degli Studi di Milano, ha spiegato come il biochar, ottenuto dalle potature delle viti, possa essere utilizzato per sequestrare il carbonio nel suolo e migliorare la fertilità della terra, aumentandone la capacità di trattenere l’acqua. Si tratta di una risorsa preziosa per i viticoltori siciliani, che ogni anno affrontano estati sempre più calde e asciutte. Accanto al biochar, anche l’intelligenza artificiale (IA) sta guadagnando importanza nella gestione sostenibile delle risorse agricole. Algoritmi predittivi, come spiegato da Giulia Baccarin di MIPU Predictive Hub, permettono ai viticoltori di ottimizzare l’irrigazione, riducendo il consumo idrico del 15-35%. Inoltre, l’IA consente di prevedere eventi meteorologici estremi, aiutando i produttori a intervenire per proteggere le colture prima che i danni siano irreversibili. Questo è particolarmente rilevante in Sicilia, dove il sistema idrico registra perdite fino al 50% dell’acqua distribuita. Ottimizzare l’uso delle risorse idriche attraverso l’intelligenza artificiale rappresenta quindi un passo fondamentale per la sostenibilità della viticoltura siciliana.

Economia circolare e collaborazione: la strada verso il futuro

Per garantire un futuro sostenibile, la Fondazione SOStain promuove anche progetti di economia circolare. Tra questi, la produzione di bottiglie di vetro riciclato a chilometro zero è un’iniziativa significativa. Con il supporto di O-I Glass e Sarco, e la collaborazione di 180 comuni siciliani, questa operazione mira a ridurre le emissioni di CO2 e a risparmiare risorse naturali. Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, ha sottolineato i vantaggi ambientali di questo progetto: “Produrre una bottiglia con vetro riciclato richiede circa il 30% in meno di energia rispetto alla produzione con materie prime vergini, contribuendo a un sistema più sostenibile.” O-I Glass, multinazionale con 10 stabilimenti in Italia – di cui uno proprio in Sicilia (a Marsala, in provincia di Trapani) – e Sarco, azienda fornitrice di rottami di vetro sono già pronti a lavorare accanto a 180 comuni siciliani che hanno già aderito. Una soluzione che eviterebbe 1 tonnellata di CO2 ogni 6 tonnellate di vetro riciclato in loco e 1,2 tonnellate di risorse naturali risparmiate.