Per il quinto anno durante Bookcity Milano, di cui è main partner, Intesa Sanpaolo ha promosso due articolate ricerche sui festival culturali: un fenomeno squisitamente italiano costantemente in crescita – oggi sono circa 300 con una partecipazione media di 25mila persone che però in alcuni casi arriva a superare le 100mila – e che dopo l’interruzione dovuta al Covid 19 ha trovato nuova linfa portando spesso anche a un rinnovamento dei format grazie alla nuova esperienza in ambito digitale maturata durante i lockdown.
E proprio sulla relazione tra festival, fruizione della cultura e digitale si concentrano le due ricerche di quest’anno: Effettofestival, curata da Giulia Cogoli e Guido Guerzoni (la cui prima edizione risale a dieci anni fa), intitolata ‘Non c’è live senza online’, e ‘Festival culturali: uso dei canali digitali e stato dell’arte
delle ricerche ufficiali’ curata dall’Ufficio Analisi, Ricerche di Mercato e Data Management di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Bva Doxa.
“Le ricerche promosse da Intesa Sanpaolo rappresentano uno strumento utile per comprendere le tendenze della produzione e promozione culturale, anche in considerazione delle nuove modalità di fruizione del pubblico. Abbiamo voluto dare un contributo agli operatori del settore per aiutarli a orientare le loro scelte di comunicazione e rendere la cultura sempre più accessibile”, ha sottolineato durante la presentazione Fabrizio Paschina, executive director comunicazione e immagine di Intesa Sanpaolo.

La ricerca ‘Non c’è live senza online’
La prima ricerca ha analizzato attraverso un approfondito questionario 87 festival di prima generazione (con almeno 10 edizioni) e seconda (almeno alla seconda edizione) esaminando il loro potenziale digitale e le strategie che impiegano in questo campo.
“Molti festival hanno adottato strategie digitali, anche se nel 67,5% dei casi manca una documentazione specifica, segno che l’integrazione del digitale esiste ma non ha ancora prodotto cambiamenti nei processi di gestione”, spiega Cogoli, ricordando però l’effetto positivo che il digitale ha sull’estensione di queste manifestazioni oltre la loro durata attraverso Youtube, dove l’87,3% dei festival ha un proprio canale, e i social Facebook (tutti i festival presenti) e Instagram (97%).
Scarica qui la presentazione ‘Effetto festival’
La ricerca ‘Festival culturali: uso dei canali digitali e stato dell’arte delle ricerche ufficiali’
La seconda indagine mira invece a capire come i festival culturali utilizzano il web e i social per generare interesse e visibilità e a comprendere in che misura le ricerche pubbliche ufficiali sono in grado di misurare i nuovi consumi e cogliere i cambiamenti in atto.
“Cambiamenti che”, osserva Paschina, “le ricerche pubbliche sui consumi culturali, che in Italia sono
tradizionalmente molte, riescono a cogliere solo in parte. Nei consumi culturali è in atto un cambio di paradigma, le nuove tecnologie digitali hanno rivoluzionato il modo in cui si consuma cultura, permettendo un disancoraggio della fruizione dai luoghi fisici: si sta passando dai luoghi di fruizione della cultura ai momenti della cultura, in cui ogni momento è potenzialmente buono per consumare contenuti culturali”.
Scarica qui la presentazione ‘Festival culturali e i canali social’
I-festival-culturali-e-i-canali-digitali-stato-delle-ricerche_compressedIl digitale per gli archivi
Due i temi di dibattito emersi durante la presentazione, lanciati da Piergaetano Marchetti, presidente dell’Associazione Bookcity Milano (che raccoglie le fondazioni promotrici della manifestazione): l’importanza del digitale per la costruzione degli archivi dei festival culturali e l’utilità che può avere questa memoria per nutrire i contenuti di cui si serve l’intelligenza artificiale.
Tutti concordi sulla necessità di rendere gli archivi digitali sempre più ricchi e fruibili, “anche perché consentono di raggiungere pubblici molto più ampi e altrimenti irraggiungibili”, ha sottolineato Guerzoni, e nessuna preclusione verso l’intelligenza artificiale “che ci permette un’elaborazione e un confronto dei dati dei festival”, ha commentato Paschina.
La conclusione è che molto è stato fatto per rendere queste manifestazioni sempre più interessanti e coinvolgenti per la promozione delle culture – “Il connubio tra libri, festival e digitale è che nascono dal pensiero delle persone, e i festival non servono a far vendere i libri bensì a farli amare”, ha precisato
Stefano Mauri, presidente e ad del gruppo editoriale Gems – e che il prossimo passo auspicabile è che un numero sempre maggiore di festival riesca a organizzare attorno alle tematiche scelte un vero e proprio programma culturale.

















