E produce una comunicazione nuova per nuovi pubblici anche molto giovani
CONVERGENZA – Prima Comunicazione, Settembre 2024
Negli ultimi mesi, dalla primavera a oggi, passando dall’estate olimpica di Parigi, lo sport è stato padrone della comunicazione in tutti i canali e le piattaforme. Se dovessimo misurare una super media di copertura (escludendo le varie tipologie di intrattenimento fiction, dalle serie ai film) non saremmo lontani dal 35%. Il complemento a 100 sono i vari contenuti di informazione, dalla guerra alla politica, dalla cronaca nera all’intrattenimento, al cosiddetto approfondimento, ai talk, eccetera.
Non si tratta solo di una rilevante crescita quantitativa, ma anche di trasformazioni linguistiche, di estensione a nuove segmentazioni di pubblico, di nuovi modelli narrativi, eccetera. Lo sport diviene un punto di gravitazione e di equilibrio di tutta la comunicazione bilaterale con il pubblico nella società dell’informazione: da importante che era diviene ora centrale. E questo avviene anche in presenza di una forte trasformazione ‘interna’ dello sport, che comunica in termini di valore sociale.
Se fino a ieri l’impatto comunicativo dello sport era monotematico ed era costituito essenzialmente dal calcio con qualche aggiunta significativa del mondo motoristico, F1 e MotoGp, ora lo sport diventa pluritematico, sancendo il passaggio dallo sport agli sport, da un singolare a un plurale che vede l’affermarsi di più sport e di più linguaggi. Certo le Olimpiadi hanno veicolato o sostenuto questa pluralizzazione (solo a seguire la tv generalista, ogni ora per 12 ore c’era qualcosa di diverso), ma il processo era cominciato prima e prosegue dopo.
I fenomeni attivatori sono il contrario del calcio, che è essenzialmente un meccanismo liturgico, basato su abitudini e convenzioni che prescindono dal risultato agonistico. Qui invece sono i risultati e le performance che ‘formano’ la potenza comunicativa degli sport, diversi appunto dal calcio. E questi riguardano sport che diventano con questo meccanismo ‘popolari’ e che in parallelo con la crescita di offerta vedono un costante incremento di successo nel pubblico. E gli sport sono: ovviamente il tennis, la pallavolo, l’atletica leggera, il nuoto, e un sistema polverizzato di sport di nicchia. E il fatto che questa dinamica sia indotta soprattutto dai successi – dal fenomeno Sinner nel tennis, dalla nazionale femminile vittoriosa di volley, dall’insieme esteso di campioni vincenti a livello internazionale nell’atletica e nel nuoto (da Jacobs a Ceccon) – produce una comunicazione nuova nella comunicazione.
Prima di tutto una narrazione concentrata sull’atleta e quello che fa e un’eliminazione degli elementi di contorno, esattamente il contrario di quello che succede nel calcio.
Poi la contestualizzazione del tutto sul piano internazionale e una totale eliminazione dei riferimenti provinciali o provincialistici. Anche in questo caso una tendenza contraria a quella del calcio che si porta sempre dietro una dimensione campanilistica.
Poi la creazione di una nuova classe di cronisti e commentatori necessariamente ‘tecnici’ insieme alla necessità di creare linguaggi visivi nuovi, legati a nuovi sport di successo che hanno sempre il problema di spazi ristretti di campo e di performance (è il caso del tennis e della pallavolo).
Insomma le variabili in questa transizione sono molte, ma sono sempre sostenute dalla curiosità e dalla competenza del ‘nuovo pubblico’ che si allarga. È il caso soprattutto dei giovani che, con le loro attività di sport praticato, vanno sempre di più verso tennis e pallavolo e si staccano dal calcio. Ma tutto questo succede anche in presenza di una forte trasformazione culturale. Tutti i protagonisti dei ‘nuovi sport comunicati’, in ogni ruolo, dal pubblico e dai giornalisti agli atleti e ai tecnici sono colti e aperti a temi e contesti fuori dal proprio particolarismo: lo sport è un modo di capire il mondo.
Se qualcuno chiede in giro qual è la persona che, sport o non sport, affascina di più nel parlare di motivazioni, impegno, valori, leadership, eccetera, chi ha più capacità di parlare ed emozionare, il nome è sempre lo stesso ed emerge da questi nuovi sport praticati e comuni. È Julio Velasco, ct delle nazionali di pallavolo, da quella dei fenomeni a quella femminile vittoriosa alle Olimpiadi di Parigi. Velasco potrebbe essere un docente universitario o un leader politico. Il suo peso culturale si sposta anche sui suoi atleti che divengono a loro volta modelli e punti di riferimento. E lo stesso per le atlete, e certamente vale molto di più un attacco e un salto a tre metri di altezza delle nostre atlete nere, nella meravigliosa squadra di Velasco, per spingere e orientare il dibattito pubblico sull’inclusione e l’integrazione.
Tutto un sistema quindi sta trasformandosi con un forte impatto sociale… I nuovi sport creano nuovi pubblici e nuove motivazioni nei pubblici.


















