A lanciare l’indiscrezione Bloomberg, dopo che il mese scorso erano emerse alcune ipotesi di interenti per limitare il mnopolio attribuito a Big G nelle ricerche online. La decisione del giudice arriverà nel 2025, quando alla Casa Bianca ci sarà già Trump
Cedere Chrome. E’ la richiesta che il dipartimento di Giustizia americano farà ad Amit Mehta, il giudice che nei mesi scorsi ha attribuito a Google una posizione di “monopolio nella ricerca online”, consolidata anche con una serie di accordi illegittimi con altre società come Apple, Samsung e Verizon.
Lo riporta Bloomberg.
Su Chrome Intervento senza precendeti
A ottobre il dipartimento di Giustizia americano aveva dichiarato che avrebbe chiesto a Google di apportare una serie di cambiamenti al modo in cui opera, ipotizzando uno spin off delle attività, la condivisione dei dati e il possibile divieto di stipulare contratti esclusivi, simili a quelli citati in precedenza.
Ora, chiedere la vendita del browser Chrome segnerebbe un intervento senza precedenti che segna anche un profondo cambiamento da parte dei regolatori Usa, che hanno in gran parte lasciato in pace i giganti della tecnologia da quando non sono riusciti a smembrare Microsoft due decenni fa.
Google: “agenda radicale”
Tramite Lee-Anne Mulholland, vicepresidente di Regulatory Affairs, Big G ha tacciato il Dipartimento di Giustiziadi spiengere su una “agenda radicale che va ben oltre le questioni legali in questo caso”, danneggiando consumatori e sviluppatori, compreso lo stesso “primato tecnologico americano”, proprio nel momento in cui si sentono maggiormente i pericoli della sfida con la Cina.
La posizione di Trump
La decisione del giudice Mehta arriverà entro agosto 2025, quando Donald Trump. Quanto inciderà la sua presenza? Nel corso della campagna elettorale, l’allora candidato repubblicano aveva ribadito di voler perseguire Google per quelli che riteneva pregiudizi nei suoi confronti, salvo poi chiedersi se lo smantellamento del colosso di Mountain View fosse una buona idea. Ma intanto per la guida della Federal Communications Commision la sua scelta è caduta su brenda Carr, da sempre piuttosto critico sulle big del tech.












