Tebas e la Liga guardano all’Italia come un modello. Mentre le vicende di Piracy Shield generano una polemica che attraversa l’Agcom, dall’estero arrivano consensi autorevoli per la legislazione e la strategia di contrasto che il Paese ha attivato contri i fenomeni di violazione del copyright audiovisivo in generale e del calcio pay in particolare
Javier Tebas, presidente della Liga, durante il Social Football Summit tenutosi allo Stadio Olimpico di Roma, non ha manifestato dubbi. “L’Italia – ha affermato il manager del calcio iberico – ha la migliore legge antipirateria e la normativa italiana è vero un modello di riferimento”. Lo stesso concetto lo aveva espresso nel corso di un altro evento, il ‘Marca Sport Weekend’: “La legislazione antipirateria dell’Italia –aveva osservato in quel caso il capo della Lega spagnola – è da 9. Grazie ad essa l’Italia avrà un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi”.
Sul tavolo, in entrambi i casi, i destini di uno sport e, in particolare, dei campionati nazionali più importanti, alle prese con problemi sempre più delicati di sostenibilità del business. Tra gli aspetti strutturali di crisi, la facilità con cui in giro per il mondo si viola il copyright delle partite. Fenomeno che va ad aggiungersi perniciosamente ad altri problemi antichi e nuovi, con la concorrenza delle nuove manifestazioni per club di Uefa e, soprattutto, Fifa adesso in primo piano.

Sul tema della pirateria Tebas ha aggiunto: “Senza il contrasto del fenomeno gli abbonamenti alle pay diminuiranno e l’industria fallirà. È un ulteriore incasso che spetta ai club e che viene rubato. Se vogliamo continuare ad avere giocatori e spettacolo di un certo livello dobbiamo pagare per i contenuti come quando andiamo a vedere una partita dal vivo”.
Nel corso del summit spagnolo Tebas aveva osservato: “In Italia sono arrivati a dire che Google deve perseguire i contenuti pirata. Del resto, in alcuni Paesi arabi i motori di ricerca di Google non permettono di accedere alla pornografia. Ecco – ha aggiunto il manager – se si può impedire alle persone di guardare la pornografia nei Paesi arabi, come si può non impedire alle persone di guardare contenuti pirata?”.
La strategia italiana contro i pirati? “I Paesi che hanno la giusta legislazione per combattere la pirateria avranno un vantaggio competitivo rispetto a quelli che non ce l’hanno. Chi ha una legislazione nazionale ben sviluppata sarà avvantaggiato. Se do un 9 all’Italia, do un 4 a noi”.

La nostra legislazione e, soprattutto, le attività di contrasto vigilate da un organismo terzo come l’Agcom, sono diventate tema di una polemica che ha attraversato gli stessi componenti dell’authority di garanzia di cui è presidente Giacomo Lasorella. Contro Piracy Shield si è schierata la commissaria Elisa Giomi, con una escalation polemica ancora in corso

Tensioni sulla piattaforma
La commissaria ha espresso a più riprese critiche profonde alla piattaforma, sostenendo che genera errori costanti e non compatibili con le normative vigenti. Ha anche sollevato preoccupazioni sulla trasparenza e l’imparzialità, sottolineando che la donazione del sistema tecnologico da parte della Lega Serie A all’authority potrebbe adombrare un conflitto di interessi.
Il presidente di Agcom, Giacomo Lasorella, ha difeso però le attività e la logica della piattaforma, ricordando come abbia bloccato migliaia di indirizzi IP e come il numero dei reclami sia stato tutto sommato contenuto con situazioni di ‘crisi’ risolte abbastanza velocemente.
Giomi ha invece sostenuto che la piattaforma necessita di una complessa reingegnerizzazione per risolvere i problemi esistenti. Affermando inoltre di avere ricevuto pressioni e minacce di azioni legali per le sue critiche. Per la commissaria è arrivata la solidarietà di Assoprovider. Telco e gestori sono però parte in causa, essendo costretti dal meccanismo di Piracy Shield a ottemperare alle richieste – con risorse d’intervento proprie appositamente dedicate e tempismo adeguato – ogni qual volta una segnalazione le chiama in causa. Senza contare che sullo sfondo c’è anche un delicato tema sul tipo di responsabilità che attiene a questi soggetti se non svolgono puntualmente e alacremente a questa funzione.












