Il Paese che si riflette sullo schermo. Auditel e l’Italia. Presentato a Bologna il libro che analizzando il percorso di evoluzione della società di rilevazione degli ascolti finisce per raccontare anche la storia nazionale degli ultimi 40 anni.
Auditel è ufficialmente nata nel 1984, anche se solo nel 1986 le rilevazioni degli ascolti tv effettuate attraverso i meter sono diventate una realtà effettiva. Partendo poi in maniera operativa nel corso del 1987. Queste e altre informazioni, di carattere tecnico, storico, ma anche sociologico e culturale sono presenti nel libro che è stato presentato a Bologna, nella splendida sala Stabat Mater dell’Archiginnasio. Curato da Massimo Scaglioni e pubblicato da Il Mulino, ‘L’Italia secondo Auditel. Quarant’anni di ricerca sul pubblico della Tv e dei media (1984-2024)’, racconta con documenti e testimonianze inedite la emblematica storia della società che misura gli ascolti televisivi in Italia.

La prefazione è di Andrea Imperiali di Francavilla, ex presidente del JIC, alla guida dell’istituto in una fase di ‘riorganizzazione’ e transizione tecnologica delicatissima. E Imperiali aprendo il volume si focalizza sul ruolo di volano del Paese che è stato anche svolto in maniera non solo ancillare dalla ricerca. Poi oltre ai tanti contributi scritta da Scaglioni, ci sono – tra gli altri – quelli di Giovanni Ceccatelli, Massimo Donelli, Aldo Grasso, Giuseppe De Rita, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Giacomo Lasorella, Fabrizio Angelini, Pier Luigi Celli, Roberto Roseano, Massimiliano Panarari. Mattia Galli, Jerome Bourdon e Cecile Meadel.

Un superiore interesse
Dal libro emerge come già agli esordi di Auditel, il tema della ricerca di una mediazione tra interessi competitivi, in una prospettiva di servizio ad un superiore fine comune, costituisse il sale del patto fondativo. In primo luogo è stata centrale – si racconta – un’intesa non scontata tra pubblico e privato. A trovare l’accordo furono ai tempi Sergio Zavoli e Biagio Agnes per la Rai, e Silvio Berlusconi, per Fininvest.
E poi sono state tante le tappe chiave del percorso evolutivo della ricerca. Tra i momenti di più forte discontinuità, il passaggio dall’analogico al digitale, e poi più avanti, la misurazione delle pay tv e quindi ora, l’imminente l’approdo definitivo alla Total Audience, con la misurazione degli ascolti su tutti i televisori e tutti i device (SmartTV, Smartphone, Pc, Tablet, Game consolle).

Un modello di JIC che è ormai un riferimento internazionale
Auditel è diventata un modello internazionale, sia per la sua natura ‘complessa’ di JIC (quello italiano è un organismo straordinariamente rappresentativo e a controllo incrociato, riunendo tutte le componenti del mercato, ossia i broadcasters, gli investitori pubblicitari, le agenzie di comunicazione e i centri media), che per la capacità di investire con coraggio e un certo tempismo nel corso dei vari decenni su tutte le svolte tecnologiche che hanno inciso, oltre che sui fenomeni di fruizione, anche sulle modalità di misurazione dei fenomeni mediatici. L’approdo ad un ibrido campionario-censuario è il punto di equilibrio più avanzato che attualmente registra cosa accada nello nostro scenario mediatico.

Doppio binario
Curato – come anticipato – dal professor Massimo Scaglioni, direttore del CeRTA (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dell’Università Cattolica di Milano), ‘L’Italia secondo Auditel’ ricostruisce il rapporto fra televisione e società italiana lungo un doppio binario: la storia della TV, che per la prima volta viene letta e analizzata attraverso i dati d’ascolto, con una prospettiva del tutto inedita anche a livello internazionale; e la storia imprenditoriale di Auditel, che riflette l’evoluzione dell’intero sistema mediale.
La tv è ancora al centro del “sistema pensante e cosciente”
Alla presentazione del libro a Bologna hanno partecipato Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente di Auditel; Riccardo Brizzi, professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università di Bologna, dove dirige il Dipartimento delle Arti; Giacomo Manzoli, professore ordinario di Forme audiovisive della cultura popolare all’Università di Bologna e Presidente della Consulta Universitaria del Cinema (CUC); e Scaglioni, professore di Economia e Storia dei media all’Università Cattolica di Milano, che ha curato la pubblicazione e scritto una larga parte dei contenuti e coordinato i vari interventi.
Introducendo la discussione Sassoli de Bianchi ha osservato: “A 70 anni dalla sua nascita la televisione, pur attraversando radicali trasformazioni, è ancora al centro di un sistema sociale pensante e cosciente e Auditel nel corso degli ultimi 40 anni ha fatto in modo che la rilevazione degli ascolti rispondesse in pieno alla sua evoluzione e la riflettesse fedelmente, a beneficio non solo degli investitori pubblicitari e degli editori, ma anche di tutti i cittadini. Auditel, inoltre, ci ha permesso e ci permette di cogliere l’enorme ricchezza di informazioni disseminate nella dieta mediatica degli italiani. Abitudini, comportamenti, cambiamenti nella modalità di ascolto, ribaltamenti tecnologici; e non si tratta solo di una narrazione su valutazioni statistiche, tassi di penetrazione e coefficienti di espansione, ma di indispensabili indicazioni sulle trasformazioni in atto nella società e sull’impatto dei media su tendenze, appartenenze e consumi”.
La vicenda quarantennale di Auditel? Secondo Manzoli “il testo polifonico curato da Massimo Scaglioni dimostra che si tratta di una storia avvincente, prismatica, ricca di riflessi ambivalenti, destinata ad avere ricadute politiche enormi per come ha ridefinito non solo il sistema dei media e gli equilibri fra istituzioni, partiti e mondo economico, ma anche la maniera stessa di concepire la democrazia” ha sottolineato Manzoli.
Mentre Brizzi come i riflessi del lavoro di Auditel siano stato incisivi anche fuori dal contesto dello scenario dei media e della pubblicità. Auditel è stato, per Brizzi anche “un sensibile termometro delle trasformazioni politiche italiane, accompagnando il crepuscolo della «Repubblica dei partiti» e l’avvio di una stagione politica sempre più dominata dalla media logic”.
Lo specchio dei meter
Scaglioni ha rimarcato come il libro offra anche delle ulteriori possibilità di decodifica degli umori e della realtà del Paese. “Auditel è per molti verso lo specchio della televisione degli ultimi quarant’anni; e, a sua volta, la televisione è uno specchio fondamentale per capire la società italiana, le sue profonde trasformazioni, ma anche gli elementi di continuità” ha spiegato l’autore della ricostruzione e curatore del libro. Citando due ‘fenomeni’ esemplari: il Festival di Sanremo e la durevole popolarità del calcio in TV.

L’intervento di Sassoli de Bianchi, Presidente di Auditel
A 70 anni dalla sua nascita la televisione, pur attraversando radicali trasformazioni, è ancora al centro di un sistema sociale pensante e cosciente e Auditel nel corso degli ultimi 40 anni ha fatto in modo che la rilevazione degli ascolti rispondesse in pieno alla sua evoluzione e la riflettesse fedelmente, a beneficio non solo degli investitori pubblicitari e degli editori, ma anche di tutti i cittadini.
I dati Auditel sono, infatti, un presidio fondamentale della concorrenza e della democrazia digitale, giacché sono gli unici che possono certificare con precisione le reali preferenze delle persone, sono indispensabili nella corretta distribuzione del finanziamento pubblico, mettono a nudo, per contrasto, i pericoli insiti nel gap informativo – lo squilibrio nella accessibilità e nella verificabilità dei dati – che impatta sul funzionamento del mercato, con implicazioni sempre più rilevanti in termini economici, di concorrenza, di sicurezza e anche di data protection.
Auditel contribuisce, in ultima analisi, all’integrità e all’equità complessiva del sistema mediatico, con evidenti ricadute anche sul pluralismo e sulla qualità dell’informazione.
Leggere la storia di Auditel, quindi, significa anche rileggere la storia del Paese lungo l’arco di quattro decenni in cui tutto è cambiato, a partire proprio dalla televisione, che appunto quest’anno ha festeggiato i 70 anni.
Se ci pensate attraverso un processo evolutivo accelerato siamo via via passati dal bianco e nero al colore, dal monopolio al mercato, da Carosello agli spot, dall’analogico al digitale e, infine, da sette a centinaia di canali. Contestualmente, sono cambiati i ritmi e i linguaggi televisivi, i comportamenti di fruizione dei telespettatori e, soprattutto, è cambiato lo scenario competitivo, oggi globalizzato e affollatissimo.
Eravamo abituati a un mondo lineare in cui l’audience era definita, stabile, solida. Oggi ci confrontiamo con un’audience organizzata in tribù che vivono in una giungla oscura dove si incrociano spesso un’offerta indefinita e una domanda anonima. Auditel ci aiuta a non perderci in questa nebulosa e soprattutto a non perdere di vista il cittadino cominciando con il chiederci: come si comporta quando è frastornato da questa infinita offerta?
Per quanto riguarda la televisione possiamo intanto dire che è stata capace di innovare e innovarsi; di sfruttare tutte le forme possibili di distribuzione, di interpretare e assecondare i comportamenti di consumo. Non è più quel focolare domestico di fronte cui si riuniva tutta la famiglia, oggi è ovunque, in ogni momento e su ogni schermo disponibile. Sono in Italia 122 milioni gli schermi disponibili, la quasi totalità connessi.
Un vero e proprio stravolgimento – dallo stanziale al mobile, dalle case all’outdoor, dal televisore allo smartphone – che si è materializzato negli anni.
Inoltre, l’ascesa dirompente dello streaming ha rivoluzionato il modo in cui le persone consumano contenuti televisivi sovvertendo ogni ipnotica cadenza di fruizione dei video e ha reso globale la concorrenza. L’audience è così più che mai frammentata. I social media svolgono un ruolo sempre più importante anche nella scoperta e nella discussione dei contenuti Tv. L’intelligenza artificiale è utilizzata per personalizzare i consigli, raccomandare i programmi e migliorare l’esperienza di visione.
In buona sostanza, l’unica certezza che abbiamo (si fa per dire) è la costante evoluzione del panorama mediatico.
Auditel ci ha permesso e ci permette di cogliere l’enorme ricchezza di informazioni disseminate nella dieta mediatica degli italiani. Abitudini, comportamenti, cambiamenti nella modalità di ascolto, ribaltamenti tecnologici e non si tratta solo di una narrazione su valutazioni statistiche, tassi di penetrazione e coefficienti di espansione, ma di indispensabili indicazioni sulle trasformazioni in atto nella società e sull’impatto dei media su tendenze, appartenenze e consumi.
Per tornare al libro nel 1984 nasce questo nuovo soggetto su un accordo impensabile tra pubblico e privato, tra Rai, Mediaset e gli investitori pubblicitari. Biagio Agnes e Silvio Berlusconi firmano la nascita di questa peculiare società definita Joint Industry Committee.












