Ania festeggia la sua storia e lancia un fondo per le Pmi

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La presentazione di un libro sulla storia del settore assicurativo in Europa e in Italia è stata occasione per la presidente Farina di annunciare un nuovo strumento da 800 milioni per sostenere le piccole e medie imprese, il secondo dopo quello per le infrastrutture del 2020. E per rivendicare il ruolo del settore nelo sviluppo dell’intera economia del Paese. La doppia sfida di crisi demografica e clima

Non è stato solo la celebrazione di un anniversario, gli 80 anni dalla fondazione dell’Ania, l’Associazione Nazionale delle Imprese Assicurative italiane, ma molto di più. L’evento si è svolto lunedì 25 novembre a Roma con il titolo ‘Il futuro è nella nostra storia’ e ha una presentazione solo apparentemente minimalista: “un viaggio immersivo” che prende spunto dal volume “L’Ania e il settore assicurativo italiano” e ripercorre l’evoluzione delle assicurazioni in Europa e in Italia dal Medioevo ai giorni nostri”.

Maria Bianca Farina, Presidente ANIA Valentino Valentini, Viceministro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Marco Frittella Moderatore

Cambio di passo

D’altra parte la celebrazione ufficiale dell’ottantennale aveva già avuto luogo lo scorso luglio e alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Ma quella di lunedì scorso è stata un’uscita che è servita a dar conto di un cambio di passo nelle strategie dell’associazione. Un cambio di passo in atto già da tempo ma di cui ora si parla e se ne rivendica l’importanza apertamente: Ania punta a presentarsi non solo come un sindacato d’impresa ma come una parte sostanziale dell’assetto finanziario istituzionale italiano.
Per questo la presidente Maria Bianca Farina, ha ripetutamente messo l’accento sul ruolo non solo del settore assicurativo ma anche di Ania stessa, come soggetto primario della stabilità finanziaria italiana, ricordando come sia di quasi mille miliardi di euro lo stock di capitale investito dalle società assicurative italiane sia in termini di investimenti istituzionali, nel debito pubblico italiano, ma anche come investimenti a sostegno delle nuove infrastrutture.
Tant’è che Farina ha annunciato la nascita di un secondo fondo di investimento targato Ania: dopo i primo partito nel 2020 e dedicato proprio alle infrastrutture, con una dotazione di 500 milioni e affidato in gestione sa F2i Sgr, ora è al nastro di partenza il secondo destinato allo sviluppo delle Pmi italiane. Non ci sono per ora altri dettagli che le parole pronunciate da Farina durante l’evento, tra cui la previsione di un investimento obiettivo che potrà arrivare agli 800 milioni di euro.

La presidente Ania Maria Bianca Farina in occasione dell’evento dello scorso 25 novembre assieme al viceministro per l’Industria e il Made in Italy Valentino Valentini.
L’assemblea dell’Ania del prossimo 10 dicembre ufficializzerà il cambio della guardia al vertice dell’associazione. Dopo nove anni e tre mandati Farina lascerà la carica di presidente a Giovanni Liverani ma resterà in Ania con il ruolo di Presidente Emerito

La storia

Ania si ritaglia quindi di nuovo un ruolo strategico, di fattore di sviluppo del sistema Italia. Per questo la necessità di ripercorrere il senso storico della nascita del business assicurativo, che coincide con il nascere della moderna economia degli scambi, con l’affermarsi del ceto borghese che sono all’inizio commercianti e banchieri. Tutti fattori che non a caso nascono nell’Italia al passaggio tra Medioevo e Rinascimento: il primo contratto assicurativo della storia a copertura dei rischi di un trasporto via nave venne stipulato a Genova nel XII secolo.
Anche se poi la nascita del settore assicurativo così come lo conosciamo oggi trae impulso dal grande sviluppo dei traffici marittimi dell’impero britannico a partire dal XVII secolo, con gli assicuratori che diventano una vera e propria categoria e fondano società, lasciando così per sempre l’era pionieristica in cui le polizze si discutevano e si stipulavano nei caffè londinesi, primo tra tutti quello gestito da un signore allora sconosciuto ma il cui cognome stava per passare alla storia: Edward Lloyd.

All’origine dell’evento c’è stata la presentazione del libro con cui l’autrice, Maria Carmela Schisani, ordinario di Storia economica presso l’università Federico II di Napoli, ripercorre la storia del settore, e di cui hanno poi discusso la presidente Farina con il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini. Una storia ripercorsa anche attraverso i quadri della grande pittura europea che hanno accompagnato e raccontato la nascita della moderna economia europea e che sono stati illustrati dallo storico e critico d’arte Jacopo Veneziani.
Una storia che culmina con la fondazione di Ania, non a caso avvenuta nell’agosto 1944, prima ancora che la guerra fosse ufficialmente finita. Un dettaglio che serve a rafforzare la tesi della stretta interconnessione tra la ricostruzione postbellica del Paese, che culminerà con gli anni del boom e lo sviluppo del settore assicurativo.

Le sfide in Italia

“Siamo un riferimento fondamentale per il Paese – ha detto Bianca Maria Farina, spiegando che “oggi alle compagnie è affidato il 14% della ricchezza delle famiglie, con una caratteristica: la lunga durata. Un risparmio paziente che le assicurazioni investono nell’economia reale per lo sviluppo del Paese”.
Un ruolo che si sta però preparando ad una doppia sfida: da una parte quella demografica, con l’invecchiamento della popolazione, dall’altra quella portata dagli effetti del cambiamento climatico con i suoi eventi sempre più estremi.
Per Farina l’Italia necessita di un nuovo sistema di welfare: “L’invecchiamento della popolazione è un fattore che aumenta la richiesta di protezione, di cure della salute e di assistenza. Dunque, è necessario creare sinergie tra sistema pubblico e privato. Inoltre, andrebbe rafforzata la previdenza complementare, mettendo a fattor comune le risorse delle assicurazioni con quelle dello Stato e aumentando la consapevolezza dei rischi. In tal senso, l’educazione finanziaria è fondamentale”.

Ma anche i rischi legati al clima vanno affrontati con una strategia complessiva tra Stato e compagnie, per mettere a punto strumenti efficaci per tutti, imprese e cittadini, evitare il rischio che si proceda in ordine sparso, con costi più alti e minore efficienza e per costruire assieme strumenti che contrastino la crescente paura dei rischi con un maggiore senso di sicurezza. E la certezza che dopo lo sconvolgimento dell’ennesima catastrofe naturale ci sarà sempre e comunque la possibilità di ripartire.