Riunione di grandi nomi dell’editoria, televisiva e non, a Palazzo Madama, dove si è discusso del futuro dei media, a vent’anni dalla legge Gasparri. È proprio il senatore forzista il promotore dell’iniziativa, (“Editoria e media nell’era digitale. Riflessioni sul futuro a 20 anni dalla Legge Gasparri”), che nelle ore bollenti dello scontro interno alla maggioranza sul canone Rai accoglie in Senato i principali editori italiani: Urbano Cairo, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e l’a.d. Rai Giampaolo Rossi, oltre al sottosegretario all’editoria Alberto Barachini e Francesco Dini e Andrea Monti Riffeser della Fieg.
L’attacco contro l’impunità fiscale delle OTT

Dal tema spinoso del canone Maurizio Gasparri si smarca subito: “è dibattito di ieri, e noi vogliamo parlare del futuro dei prossimi vent’anni della Rai”. E prosegue sulla riforma del servizio pubblico, resa necessaria dalle nuove normative UE: “rispetteremo i regolamenti europei, ma rifacciamoci alle sentenze esistenti della Corte Costituzionale, che stabiliscono molto chiaramente che editore della Rai è il Parlamento. E’ stato Renzi a metterci mano, introducendo la nomina governativa dell’a.d., ma io votai contro.” Affronta poi la questione della stampa, chiamando ad un rimpinguamento del fondo per l’editoria, e infine si concentra sul tema che mette tutti d’accordo: l’attacco alle piattaforme Over The Top (OTT) che minacciano gli operatori media tradizionali. “Parliamo di operatori che hanno la sede in Irlanda e poi saccheggiano i contenuti degli editori italiani. Il nostro non è oscurantismo tecnologico, ma questa impunità fiscale è un problema. Serve un’alleanza contro la competizione sleale” conclude.
Trova terreno fertile la polemica sulle OTT anche negli interventi di Confalonieri e Cairo. Per il presidente di Mediaset “le OTT hanno via libera su tutto, pagano le tasse all’estero e poi fanno soldi in Italia. Bisogna agire con urgenza”. Anche Cairo evidenzia la disparità di trattamento con gli editori tradizionali: “c’è un’incredibile asimmetria regolamentare. Su temi come trasparenza, pubblicità e diritto d’autore le OTT hanno molti meno controlli, e d’altro canto beneficiano di vantaggi in termini fiscali e di costi di distribuzione. Competere va benissimo, ma così la competizione è ingiusta”. E tira in ballo anche la nuova web tax (“ha finito per tassare noi”) trovando una sponda nella risposta di Gasparri (“la cambieremo”).
Cairo: “sì al canone Rai ma con limitazioni sulla pubblicità”
E’ proprio Cairo, però, a riportare il dibattito sulla questione del canone Rai. “Togliere o meno 20 euro all’anno per poi ricoprirli con la fiscalità generale non mi sembra un gran problema. Il vero tema è che la Rai, oltre al canone, ha il 24% dei ricavi che vengono dalla pubblicità. In altri paesi Europei, il servizio pubblico spesso o non ha canone o non ha pubblicità”. Il patron di La7 poi si domanda: ” se il tasso di pubblicità della Rai è così alto, perché anche La7 non può avere una parte di canone? E perché Augias sulla Rai è servizio pubblico e su La7 no?”. Conclude: “vorrei un sistema più chiaro, con un finanziamento pubblico che possa essere anche maggiore, ma a fronte di limitazioni pubblicitarie, ad esempio in prime time”.

Chiamato in causa sul canone anche l’a.d. Rai Giampaolo Rossi: “il problema non è avere o meno il canone, ma che ci sia certezza delle risorse pubbliche per la Rai” dichiara, e si accoda al paragone europeo: “rispetto a quanto accade in altri paesi Europei, l’azienda di servizio pubblico in Italia trattiene una percentuale minore del finanziamento che riceve dallo Stato. Questo perché ci sono per la Rai specifichi obblighi di re-investimento nello sviluppo delle industrie culturali e dell’audiovisivo. Il canone è quindi una garanzia per un intero sistema industriale del Paese”.











