Spenti i riflettori sulla Cop29, Dal mondo veg la richiesta di affrontare lo stop al metano. Biolab: “In Italia serve agevolare il settore produttivo plant based, non contrastarlo”
C’è una stretta correlazione tra le ultime inondazioni che stanno distruggendo le città europee e italiane protagoniste degli ultimi gravi eventi climatici e il consumo di carne e latticini a livello globale. L’ultima conferma arriva dal report Turning down the heat pulling the climate emergency brake on big meat and daiery, recentemente pubblicato da Greenpeace Nordic, che individua nella produzione zootecnica e in particolare negli allevamenti intensivi la maggiore fonte di metano di origine antropica. Secondo il report le emissioni stimate di metano di 29 grandi aziende produttrici di carne e latticini a livello mondiale, sono comparabili a quelle delle 100 maggiori aziende del settore dei combustibili fossili.
“Ci sentiamo molto preoccupati per la continua incertezza nella quale il congelamento della norma sul meat sounding ci sta tenendo da quasi un anno, che, oltre a ricadere su un settore del made in Italy che vede un crescente consenso da parte dei consumatori, è in netta controtendenza con le evidenze scientifiche che trovano una forte correlazione tra le catastrofi climatiche e gli allevamenti intensivi”. dice Massimo Santinelli titolare di Biolab, l’azienda Made in Italy produttrice di alimenti a base vegetale che, nei giorni in cui si sono riuniti i grandi della terra per parlare di clima, ha espresso preoccupazioni sullo stallo italiano relativo alla normativa per il settore plant based.
Mentre si susseguono catastrofi climatiche nel mondo e in Italia, il nostro paese conferma la volontà di perseguire nel divieto della carne coltivata e nel contrasto ai prodotti a base vegetale che richiamano la carne. E’ infatti dei giorni scorsi la notizia che il governo italiano ha accolto positivamente l’interrogazione della Lega contro la carne coltivata e contro quella che la senatrice leghista Mara Bizzotto ha definito ‘follia dell’Europa che vuole estendere l’uso di denominazioni come ‘salsiccia’, ‘Hamburger’ o ‘bistecca’ a prodotti che in realtà non hanno un solo milligrammo di carne’.
Intanto però la scienza continua a confermare la forte incidenza degli allevamenti intensivi e del nostro modo di mangiare sul clima. Secondo lo studio Dietary change in high-income nations alone can lead to substantial double climate dividend pubblicato da Nature nel 2022, Una dieta vegetariana potrebbe ridurre di 98,3 miliardi di tonnellate le emissioni di gas serra entro la fine del secolo. Una quantità equivalente alle emissioni prodotte dall’agricoltura mondiale in 14 anni.
Ma non è un caso che il mondo delle aziende vegetariane punti il dito specificamente contro il metano: ha un impatto sul clima 85 volte più alto di quello della CO2, ma si ‘dissolve’ in atmosfera molto più rapidamente, in soli 10-15 anni rispetto alle centinaia necessarie all’anidride carbonica . “Un’iniziativa seria di riduzione del metano avrebbe effetti molto più veloci di quelli che si hanno diminuendo le emissioni di CO2”, e gli scienziati ci stanno avvertendo dell’urgenza di fare presto. Il vegetarianesimo, la riduzione del consumo di carne e degli allevamenti animali sono una strada che naturalmente ci sta a cuore, per ragioni ambientali ed etiche oltre che naturalmente essere il cuore della nostra attività”, argomenta Santinelli. “Occorre una grande alleanza per smuovere le decisioni della politica nazionale e internazionale sul tema della risoluzione ed eliminazione dei gas serra. Noi ci siamo”.


















