Monsignor Dario Edoardo Viganò con il regista Pupi Avati.

Mons. Dario Viganò racconta l’inaugurazione di Radio Vaticana   

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Svelando le simbologie che Pio XI intese associare a quell’evento, sia sul piano delle relazioni tra la scienza, le nuove tecnologie e il mandato petrino, sia sul piano dei suoi significati politici. 

Sì è tenuto a Roma il 28 novembre presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede il convegno organizzato ‘Guglielmo Marconi: Radio Vaticana e i primi film sonori di Pio XI’ organizzato dalla Fondazione Memorie Audiovisive del Cattolicesimo e dal Centro di ricerca Catholicism and Audiovisual Studies (CAST) dell’Università Telematica internazionale Uninettuno per presentare gli studi condotti sulla base dell’intreccio di reperti audiovisivi e documenti tratti da diversi archivi vaticani sui retroscena dell’inaugurazione della Radio Vaticana.

Sono presenti il regista e scrittore Pupi Avati, autore del bel docufilm sulla nascita della radio, monsignor Dario Edoardo Viganò, vicecancelliere della Pontificia accademia delle scienze e delle scienze sociali e presidente della Fondazione MAC, Chiara Sbarigia, presidente dell’Archivio Luce Cinecittà, e Gianluca della Maggiore, professore presso l’Università Telematica Internazionale UniNettuno e direttore del CAST.

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento di Monsignor Viganò interessante perché dimostra l’attenzione già nel 1931 di Pio XI e della Santa Sede rispetto ai mezzi di comunicazione.

“150 anni dalla nascita di Giuseppe Marconi. 100 anni di Radio in Italia. 100 anni dalla nascita dell’Istituto Luce. Sono tre anniversari che ricorrono in questo 2024 e per i quali, come Fondazione Memorie Audiovisive del Cattolicesimo (MAC) e centro di ricerca Cast di Uninettuno, volevamo trovare un’iniziativa che potesse valorizzarli tutti, valorizzando nel contempo gli obiettivi e le ricerche che come MAC e Cast stiamo portando avanti da qualche tempo. Un lavoro che, recependo le molte sollecitazioni di papa Francesco, intende rispondere all’urgenza culturale del recupero, della preservazione e della valorizzazione del patrimonio storico audiovisivo, e di quello documentale ad esso collegato, relativo al cattolicesimo.

In questo senso mettere al centro dell’attenzione di questa giornata – oltre alla docufiction di Pupi Avati sui 100 anni dalla prima trasmissione radiofonica in Italia – l’inaugurazione di Radio Vaticana avvenuta il 12 febbraio 1931 ci è sembrato un modo molto efficace per riassumere in una data unificante queste ricorrenze evidenziando quanto possa essere fruttuoso un serio lavoro filologico sulle fonti audiovisive per dare un significato nuovo a eventi storici già conosciuti, aggiungendo spessore di senso alla linea della grande storia. Perché non vi è dubbio che la data del 12 febbraio 1931 sia una riconosciuta data fondamentale nella personale storia di Giuseppe Marconi, così come nella storia della relazione tra la Santa Sede e la radio, ma fino ad oggi nessuno poteva sospettare che questa data abbia segnato anche un momento molto significativo nella storia del rapporto tra la Santa Sede e il cinema e, più nello specifico, come vedremo, nella piccola storia del rapporto tra la Santa Sede e l’Istituto Luce.

A ben vedere l’inaugurazione di Radio Vaticana è una di quelle date che, nel calendario della storia, funzionano da catalizzatori di plurimi significati, momenti prismatici in cui convergono in poche ore le tante traiettorie di vicende apparentemente lontane o scollegate. Per comprenderlo ricorriamo ad un primo documento visivo. In questa pagina del febbraio 1931 dell’«Illustrazione Vaticana», il settimanale vaticano dell’epoca, ci sono quattro fotografie che sintetizzano l’intreccio di storie. È un fortunato mosaico di immagini capace di riassumere l’impalcatura ecclesiologica di quella giornata, dalla quale derivano le simbologie che Pio XI intese associare a quell’evento, sia sul piano delle relazioni tra la scienza, le nuove tecnologie e il mandato petrino, sia sul piano dei suoi significati politici. 

Al centro, sulla destra, vediamo Pio XI in sedia gestatoria durante la solenne cappella papale tenutasi presso la Sistina nella mattina di quel 12 febbraio: è il momento liturgico in cui venne celebrato il nono anniversario dell’incoronazione di Ratti a pontefice, ricorrenza centrale che carica di simbologie gli altri eventi della giornata. Nella fotografia di sinistra è immortalato il momento dell’inaugurazione tecnica delle trasmissioni in onda corta della Radio Vaticana, avvenuta nel primo pomeriggio presso la stazione trasmittente nei giardini vaticani: vediamo in primo piano papa Pio XI e il cardinale Pacelli, futuro Pio XII, allora Segretario di Stato e dietro di loro Guglielmo Marconi. La fotografia in alto in cui vediamo Marconi pronunciare un discorso rivolto verso il pontefice racconta l’ultimo importante evento di quella giornata: è la cerimonia ufficiale di inaugurazione della radio che si tenne nel pomeriggio presso la Casina Pio IV sede della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei (oggi delle Scienze), momento nel quale – con il placet di papa Ratti – lo scienziato venne accolto quale socio dell’Accademia stessa.

Ma è la fotografia in basso ad aggiungere un altro tassello importante, che assegna significati politici a questi avvenimenti: è una fotografia scattata proprio qui a Palazzo Borromeo, che oggi ci ospita, in cui vediamo il nunzio apostolico in Italia Francesco Borgongini Duca a fianco dell’allora Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Giorgio De Vecchi di Val Cismon. La fotografia è della sera precedente all’inaugurazione della Radio Vaticano, ovvero l’11 febbraio, secondo anniversario della Conciliazione tra la Santa Sede e lo Stato italiano.

L’addensarsi di tutti questi eventi e ricorrenze nel breve volgere di poche ore permettono di interpretare in modo più penetrante il contesto e il fondamento che governarono il rapporto di Pio XI con la scienza e la tecnica, e dunque anche con le nuove tecnologie mediatiche come la radio e il cinema. Un’altra fotografia ) può venirci in aiuto per comprendere a fondo questo rapporto; una fotografia che, inusualmente venne commentata sulla prima pagina de ‘L’Osservatore Romano’ il giorno dell’inaugurazione di Radio Vaticana. Questa fotografia scattata il 6 febbraio 1931 mostra Pio XI che pone in moto la dinamo della nuova centrale elettrica della Città del Vaticano. È interessante leggere come il quotidiano vaticano ne spiegò i significati nell’articolo di commento Note a una fotografia.

“Una delle fotografie più suggestive da noi pubblicate in questi giorni – scrive ‘L’Osservatore Romano’ –, ci pare quella che ritrae il Santo Padre mentre con le valide mani stringe la ruota del volano, per mettere in movimento le nuove macchine potenti della Centrale elettrica vaticana. Colui che sulla terra è il più alto rappresentante dello spirito mette in moto le poderose forze della materia; Colui che è il custode della Tradizione, nel più grande e più sacro senso della parola, dà la spinta iniziale ai meravigliosi strumenti del progresso; il Capo di quella istituzione secolare che, per lunghi anni, fu accusata come nemica degli avanzamenti umani, come fautrice d’incivile oscurantismo, mette in moto le dinamo frementi, generatrici di forza e di luce e, domani, premendo minuscoli bottoni elettrici, facendo vibrare un fragile microfono collauderà i mirabili congegni della Stazione Radio, diffonderà, nella lingua di Roma, il divino messaggio di Cristo, abbracciando con la rapidità del baleno il globo ne’ suoi termini estremi ed opposti».

In questa luce capiamo meglio il disegno di Pio XI: l’inaugurazione della stazione radio vaticana veniva incastonata tra due eventi che forniscono la chiave per leggere su quali basi poteva strutturarsi secondo Ratti il rapporto tra il papato, le moderne tecnologie e i nuovi media. L’anniversario dell’incoronazione del papa e l’inserimento ufficiale di Marconi presso l’Accademia delle Scienze delineano la cornice di un piano di modernizzazione della Chiesa che attraverso la radio si trovava perfettamente calato nel programma di ricristianizzazione della società tipico della prospettiva rattiana. Era il papa, “il più alto rappresentante dello spirito” e il «custode della Tradizione», che «metteva in moto», «dava la spinta», «premeva i minuscoli bottoni elettrici» dei «meravigliosi strumenti del progresso» e con questo dimostrava anche la conciliabilità tra le scienze moderne e la rivelazione divina. Solo in questa cornice la radio poteva diventare lo strumento in grado di diffondere la «lingua di Roma», creando un canale diretto tra la Santa Sede e i fedeli di tutto il mondo facendo sentire loro la voce – quella autentica e personale – del papa.

Ma in questo complesso disegno manca un tassello e questo tassello ha a che fare proprio con il cinema. Ed è qui che entrano in gioco anche le questioni più prettamente politiche e il rapporto con l’Istituto Luce. Perché chiunque si accosti, con rigore filologico, dalla specifica prospettiva delle fonti audiovisive all’analisi dell’evento dell’inaugurazione di Radio Vaticana non potrà che notare una importante incongruenza. Vediamo questo filmato dell’Istituto Luce (filmato 1 – Luce 1931).

Negli archivi Luce questo è l’unico documento audiovisivo presente sull’inaugurazione di Radio Vaticana. Come abbiamo visto non sono immagini specifiche dell’evento inaugurale: vediamo solo Marconi e il gesuita padre Giuseppe Gianfranceschi, presidente dell’Accademia delle Scienze e primo direttore di Radio Vaticana, aggirarsi nei locali della radio e un’inquadratura del microfono dal quale il papa aveva pronunciato il suo primo discorso. Dunque sono immagini successive all’inaugurazione. Difatti, come ci spiegherà nel dettaglio il professor Della Maggiore, non esistono immagini filmate che documentino l’evento presso la stazione radio vaticana nei Giardini Vaticani e il discorso pronunciato in latino dal papa in quell’occasione. Le uniche testimonianze visive di quell’avvenimento sono solo fotografiche: la fotografia che abbiamo già visto, più altre scattate all’interno della stazione radio di cui qui ne vediamo una del fotografo Felici.

Perché un evento di questa importanza non è stato documentato dal cinema? Eppure siamo all’inizio degli anni Trenta, quando il cinema aveva raggiunto il ruolo di indiscusso mezzo di comunicazione dominante nel panorama mediatico globale. E soprattutto: perché l’Istituto Luce non documentò un avvenimento di tale rilievo globale visto che a queste date siamo nel pieno del clima della Conciliazione tra l’Italia e lo Stato fascista e proprio nelle ore della sua seconda ricorrenza? È qui che diventa prezioso il lavoro sulle fonti che stiamo conducendo e il lavoro di rete tra università e istituti di conservazione, mettendo a confronto materiali di cineteche diverse e scandagliando la documentazione dell’Archivio Apostolico Vaticano.

Molti indizi raccolti portano a dire che Pio XI e la Santa Sede coltivassero in quegli anni un rapporto privilegiato con l’Istituto Luce e con le istituzioni dello Stato nella più generale materia cinematografica. Possiamo portare almeno due importanti testimonianze. Vediamo un altro breve filmato (filmato 2 – Luce 1929). Quello che abbiamo visto è un breve estratto da un documentario di 36 minuti che fu realizzato come film ufficiale della firma dei Patti Lateranensi e prodotto dal Luce in pieno accordo con la Santa Sede. Un film, destinato per legge ad essere proiettato in tutti i cinema d’Italia e distribuito in 4000 copie in tutto il mondo, che fu apprezzato in modo particolare da Pio XI, tanto che a pochi giorni dalla prima proiezione ricevette in udienza speciale l’on. Alessandro Sardi, allora presidente del Luce. C’è però un piccolo dettaglio nell’estratto che abbiamo visto che testimonia la particolare cura con la quale il Luce coltivasse allora il rapporto con la Santa Sede. Nel film possiamo vedere il papa in movimento nei giardini vaticani, ma non lo possiamo vedere che presiede la solenne liturgia in San Pietro. Per documentare quell’evento ci sono solo, come avrete notato, fotografie, cioè immagini fisse. Perché questo? Perché il papa fin dal giubileo del 1925 aveva dato precisa disposizione affinché venisse assolutamente esclusa la riproduzione cinematografica della sua persona durante le cerimonie dell’ufficiale liturgia cattolica. E qui viene a supporto il secondo indizio importante che ricaviamo dagli archivi. Qualche mese dopo la Conciliazione infatti, Pio XI, nel pieno delle celebrazioni del suo giubileo sacerdotale, trovò addirittura un accordo col governo fascista perché inviasse una pattuglia aerea a presidio dei cieli di Roma al fine di impedire qualsiasi ripresa dall’alto della processione eucaristica in piazza San Pietro. E difatti di quella celebrazione non esiste alcuna documentazione filmata.

E allora per quale motivo, vista questa convergenza con le autorità dello Stato italiano, il papa impedì al Luce di riprendere un evento così importante come l’inaugurazione della stazione radio vaticana dato che non si trattava di un evento liturgico? La risposta la troviamo nei documenti dell’Archivio Apostolico Vaticano ed è una risposta che, se possibile, rafforza ancor di più i contenuti dello stretto rapporto che legava la Santa Sede con l’Istituto Luce. Fu proprio il papa in persona a impedire che fossero altre società cinematografiche a riprendere l’evento: egli, come documentano le carte della Segreteria di Stato, avrebbe voluto concedere ancora una volta al Luce questa esclusiva. Ma in quel momento c’era un impedimento che non permise di dar corso a questa disposizione. Un impedimento di pura natura storico-tecnologica: il Luce, infatti, in quel momento non aveva ancora operato la conversione al sonoro, evento che si verificò solo qualche mese dopo a partire dal settembre 1931, epoca alla quale risalgono i primi cinegiornali e documentari sonori dell’istituto Luce.