Con l’anno nuovo la redazione verrà trasferita nella sede Eni di Bolgiano, scrivono i giornalisti, preoccupati per la ridimensionata presenza sul territorio. E mentre chiedono di restare in città, tornano a ribadire la contrarietà a una possibile cessione agli Angelucci
Con il 2025 Agi si prepara a chiudere la sede di Milano. La decisione ha generato forte preoccupazione da parte del Cdr che – ripreso da Professione Reporter – ha lanciato l’allarme per “il progressivo ridimensionamento della presenza sul territorio”.
Riorganizzazione interna e un nuovo spazio a Milano
La decisione di lasciare la città, si affianca al trasferimento dei giornalisti nel plesso Eni di Bolgiano (a San Donato Milanese). Una scelta definita “sconcertante”, titenuta una “soluzione che comporta evidenti criticità nel lavoro giornalistico quotidiano e che pregiudica la storica presenza dell’agenzia nel cuore economico del Paese”.
I giornalisti non mancano di ribadire, come il 2024 il corpo redazionale si sia ulteriormente ridotto “dopo l’accordo sulle isopensioni firmato da Cdr e Azienda”. “Nonostante il turnover ottenuto, hanno spiegato, con l’assunzione di alcuni precari storici e l’attivazione di alcuni contratti a termine, resta necessaria una pronta riorganizzazione interna che metta la redazione nelle condizioni più adatte a realizzare un notiziario all’altezza del nome dell’agenzia”, hanno scritto.
La richiesta dei giornalisti ad Azienda e Direzione, è quella “di individuare rapidamente almeno un ufficio operativo nel centro di Milano”, con l’intenzione di riconvocare un’assemblea “in tempi stretti per essere aggiornata sulle risposte in merito alla riorganizzazione del lavoro e alla sede di Milano”.
La possibile cessione di Agi
Nella nota i giornalisti sono tornati anche a parlare della possibile cessione dell’agenzia al gruppo Angelucci, ribadendo – a un anno di distanza dalla diffusione delle prime voci – la propria contrarietà sul cambio di editore. “Non garantirebbe tutti i requisiti di terzietà e indipendenza necessari a una fonte di informazione primaria”, hanno scritto.
I giornalisti hanno ricordato come il caso sia “al centro dell’attenzione dei media e delle istituzioni in Italia e in Europa”, e l’intenzione di promuovere “nuove iniziative, forti anche delle norme del Media Freedom Act”.
“Continuiamo pertanto a chiedere chiarezza sul nostro futuro professionale a un editore che, da decenni, è garanzia di un prodotto indipendente e di solidità aziendale”, ha scritto il corpo redazionale, ribadendo la convizione che “qualsiasi eventuale ipotesi di vendita dovrebbe passare comunque da una procedura a evidenza pubblica, in grado di individuare un editore solido e con un piano industriale trasparente”.

















