Al social ora resta l’appello alla Corte Suprema. In attesa di capire le mosse di Trump
Sconfitta in tribunale per TikTok. La corte d’appello del District of Columbia si è schierata con il dipartimento di Giustizia respingendo la richiesta della popolare app di annullare la legge del Congresso che costringe la casa madre cinese Bytedance a vendere la piattaforma di social media. Pena la messa al bando del paese.
Nessuna violazione del Primo emendamento
Il social aveva sostenuto che la norma fosse una violazione del primo emendamento, violando “la libertà di espressione” di 170 milioni di americani. Una tesi respinta dal tribunale: “il Primo Emendamento esiste per proteggere la libertà di parola negli Stati Uniti”, ha affermato l’opinione della corte, ripreso da Abc.
Il giudice ha riconosciuto che la decisione avrà “implicazioni significative” per TikTok e i suoi utenti. “Di conseguenza, i milioni di utenti della piattaforma dovranno trovare mezzi di comunicazione alternativi”. La colpa di tutto ciò, ha sottolineato la corte, “è attribuibile alla minaccia della Cina alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, non al governo americano”.
“Il governo ha agito esclusivamente per proteggere quella libertà da una nazione avversaria straniera e per limitare la capacità di quell’avversario di raccogliere dati sulle persone negli Stati Uniti”.
L’incognita Trump
Il caso finirà ora probabilmente davanti alla Corte Suprema. Ma sullo sfondo c’è l’incognita Donald Trump. Il presidente eletto infatti, mentre nel suo primo mandato aveva cercato di bandire l’app, durante la campagna elettorale ha decisamente ammorbidito le sue posizioni, promettendo di lavorare per ‘salvare’ il social.
















