A pochi giorni dal via ufficiale della seconda era Trump, cambia la missione del quotidiano di Bezos che, da cane da guardia del governo, vuole diventare un giornale per tutta l’America
Da ‘Democracy Dies in Darkness’ – La democrazia muore nell’oscurità – a ‘Riveting Storytelling for All of America – ‘Narrazione avvincente per tutta l’America’. Il Washington Post si prepara a cambiare lo slogan che compare sotto la testata, sintetizzandone la missione.
Tra la prima e la seconda amministrazione Trump
La modifica – al momento non ancora effettuata online – arriva a pochi giorni dall’insediamento di Donald Trump e la nuova frase va a rimpiazzare la precedente, sdoganata – guarda caso – nel 2017, anche in questo caso subito dopo l’ingresso del tycoon alla Casa Bianca,
Se l’intento del primo motto – tratto da un intervento proprio dell’editore Jeff Bezos, pronunciato nell’estate 2016 – voleva sottolinere il ruolo tradizionale del giornale come cane da guardia del governo, la nuova frase vuole indicare la volontà di raggiungere tutta l’America.
Una missione che anche in questo caso ricalca i desideri di Bezos, che più volte parlando con i dipendenti del giornale non aveva nascosto l’ambizione di allargarne i lettori, raggiungendo anche le aree più conservatrici del paese.
E non è un caso che la testata stia pensando a come espandere gli interventi pubblicati, anche non in linea con le sue posizioni tradizionali.
Nuovi obiettivi per i dipendenti
‘La democrazia muore nel buio’ non sarà rinnegata, ma il nuovo slogan è un messaggio ai suoi lavoratori, ha detto Suzi Watford, responsabile delle strategie del quotidiano.
Che, secondo quanto riportato dal New York Times, presentando il nuovo slogan ha parlato della necessità di avere uno spirito “investigativo incessante”, basato su “fonti credibili”, “per raccontare storie di grande impatto” nei formati più richiesti. E per raggiungere tutta l’America, ha aggiunto, sarà necessario che il Post “comprenda e rappresenti gli interessi in tutto il paese”, e “fornisca un forum per punti di vista, prospettive di esperti e conversazioni”.
Con l’obiettivo – “il più audace” – di raggiungere 200 milioni di utenti paganti.
Situazione difficile al quotidiano
Dall’anno scorso il Washington Post è nella bufera. Oltre a tagli e conti in rosso, a rendere più complicatala situazione è stata la scelta di Will Lewis come ceo, non accolta con troppo favore dalla redazione anche per i legami del manager con le testate inglesi di Rupert Murdoch travolte dallo scandalo intercettazioni.
Oltre 400 dipendenti hanno inviato una lettera a Bezos contestando le scelte della dirigenza che, a loro dire, avrebbero “indotto i lettori a mettere in dubbio l’integrità di questa istituzione” e che “hanno spinto alcuni dei nostri colleghi più illustri a lasciare”.












