I vertici di Mediobanca considerano “ostile” la mossa di Monte dei Paschi di Siena che ieri sera ha lanciato un’offerta pubblica di scambio totalitaria sull’istituto milanese di piazzetta Cuccia, valutando il suo valore 13,3 miliardi di euro e offrendo un premio del 5,03% sulla valutazione del titolo al momento della chiusura della di Borsa.
L’operazione che porterebbe a un terremoto del sistema bancario italiano è stata architettata da Francesco Gaetano Caltagirone e dalla Delfin, holding della Famiglia Del Vecchio che insieme detengono il 14,7% di Mps (Caltagirone il 5,07, Delfin il 9,7%) e il 27,5% di Mediobanco. (7,7 % il finanziere romano, 19,8% i Del Vecchio). Senza dimenticare che la maggioranza della banca senese è ancora del Mef con una quota dell’11,7%.
Inoltre, più o meno indirettamente la manovra avrebbe ripercussioni su Generali di cui Mediobanca con il 13,1 % è il maggiore azionista con Delfin al 9,93% e Caltagirone a quasi il 7%, non proprio favorevole all’operazione avviata dalla compagnia del Leone (alla vigilia del rinnovo dei suoi vertici) per arrivare a un’alleanza con Natixis e far nascere il maggior asset manager europeo.
Senza dimenticare che questi intrecci si aggiungono alla partita che vede impegnati UniCredit e Banco Bpm, con l’istituto gestito da Giuseppe Castagna che controlla il 5% di Mps.
Il gruppo bancario di Siena ha convocato il 17 aprile 2025 la sua assemblea dei soci per deliberare sull’aumento di capitale al servizio dell’ops su Mediobanca. Le azioni emesse serviranno come corrispettivo per l’acquisizione di quelle di Mediobanca dagli azionisti
L’offerta di Mps su Mediobanca porterebbe anche a un addio di Piazzetta Cuccia a Piazza Affari. “L’obiettivo dell’offerta”, dice un comunicato di Mps, “è acquisire l’intero capitale sociale dell’emittente e conseguire la revoca delle azioni Mediobanca dalla quotazione su Euronext Milan. Si ritiene, infatti, che il delisting favorisca gli obiettivi di integrazione, creazione di sinergie e crescita tra Mps e Mediobanca”.
Come spiega la nota dell’istituto senese, dall’unione tra Mps e Mediobanca “nasce un nuovo campione nazionale nel settore bancario italiano che si posiziona al terzo posto nei segmenti chiave, con una forte complementarità di prodotti e servizi e caratterizzato da un business mix altamente diversificato e resiliente, con rilevanti sinergie industriali”. “Il nuovo gruppo “, prosegue il comunicato, “proteggerà e favorirà lo sviluppo dei due già forti brand Mps e Mediobanca, preservandone il posizionamento e le competenze uniche e consentendo alle famiglie e alle imprese italiane di accedere a una piattaforma di servizi bancari più ampia e integrata”.
Dall’integrazione tra Mps e Mediobanca, spiega sempre la nota “sono previsti benefici significativi per gli azionisti di entrambe le banche” attraverso la distribuzione di un dividendo per azione “sostenibile e in crescita”. In particolare, secondo Mps, è atteso “un incremento a doppia cifra” degli utili per azione ‘adjusted’ e una “generazione organica di capitale superiore all’utile netto che permette un crescente” dividendo per azione “con un pay-out ratio”, cioè la percentuale di utile distribuito sotto forma di dividendo, “fino al 100% dell’utile netto, preservando al contempo una forte solidità patrimoniale”. Per quanto riguarda i costi di integrazione sono “pari a circa 600 milioni di euro al lordo delle imposte, da sostenere nel primo anno di attività”.
“L’investimento in Mediobanca è importante proprio perché possiamo anche contare sui flussi di cassa che arrivano da Generali”, ha affermato l’ad di Mps Luigi Lovaglio che ha spiegato di aver prospettato al Mef, primo azionista dell’istituto, l’operazione su Mediobanca già alla fine del 2022 e il “Mef non ha posto alcun limite” all’operazione. Racconta l’ad: “Il 16 dicembre 2022, dopo aver completato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi (cui partecipò anche il Mef ndr) incontrai il ministro dell’economia e presentati 3 opzioni: continuare da soli, fare un’operazione fra pari e un’operazione con Mediobanca. Ora è giunto il momento”.
“Come amministratore delegato”. ha aggiunto Lovaglio, “bisogna essere coraggiosi e cogliere il momento giusto, convinti della forza di Mps”
foto Francesco Milleri, presidente di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone e Alberto Nagel












