Sam Altman (foto Ansa)

Altman: niente causa contro DeepSeek. E pensa a un futuro open source per OpenAI

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Per ora OpenAi non ha intenzione di intraprendere una battaglia legale contro DeepSeek. A confermarlo il ceo, Sam Altman, dopo che la scorsa settimana la società americana aveva avvertito che le aziende cinesi stavano cercando di replicare i suoi modelli avanzati di intelligenza artificiale.
“No, non abbiamo intenzione di fare causa a DeepSeek in questo momento”, le parole rilasciate ai giornalisti da Tokyo.
“Continueremo a costruire grandi prodotti e a guidare il mondo con la capacità dei modelli, e credo che andrà tutto bene”, ha aggiunto.

Un futuro Open source?

Tra gli elementi che differenziano la startup cinese da OpenAI è il fatto di essere “open source”. Significa che gli sviluppatori possono scaricarli gratuitamente e modificarne più o meno il funzionamento cambiando il codice sorgente.
E in molti hanno chiesto ad Altman un parere su questo. “Personalmente, penso che siamo stati dalla parte sbagliata della storia e che dobbiamo trovare una strategia diversa quando si tratta di open source”, ha commentato su un forum di Reddit. Rispondendo a chi chiedeva se avrebbe preso in considerazione la possibilità di divulgare i parametri di alcuni modelli e di pubblicare alcune ricerche, Altman ha risposto: “Sì, ne stiamo discutendo. Non tutti in OpenAi condividono questo punto di vista e non è neanche la nostra massima priorità al momento”.

OpenAi ha optato per un modello proprietario a causa delle pressioni della concorrenza e il timore che la condivisione di troppe informazioni possa comportare rischi per la sicurezza.
Quando è stata fondata nel 2015, OpenAi (ChatGpt) aveva dichiarato che avrebbe reso disponibili al pubblico le ricerche e le informazioni sui suoi modelli. Ma non lo ha fatto, scatenando le critiche di molti sostenitori di questo metodo, compreso il cofondatore Elon Musk.