Si apre ufficialmente la kermesse all’Ariston. Il conduttore spiega il suo no ai monologhi come scelta di scaletta, allontanando dietrologie politiche. E il volto Mediaset, con lui sul palco, definisce fantasia le ipotesi per un Festival made in Cologno
Sanremo si prepara alla lunga settimana del Festival, dall’11 al 15 febbraio. Ventinove cantanti in gara, la 75esima edizione della Kermesse segna il ritorno sul palco di Carlo Conti, alla sua quarta conduzione dopo la tripletta 2015-2017, e coincide anche con i suoi quarant’anni in Rai.
‘Insieme’ e il ricordo di Ezio Bosso
Alla prima conferenza stampa, Conti ha raccontanto la filosofia con cui ha pensato e strutturato il suo Festival. Lo spirito, citando Pippo Baudo e il suo claim ‘Perchè sanremo è sanremo’, resta quello di mettere al centro le canzoni, senza bisogno di innovare o stravolgere troppo. “Poi ognuno ci mette del suo e aggiunge colore”, ha ribadito.
Per lui ispirazione è stata una frase pronunciata da Ezio Bosso, il pianista scomparso nel 2020 ospitato sul palco dell’Ariston proprio durante una delle sue precedenti edizioni.
“La musica e la vita, gli aveva detto, si fa in un solo modo: insieme”. E da qui Conti è voluto partire anche dalla scelta di alternare sul palco tanti coconduttori. I primi sono Antonella Clerici, volto storico della Rai e a sua volta conduttrice di Sanremo, e Gerry Scotti, arrivato in prestito da Mediaset.

Il no ai monologhi non per pressione politica
Conti è partito subito allontanando eventuali letture politiche sulla sua scelta di non inserire monologhi in scaletta, motivandola sopratutto con il “rispetto dei tempi televisivi”.
“A volte su tanti temi meglio una parola che una lunga chiacchierata”, ha rimarcato a proposito della presenza invece di altri tipi di spazi di riflessione, che consentano di affrontare “in musica” temi seri.
Nessuna pressione dalla dirigenza Rai, “quest’anno meno che mai”. “Evidentemente l’azienda si è fidata di me, perché sa il mio modo di lavorare: non cerco le polemiche, anche se ci sono perché altrimenti non sarebbe il festival di Sanremo”.
E alla domanda – che citava quella di Enrico Lucci della passata edizione – se si professasse antifascista, Conti – non senza una vena di critica, ma con la voce a tratti commossa – ha replicato “se mi dichiaro antifascista? Certo, che problema c’è. Ma trovo la domanda anacronistica: mi preoccupano altre cose del futuro, come l’uso dell’intelligenza artificiale o i satelliti. Ma non dovremmo dimenticare quello che hanno fatto i nostri genitori e i nostri nonni per la nostra libertà”.
Niente sfida con Amadeus
E poi una battuta sulla durata delle sue serate. L’auspicio è quello di riuscire a terminare attorno alla 1.10, sforando alle 1.30 per la finale.
Ma nessuna preoccupazione sulla share. “Per me non è una sfida: i numeri di Amadeus sono imbattibili, ha fatto un lavoro incredibile, con Fiorello ha realizzato cinque festival straordinari, uno con la difficoltà enorme dell’Ariston vuoto per il Covid. Mi sveglierò alle 11 per chiedere gli ascolti”.
“Non mi interessano gli ascolti. Il mio obiettivo è fare un prodotto dignitoso, con rispetto”, ha aggiunto. L’idea è comunque quella di “eguagliare” i suoi numeri, “specie i milioni di spettatori, perché intanto è cambiato l’Auditel, sono cambiati gli orari, ogni sera abbiamo una partita contro”.
“Credo di non dover dimostrare niente, soprattutto a me stesso”, ha chiosato.


Ciannamea: festival corale
Sulla coralità dell’evento ha insistito anche Marcello Ciannamea, direttore Intrattenimento Prime Time. Una coralità, ha detto che si vede sotto tanti punti di vista, nel volet mettere “al centro la musica, in modo inclusivo e corale”.
“E’ un festival multidevice con una distribuzione che copre tutte le piattaforme oltre alla tv”, ha ricordato, citando le attività di rai Radio 2 e di rai play, oltre alle iniziative per far seguire l’evento anche a chi ha disabilità sensoriali.
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Il futuro del festival
Inevitabile un riferimento al futuro del Festival sulla Rai, dopo la sentenza del Tar che ne ha dichiarato illegittimo l’affidamento diretto alla Rai.
“Non temiamo assolutamente nessuno, rispettiamo tutti. La strada che stiamo seguendo è l’appello contro la sentenza del Tar per affermare la legittimità delle delibere del Comune in merito alla titolarità esclusiva del marchio del festival, fermo restando quello che la sentenza stessa afferma, che nessuno al di futuro di Rai è titolare a organizzare il festival nella sua versione attuale i cui diritti le spettano in via esclusiva”.
“Siamo convinti di fare, anche a ridosso di fine festival, una proposta autonoma al Comune sulla falsariga della Convenzione”, ha aggiunto.
Scotti: Mediaset non interessata a Sanremo
Sul possibile interessamento di Mediaset all’organizzazione del Festival, è stato chiamato in causa anche Scotti, che della tv di Cologno è volto storico. “Ho portato l’acconto, adesso vediamo”, ha replicato scherzando. “Apprezzo la domanda molto futuristica, ma è più facile che io conduca il festival qui alla Rai che Mediaset si prenda il baraccone Sanremo, così la vedo da telespettatore”.
“In azienda, sinceramente, se posso farvi da spia qualificata, non ho mai sentito seriamente parlare di un’operazione del genere. Discutere questa ipotesi come possibilità sarebbe pura fantasia”, ha chiosato.
Poggi: Sanremo cambia volto della città
La prima parte della conferenza stampa ha visto al tavolo anche Luca Poggi, amministratore delegato di Rai Pubblicità, affiancato dai rappresentanti dei partener del festival.
“Siamo qui a raccontarvi un festival che negli ultimi 5 anni è cambiato radicalmente”, ha detto, alludendo allo sviluppo di un progetto che ha coinvolto il territorio, cambiando il volto della città.
“Abbiamo portato un po’ della magia di Sanremo, dell’Ariston per le strade di Sanremo, abbiamo creato un vero e proprio evento che non è solo marketing territoriale ma è un vero evento sociale, nel senso che abbiamo creato luoghi di aggregazione, luoghi di sostenibilità, luoghi di scambio culturale e soprattutto luoghi di grande divertimento”, ha rimarcato.

“L’integrazione tra brand e contenuto editoriale è molto importante”, gli ha fatto eco Ciannamea. “Per due ragioni: una è ovviamente il fatturato, l’altra il valore aggiunto, il contributo che questa integrazione dà al prodotto editoriale, al racconto. Un valore aggiunto essenziale che si è evoluto nel tempo”, ha concluso.

















