Presentato in occasione del ‘Safer Internet Day 2025’, il Manifesto per la protezione dei diritti dei bambini nell’ambiente digitale, che pubblichiamo qui di seguito, ha l’obiettivo di promuovere un ambiente online sicuro, inclusivo e rispettoso dei più giovani, fornendo principi e azioni che coinvolgono istituzioni, famiglie e aziende.
I promotori utilizzeranno la ‘Giornata nazionale dell’ascolto’, il prossimo 9 aprile, per diffonderlo incontrando e parlando ai bambini e alle famiglie.
Ernesto Caffo, professore ordinario di neuropsichiatria infantile all’Università di Modena e Reggio Emilia, fondatore e presidente della Fondazione S.o.s. il Telefono Azzurro Ets, ha raccontato a ‘Prima’ come si è arrivati all’elaborazione di questo manifesto e quali sfide vanno raccolte per il bene dei più piccoli.
“Se da un lato il digitale offre straordinarie opportunità educative e sociali ed esperienze molto attrattive per bambini anche piccoli sia dal punto di vista emotivo sia da quello cognitivo”, spiega, “dall’altro presenta rischi significativi come cyberbullismo, abuso online e violazione della privacy”.
Telefono Azzurro ribadisce che è fondamentale accompagnare i minori verso un uso consapevole e responsabile degli strumenti digitali, promuovendo competenze critiche e favorendo il dialogo tra scuola, famiglia e istituzioni.

Prima: Come si può fare?
Caffo: E’ essenziale che l’impegno in questo settore sia collettivo e da qui nasce il coordinamento con il Garante per la protezione dei dati personali, ossia della privacy, e con l’Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni, perché aumenti l’attenzione agli scenari complessi che l’entrata del digitale nel lavoro, nella sanità, nella vita famigliare ha contribuito a formare.
Prima: Qual è il tratto più evidente di questi scenari?
Caffo: Sono appena tornato da Bruxelles e risulta evidente che mancano regole complessive e che i divieti, tanto più se riguardano singoli stati, risultano inefficaci. La Tech Coalition – un’alleanza di aziende tecnologiche globali che lavorano insieme per combattere lo sfruttamento sessuale e gli abusi sui minori online -, compete contro l’Asia che dispone di fatto di un’intelligenza artificiale, basata su algoritmi molto più invasivi ed efficaci, più avanzata che ha messo in crisi le grandi aziende occidentali. La profilazione sistematica ed aggressiva volta a trasformarci in consumatori seriali è un tema etico e valoriale che interessa fortemente i bambini, che della centralità dei dati non hanno consapevolezza.
Prima: Quali sono gli effetti negativi che si vedono sui minorenni?
Caffo: In questi anni ho visto i ragazzi diventare più fragili. Il sistema digitale offre ai giovanissimi piattaforme di gioco e social, su cui passare il tempo e scambiarsi i compiti, e questo li destina spesso ad una mancanza di relazioni empatiche e a vivere in dimensioni irrealistiche. Perché le aziende tecnologiche prestano tanta attenzione a cancellare l’odio e la violenza da queste piattaforme? Per far sì che gli utenti, ragazzi in testa, si ritrovino sulle piattaforme con un certo benessere, che li porti a comperare con micropagamenti, a scambiarsi dati. Fuori il mondo è violento, dentro invece il mondo social risulta protetto: l’utente esce dalla sfera dei rapporti prossimi, si muove su dimensioni – culturali, linguistiche e anagrafiche – più ampie, in cui assume una identità che non è quella discriminata ogni giorno, ma quella di un personaggio di una certa saga, e che gli permette di sottrarsi alla continua valutazione della scuola.
Prima: Sono aumentati i suicidi tra i giovani e sono aumentati i disagi psicologici. Il motivo è forse perchè sono più fragili anche i genitori e gli insegnanti che dovrebbero occorre guidarli? Quali sono le azioni concrete proposte dal Manifesto?
Caffo: Occorre che ci siano delle regole condivise nella comunità tra istituzioni, aziende e società civile per limitare l’accesso dei bambini alla rete rispetto alla loro età, quindi chiediamo innanzitutto la verifica dell’età, sistemi che sono adottati già in Gran Bretagna e Francia e che sono adottabili anche da noi. Il problema del calibrare i servizi digitali ai bambini è necessario anche in tema di scambio dati, perché la pornografia non è solo quella prodotta dagli adulti, ma quella anche autoprodotta dai bambini. Fenomeni come il sexting – l’invio di contenuti sessualmente espliciti – e la sextorsion – una forma di estorsione on line in cui il criminale minaccia la vittima di condividere materiale compromettente –richiedono sia di promuovere programmi di alfabetizzazione digitale per aumentare la consapevolezza dei rischi della rete sia introdurre standard minimi per la protezione dell’infanzia nelle normative nazionali e internazionali, monitorando l’impatto delle normative digitali sui diritti dei minori.
Prima: Le piattaforme online, specialmente social media, videogiochi, servizi di streaming e app di messaggistica, sono ambienti frequentati da milioni di minori. Come obbligarle a garantire veramente la sicurezza degli utenti più vulnerabili?
Caffo: E’ necessario che le aziende tecnologiche sviluppino servizi digitali studiati per salvaguardare la sicurezza e la privacy, così come occorre educare i genitori nel contrastare il fenomeno dei baby influencer, sottratti prematuramente al gioco ed allo studio per lavorare in rete. Un altro tema importantissimo è lo sharenting, l’esposizione eccessiva dei propri figli sulle piattaforme social.

Prima: Qual è l’azione più efficace per aiutare i bambini e i ragazzi?
Caffo: E’ sicuramente l’ascolto. Il “diritto all’ascolto” è stato riconosciuto al bambino dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia firmata dalle Nazioni Unite ed è stato l’elemento su cui nel 1987 abbiamo deciso di fondare il Telefono Azzurro. Ci siamo accorti delle forme di violenza famigliare e tra coetanei, delle forme di sfruttamento dei bambini, ascoltandoli, partendo dalle vittime e questo ci ha permesso di capire come adattare anche le conoscenze nostre di psichiatri, psicologi, educatori e giuristi per intervenire e aiutarli.
Prima: Perché c’è così poco investimento politico sui bambini?
Caffo: C’è un grande silenzio attorno ai bambini. In Italia non esiste un Ministero dell’Infanzia e non c’è coordinamento dei ministeri sull’infanzia e le figure di garanzia per questa fascia della popolazione sono poche e deboli, anche sul piano legislativo. I bambini in certi eventi sono ascoltatori, mai protagonisti. Per questo vogliamo dare visibilità alla Giornata nazionale dell’ascolto, il prossimo 9 aprile, istituita nel 2020 dall’Unione Nazionale delle Camere Minorili, in collaborazione con il Ministero della Giustizia italiano, perché l’ascolto è sempre un motore di cambiamento, capace di far cambiare idea e adottare nuove strategie.












