Ricci: “Se una cosa non è possibile cerco di farla”. E con Piano progetta l’Orto Rampante

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Antonio Ricci è stato ospite di Renzo Piano al Politecnico di Milano per una lezione-evento all’interno del “Laboratorio Arte del Costruire”, negli spazi della “Fondazione Renzo Piano”, in cui l’architetto dialoga con personalità di rilievo “sconfinando” oltre l’architettura.

Milano, lezione di Antonio Ricci, Renzo Piano e Silvia Arnaud nella facoltà del politecnico di Milano 2025 02 26 © Niccolo’ Cambi/Massimo Sestini

Il messaggio di Renzo Piano

«Apritevi più che potete a chi può arricchirvi con tutte le altre scienze e tutte le altre arti: sconfinate, sconfinate, sconfinate» è il senso del messaggio che Renzo Piano trasmette nelle sue lezioni e che rappresenta un faro-guida per la realizzazione dei suoi numerosi progetti pubblici per la collettività. «Antonio è pericolosissimo, quando lo chiamo gli chiedo sempre se siamo amici. Fa un mestiere che ha a che fare con il pubblico ed è diabolico…», ha scherzato in apertura l’architetto.

Il concetto di sconfinamento secondo Antonio Ricci

«Piano è uno sconfinatore putiniano, insegna facendo finta di non insegnare. La cultura è essere bastardi, non è la purezza», ha sottolineato Antonio Ricci per rendere ancor più chiaro il concetto di sconfinamento, di anti-retorica, di verità nel creare e nell’informare. «L’architetto non può essere fatto da fedayn, da gente invasata. Il Gabibbo non può essere un architetto. Per certi monumenti vorrei avere un telecomando, come per la tv: faccio clic e cambio il monumento», ha aggiunto Ricci per alludere alla complessità della professione dell’amico, che se interpretata da “fondamentalisti” può generare mostruosità.

«Piano ha scelto di avere come amici i più grossi rompiscatole d’Italia. Li misura e ne prende le misure. Vedo lui e non riesco a immaginare niente di retorico nelle opere che ha fatto. Io ho una buona reputazione, me la sono costruita negli anni e ci tengo molto. Ho avuto 400 cause e non le ho mai perse… Se non c’è un’informazione corretta crollerà tutto. Per questo ce l’ho da sempre con la cattiva informazione, l’ipocrisia. So di combattere una guerra persa, ma è una battaglia che va fatta».

La costruzione delle trasmissioni e il parallelo con l’architettura

Parlando della costruzione delle trasmissioni, Ricci ha usato una potente similitudine con le opere di Piano: «Renzo sfida la gravità e anche io ho sfidato la gravità delle persone. Se una cosa non è possibile io cerco di farla. Ho fatto trasmissioni che nessuno credeva potessero essere fatte. Su Striscia nessuno ci credeva, ma io sapevo che poteva funzionare».

L’importanza del divertimento nel lavoro

La cosa principale, da dire a tutti e soprattutto agli studenti, per Antonio Ricci è che bisogna divertirsi: «Non c’è lavoro più schifoso di quello che fai senza divertimento e passione. E la passione va condivisa. Poi tutto finisce, ma nel frattempo il viaggio lo abbiamo fatto».

Il progetto dell’Orto Rampante

L’amore comune di Ricci e Piano per Italo Calvino li ha portati alla progettazione dell’Orto Rampante ad Alassio. Il posto diverrà sede di serre didattiche, laboratori e spazi artistici che celebreranno l’armonia di natura e cultura. Silvia Arnaud, moglie di Antonio Ricci, ha poi parlato dei progetti su Villa della Pergola e Villa Levi. L’Orto Rampante verrà realizzato nei terreni vicini alla casa dello scrittore e pittore Carlo Levi che lì fu arrestato e mandato al confino durante il regime fascista.

Il salvataggio della collina di Alassio

Silvia Arnaud ha raccontato del salvataggio della collina di Alassio dalla speculazione edilizia: «Don Chisciotte ha deciso di partecipare all’asta… io ero contraria», ha detto riferendosi al marito. Poi, riguardo ai successivi restauri, ha aggiunto: «L’operazione era rendere fruibile tutto quello che avevamo preso».