smartphone a scuola (Foto di Tamarcus Brown su Unsplash)

L’uso precoce di smartphone e social incide negativamente sulle competenze scolastiche

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Quanto incide l’uso precoce dello smartphone e dei social media sul rendimento scolastico degli adolescenti? Qual è l’età giusta per introdurre i ragazzi al mondo digitale? E come utilizzano lo smartphone nel quotidiano? A queste domande risponde EYES UP (EarlY Exposure to Screens and Unequal Performance), uno studio “pionieristico” condotto dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, l’Associazione Sloworking, il Centro Studi Socialis e finanziato dalla Fondazione Cariplo.

La ricerca, presentata oggi in un convegno presso l’Ateneo milanese, offre per la prima volta evidenze statistiche sugli effetti dell’accesso precoce ai dispositivi digitali sulle performance scolastiche, analizzando dati longitudinali raccolti su 6.609 studenti delle classi seconde e terze delle scuole secondarie di secondo grado in Lombardia.

L’uso precoce dei social media incide sulle competenze scolastiche

Lo studio EYES UP ha esaminato il legame tra l’età del primo utilizzo di smartphone e social network e il rendimento scolastico, incrociando le risposte degli studenti con i loro risultati nei test INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo).

I dati presentati mostrano che gli studenti che aprono un profilo social in prima media ottengono punteggi mediamente più bassi nelle prove standardizzate di italiano e matematica rispetto a chi aspetta i 14 anni, età minima prevista dalla normativa europea.

In particolare:

  • L’uso precoce dei social network incide negativamente sulle competenze scolastiche: gli studenti che iniziano a utilizzare i social prima dei 12 anni registrano un calo delle performance in italiano e matematica rispetto a chi inizia più tardi.
  • L’impatto negativo è trasversale ma più evidente nei ragazzi: lo studio evidenzia che gli studenti maschi risentono maggiormente dell’uso precoce dei social, con un calo più marcato nella concentrazione e nel mantenimento dei risultati scolastici.

Marco Gui, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e coordinatore della ricerca, commenta così la ricerca: “La conferma statistica degli effetti negativi di alcune pratiche digitali precoci ci spinge a indagare le cause più profonde di queste problematicità. È fondamentale lavorare su strategie che favoriscano un uso più consapevole delle tecnologie, attraverso nuove norme sociali, strumenti educativi efficaci e policy mirate.”

Un problema di disuguaglianza digitale: chi è più vulnerabile?

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca EYES UP riguarda la distribuzione sociale dell’uso precoce dei dispositivi digitali. Sebbene l’accesso a Internet sia ormai universale tra i giovani, non tutti gli studenti ne fanno lo stesso uso.

  • I ragazzi con genitori meno istruiti ricevono il primo smartphone in anticipo rispetto ai coetanei con background più privilegiati.
  • Gli studenti che accedono ai social precocemente tendono a provenire da contesti con minori stimoli educativi a casa, dove il supporto genitoriale nella gestione del tempo online è meno strutturato.
  • La “disuguaglianza di iperconnessione” è più marcata nei contesti svantaggiati: l’uso precoce dei social è più diffuso tra i figli di famiglie migranti e con basso livello di istruzione, contribuendo ad amplificare le disuguaglianze educative preesistenti.

Mentre il digital divide tradizionale (accesso a Internet) si sta riducendo, emerge un nuovo squilibrio, che vede i ragazzi con meno risorse socio-culturali più esposti a un uso intensivo e meno regolato degli strumenti digitali.

Giovanni Abbiati, Professore Associato dell’Università degli Studi di Brescia, sottolinea che “La nostra ricerca mostra che l’accesso precoce ai social network incide negativamente sulle competenze fondamentali. Gli studenti che iniziano prima ottengono risultati peggiori a fine ciclo rispetto a chi aspetta i 14 anni. Questo fenomeno è più diffuso tra figli di migranti e di famiglie meno istruite, rafforzando il rischio di disuguaglianze educative.”

Uso quotidiano dello smartphone: dati su pervasività e attività digitali

Lo studio EYES UP ha anche evidenziato quanto lo smartphone sia presente nella quotidianità degli studenti.

  • Il 50% degli studenti usa spesso o sempre lo smartphone appena sveglio.
  • Il 22% lo consulta di notte, interrompendo il riposo.
  • Il 51% lo usa a tavola con la famiglia, anche se solo il 10% lo fa in modo sistematico, segno che molte famiglie pongono limiti all’uso del dispositivo.

Per quanto riguarda le attività digitali più comuni:

  • Il 94% usa Internet per cercare informazioni su argomenti di interesse personale.
  • L’83% legge notizie online, dimostrando un uso attivo della rete per l’informazione.
  • Il 99% ascolta musica online e il 98% guarda video brevi su TikTok, Instagram Reels e YouTube Shorts.
  • Il 42% crea contenuti propri (video, musica), mentre il 18% scrive testi online, segno di una tendenza alla produzione attiva oltre che al consumo.

Differenze di genere nell’uso dello smartphone

Lo studio ha evidenziato differenze significative tra ragazzi e ragazze nell’uso dello smartphone e dei social media.

  • Le ragazze usano di più i social network, soprattutto Instagram e TikTok, investendo emotivamente nelle interazioni digitali. Questo si lega agli studi sul confronto sociale e sull’impatto sulla percezione del corpo e del benessere emotivo.
  • I ragazzi utilizzano più frequentemente lo smartphone per i videogiochi online e per contenuti in streaming di lunga durata (Twitch, YouTube). Tuttavia, l’uso intensivo dei videogiochi può interferire con lo studio e la gestione del tempo.
  • Le studentesse riportano un utilizzo più pervasivo dello smartphone nella vita quotidiana, soprattutto nelle interazioni sociali digitali.

Queste differenze suggeriscono che le strategie educative e le regolamentazioni sull’uso dello smartphone dovrebbero considerare le specificità di genere, sviluppando approcci mirati per promuovere un uso più equilibrato della tecnologia tra gli adolescenti.

Lo studio EYES UP offre dati concreti per comprendere meglio l’impatto dell’uso precoce dei social media sulle performance scolastiche e sulle disuguaglianze educative. La sfida ora è tradurre questi risultati in politiche efficaci, per favorire un uso più consapevole e responsabile della tecnologia tra i giovani.

Metodologia della ricerca: un’analisi innovativa

L’indagine campionaria condotta nell’ambito del progetto EYES UP rappresenta il primo studio di tipo longitudinale in Italia sull’impatto della precocità digitale sui risultati INVALSI. Si distingue per l’adozione di un approccio metodologico rigoroso e innovativo, che combina dati raccolti attraverso un questionario retrospettivo con i risultati scolastici ufficiali provenienti dai test INVALSI, dalla seconda primaria alla seconda secondaria di secondo grado.

L’indagine ha coinvolto 6.609 studenti iscritti al secondo e terzo anno di scuole secondarie di secondo grado in cinque province lombarde (Milano, Monza e Brianza, Brescia, Cremona e Mantova). La ricerca si è articolata in più fasi:

  1. Raccolta dei dati attraverso un questionario: Agli studenti è stato somministrato un questionario web tra ottobre 2023 e febbraio 2024, con domande mirate a ricostruire l’età di primo accesso ai dispositivi digitali e le abitudini d’uso di smartphone, social media, console di gioco e altri strumenti digitali. Il questionario ha anche indagato la percezione soggettiva degli studenti riguardo all’impatto del digitale sullo studio e sulla vita quotidiana.
  2. Collegamento con i dati INVALSI: I dati raccolti tramite il questionario sono stati uniti con i risultati delle prove INVALSI degli studenti, che valutano le competenze in italiano, matematica e inglese in momenti chiave del percorso scolastico (II e V primaria, III secondaria di I grado, II secondaria di II grado). Questo collegamento ha permesso di misurare con precisione l’andamento delle performance scolastiche e dell’accesso ai vari dispositivi digitali nel tempo.
  3. Analisi dell’effetto causale con abbinamento statistico e con il metodo “Differenza nelle differenze”: Per isolare l’impatto diretto dell’accesso precoce ai social media sulle performance scolastiche sono state utilizzate le tecniche dell’abbinamento statistico e della “Differenza nelle Differenze” (DiD). Sono stati così individuati due gruppi di studenti statisticamente equivalenti ma con una diversa età di accesso ai social media, monitorandone i risultati scolastici nel tempo. L’uso del DiD ha permesso di stimare l’impatto dell’apertura di un profilo di social network confrontando le variazioni temporali intervenute nelle competenze in relazione all’apertura di un profilo. In questo modo si è potuto distinguere tra semplici associazioni tra competenze e età di apertura dei social (che potrebbero anche essere eventi slegati) e effetti dell’apertura di un profilo sulle competenze, offrendo una base scientifica solida per le conclusioni dello studio.
  4. Analisi delle differenze socio-demografiche e di genere: La ricerca ha esplorato variabili come l’istruzione dei genitori, il genere e il background migratorio, evidenziando che influenzano il rapporto tra digitalizzazione precoce e risultati scolastici. Questo ha permesso di identificare gruppi di studenti più vulnerabili agli effetti negativi dell’uso anticipato della tecnologia.
  5. Focus sulle percezioni qualitative degli studenti: Oltre all’analisi quantitativa, la ricerca ha raccolto le opinioni dirette degli studenti sul proprio rapporto con la tecnologia, tramite una domanda aperta alla fine del questionario. Queste informazioni hanno contribuito a costruire un quadro più completo delle implicazioni educative e sociali dell’uso precoce degli strumenti digitali.

Il ruolo del Terzo Settore e il coinvolgimento della comunità educante
Un altro aspetto innovativo del progetto è stato il coinvolgimento di docenti, dirigenti scolastici, famiglie e ragazzi, attraverso il partenariato tra gli Atenei e due enti del Terzo Settore.

“In un contesto in cui le opinioni e gli approcci sulla tecnologia nell’educazione sono spesso divergenti, EYES UP si è concentrato su un obiettivo chiaro: fornire evidenze scientifiche solide e realmente utili per delineare interventi e politiche educative,” afferma Vanessa Trapani, Presidente di Sloworking.

“Valore aggiunto del lavoro di ricerca è stato il contatto diretto con i territori,” sottolinea Cristiana Paladini, Direttrice del Centro Studi Socialis. “L’interlocuzione con la comunità educante nelle sue diverse espressioni è imprescindibile, non solo per facilitare lo svolgimento dell’indagine, ma soprattutto per costruire processi trasformativi di responsabilizzazione rispetto al rapporto con il digitale. Sono emerse la necessità di conoscenza sempre aggiornata sugli effetti dell’uso dei dispositivi digitali e il desiderio di condivisione di punti di vista e buone prassi per individuare i contesti a maggiore rischio e le possibili piste di lavoro comuni.”

Questo impegno a facilitare il dialogo tra ricerca, pratiche e politiche educative è tangibile nel report finale di progetto in cui, all’esposizione dei risultati emersi dall’indagine, si sono volute integrare alcune riflessioni emerse dal dialogo con i protagonisti – studenti e docenti in particolare – e indicazioni puntuali sugli interventi consigliati a educatori e policy makers. Inoltre, a partire dai dati raccolti sono stati e saranno realizzati momenti strutturati di lavoro con i docenti delle scuole coinvolte nello studio.

Foto di Tamarcus Brown su Unsplash