Secondo l’ex direttore del quotidiano dietro agli interventi sui contenuti delle pagine editoriali la volontà di tutelare i suoi interessi e riavvicinarsi all’amministrazione Trump
Jeff Bezos ha “tradito la libertà di espressione”. E’ un giudizio netto quello che l’ex direttore del Washington Post, Marty Baron, ha espresso sulla richiesta con cui il miliardario editore della testata è intervenuto limitando i temi toccati nelle pagine editoriali. Ottenendo come primo risultato il passo indietro di David Shipley, che dal 2022 guidava lo spazio.
Esprimendo il suo punto di vista in un’intervista al Guardian, Baron – alla guida del giornale americano dalla fine del 2012 al febbraio 2021 – non ha nascosta la sua completa disapprovazione per la scelta.
“Non credo voglia editoriali che attacchino costantemente Donald Trump”, ha spiegato, individuando dietro al diktat interessi puramente economici e di tutela per le altre sue aziende.
Motivi e interessi economici
Secondo il giornalista Bezos avrebbe paura di ritorsioni da parte della Casa Bianca e negli ultimi tempi avrebbe fatto molti tentativi per avvicinarsi alla nuova amministrazione america. La donazione da 1 milione di dollari per l’organizzazione della cerimonia di insediamento, e l’accordo da 40 milioni tra Prime Video e Melania Trump ne sarebbero un esempio.
Una linea che però sta di fatto tradendo quella che Baron ha definito come “la lunga tradizione” del Washington Post di “avere una varietà di opinioni”. E con l’intervento di Bezos “le pagine di opinione saranno aperte solo ad alcuni americani, a coloro che la pensano esattamente come lui”.


















