Otto giornalisti italiani su dieci concordano sulla necessità di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale generativa e di garantire trasparenza, segnalando quando viene impiegata.
È uno degli elementi emersi da una ricerca frutto della collaborazione tra l’Ordine nazionale dei giornalisti e l’Università Lumsa.
Nella ricerca, presentata oggi, emerge come rimanga forte l’idea che il giornalismo debba mantenere il suo carattere investigativo e critico: l’82% ritiene che il “vero” giornalista debba basarsi su ricerche sul campo e verifica critica delle fonti. L’obiettivo della ricerca è quello di valutare tre ambiti generali, oltre il profilo socio-demografico: il livello di familiarità e di utilizzo delle tecnologie di Ia da parte dei giornalisti italiani, i loro atteggiamenti, i benefici e i rischi che associano all’adozione dell’Ia e le attese in termini di formazione professionale.
In termini generali, dai dati emerge una conoscenza degli strumenti di Ia non molto elevata: l’unico ambito con una discreta diffusione è la traduzione automatica, probabilmente per la sua utilità immediata in contesti sempre più globali. Anche per quanto riguarda l’utilizzo delle tecnologie Ia, emerge un ridotto, se non addirittura quasi nullo, impiego di questi strumenti da parte del campione. La maggior parte dei giornalisti non ha mai o ha raramente utilizzato strumenti di Ia e tra le applicazioni più utilizzate vi sono oltre alla traduzione automatica, quelle per la generazione di immagini; poco adottati gli strumenti per la gestione dei social media e per la realizzazione di video, musiche, jingle e fact-checking, nonostante la crescente disponibilità degli stessi.
Sul tema degli atteggiamenti verso l’Intelligenza artificiale, dalla ricerca emerge come all’Ia viene riconosciuta la capacità di migliorare l’efficienza, soprattutto nella riduzione dei tempi di produzione di contenuti (63,3%) e nella raccolta delle informazioni (60,8%). Ma solo 1 giornalista su 5 crede che la verifica delle fonti possa essere migliorata dagli strumenti di Ia. Emergono infatti importanti timori legati agli effetti dell’utilizzo di tali strumenti nella professione. La preoccupazione maggiore, espressa dalla metà degli intervistati (50,2%), è relativa alla produzione di contenuti di bassa qualità, ma non mancano quote importanti di giornalisti che esprimono preoccupazione rispetto ai potenziali effetti negativi sulle redazioni, come l’aumento del divario generazionale interno e l’aumento delle fake news.
L’indagine evidenzia un forte interesse da parte dei giornalisti per la formazione sull’uso dell’Ia, con il 70% del campione che si dichiara totalmente o molto interessato a partecipare a corsi dedicati, e un altro 20% moderatamente interessato. Per quanto riguarda i contenuti della formazione, il 30,2% indica come prima richiesta, la necessità di un corso introduttivo sull’intelligenza artificiale, segnalando la presenza di lacune conoscitive che richiedono una preparazione di base, seguita dalla richiesta di un corso sugli “strumenti di Ia per la raccolta e l’analisi dei dati (28,7%)”. Tra le altre tematiche di interesse, emergono in termini generali anche delle richieste di formazione su “Verifica & fact-checking automatizzati” (15,7%), ed “Etica e implicazioni dell’IA nel giornalismo” (14,7%).
L’indagine è stata effettuata su un campione di 972 fra giornalisti pubblicisti e professionisti, principalmente fra i 43 e i 58 anni. Le regioni più rappresentate sono Lazio, Lombardia e Toscana, con una distribuzione maggiore nelle città con grandi centri editoriali, come Roma e Milano. Il 63,3% del campione è giornalista pubblicista, mentre il 36,7% è professionista e oltre la metà ha più di 20 anni di esperienza professionale.
Collocati prevalentemente in redazioni di piccole dimensioni (1-10 giornalisti, 70,8%) gli intervistati lavorano per lo più (57%) con contratti atipici e, nello specifico, il 25,3% dei rispondenti lavora in un giornale nativo digitale, mentre il 22,5% in imprese o uffici stampa e il 15,5% in un quotidiano tradizionale.
Immagine creata con ChtGPT












