Repubblica al restyling, ecco qualche giudizio

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Eravamo curiosi di vedere la nuova Repubblica che ha debuttato il 5 marzo. Un numero monstre per il carico pubblicitario delle grandi occasioni. Abbiamo fatto un giro di opinioni tra i lettori piu attenti e i giornalisti del quotidiano e della concorrenza per avere reazioni al primo impatto. Questa è una veloce sintesi dei commenti raccolti. Giudizi tutto sommato positivi.

“Sembra un ritorno alla prima Repubblica (di Scalfari) l’ultimo restyling del quotidiano diretto da Mario Orfeo. Pagine più nitide, meno foto ma più grandi e di qualità. Soprattutto sembrano definitivamente spariti (già erano un po’ diminuiti in precedenza) gli orpelli grafici che infestavano le pagine: sommari di ogni forma e dimensioni, didaslcalie lunghissime, numeri e iconcine. Tutto quel repertorio definito in gergo “pupazzamento”.

Adesso ci sono addirittura articoli presentati con il solo titolo (non moltissimi in verità, ma è un buon inizio): grazie anche al fatto che i titoli sono il più delle volte estesi e permettono ai lettori di capire già da soli di cosa si parla.

Se si vuole è un’impaginazione che ricorda un po’ quella del Domani. Più squadrata e lineare e questo è un vantaggio anche dal punto di vista della lettura digitale negli sfogliatori su smartphone, tablet e pc.

E’ in sostanza un giornale più leggibile, dove al centro delle pagine sono tornati gli articoli, ossia la scrittura,che dovrebbe essere l’obiettivo primo di ogni giornale: raccontare e spiegare.

Soprattutto un’impaginazione che sembra aver abbandonato quel paternalismo secondo cui bisognava dare ai lettori tanti titoli, titolini e spieghe per evitar loro la fatica di leggere gli articoli interi: un’informazione ridotta ad omogeneizzato per scimmiottare la stringatezza della concorrenza, prima la tv, poi internet e infine i social.

D’altra parte la stampa si rivolge a un suo pubblico specifico, che si è ridotto ma che esiste ancora e paga per comprare i giornali, di carta o digitali. Un pubblico che delle notizie – che già conosce – vuole saperne di più.

Per tornare a far crescere questo pubblico bisogna fare ancora molto, ma sicuramente non più cercare di attrarre tutti quelli che a capire il mondo non vogliono dedicare più di 5 secondi. A quelli bastano i social, che oltretutto sono gratis”.