Regole, qualità delle news, educazione ai media: così si salva l’informazione libera

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La seconda edizione degli Stati Generali dell’informazione visti da Roma ha portato alla ribalta una serie di scelte strategiche su cui sono già al lavoro le istituzioni e gli editori. Più peso ai giornalisti, rivedere le norme antitrust in materia di pubblicità, più attenzione alle scuole

E’ passato un anno dalla prima edizione degli Stati Generali dell’informazione visti da Roma, ma sono stati dodici mesi in cui è cambiato tutto. L’anno scorso al centro del dibattito c’era l’intelligenza artificiale, vista come il maggior rischio per l’indipendenza e la trasparenza dell’informazione, intesa come l’insieme degli strumenti che consentono alle persone di esercitare pienamente il loro diritto di cittadini.

Oggi l’attenzione si è spostata sulle piattaforme, sul loro continuo e crescente dominio sul mercato dei contenuti editoriali – informativi e no, ma qui sono i primi che importano, per le loro conseguenze – e ci si torna a domandare che cosa possono e devono fare gli stakeholder europei dell’informazione, istituzioni, editori, giornalisti, per tornare ad avere una voce in capitolo forte e autorevole. In altri termini ci si è tornati ad interrogare sulla crisi dei media tradizionali, se c’è una soluzione a tutto questo e se ci sia ancora tempo per percorrerla.

Martin Briens

Gli Stati Generali dell’informazione sono un’iniziativa lanciata tre anni fa dal presidente francese Emmanuel Macron. Pensata come iniziativa di respiro europeo e non solo francese, ha cercato e trovato una prima sponda in Italia, grazie al lavoro dell’ambasciata francese a Roma e del suo ambasciatore Martin Briens.

Da sinistra: Alessandra Ravetta, Francesco Giorgino, Stefano De Alessandri, Gina Nieri, Enrico Mentana

Partita un anno fa, ieri, giovedì 6 marzo, ha avuto il suo secondo appuntamento presso la sede dell’ambasciata transalpina, nel prestigioso Salone d’Ercole di Palazzo Farnese. L’obiettivo dell’incontro è stato di chiedere il contributo di esponenti italiani del mondo dell’informazione e dei media sui temi sollevati: dalle sfide del mondo del business pubblicitario per garantire un’informazione equa alla necessità di una rete europea per garantire una governance dei news media contro le interferenze straniere, dalla protezione delle fonti a una legislazione per lottare contro i metodi di intimidazione anche attraverso la legge.

Barachini, Patino e Lasorella

I partecipanti italiani sono esponenti delle istituzioni (il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’editoria Alberto Barachini e il presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella) dei media (Gina Nieri, responsabile affari istituzionali e analisi strategiche di Mediaset e Stefano De Alessandri, ad dell’Ansa) e del giornalismo (Enrico Mentana direttore del tg di La7 ed editore di open.it e Francesco Giorgino, giornalista Rai e direttore dell’Ufficio Studi Rai). A coordinarli Alessandra Ravetta, direttrice di Prima Comunicazione che è anche media partner ufficiale degli “Stati Generali dell’informazione visti da Roma”.

La base degli interventi sono stati i risultati di un’indagine avviata nel 2023 e durata nove mesi, sul diritto all’informazione e il futuro dei media, svolta da un’organizzazione francese indipendente con un forte coinvolgimento della società civile, che ha portato ad una serie di proposte concrete volte ad anticipare gli sviluppi futuri del settore. Temi che sono stati presentati dall’intervento di Bruno Patino, presidente di Arte e presidente del Comitato direttivo degli Stati Generali dell’informazione.

Bruno Patino

Il primo obiettivo, ha sintetizzato Patino, deve essere quello di combattere la marginalizzazione e la perdita di credibilità dell’informazione Per farlo occorre riportare i giornalisti al centro del processo informativo, contrastando la pericolosa tendenza a sostituirli con algoritmi. Ma per arrivarci bisogna riconsiderare lo status stesso dei giornalisti, lavorare per garantirne la libertà ma anche considerare che oggi sono tendenzialmente malpagati. Infine Patino ha posto l’accento sulla necessità di lavorare su una vera e propria “educazione ai media”, insegnare ad usarli in quanto parte costitutiva dei diritti di ogni cittadino e ha annunciato che entro l’anno si varerà in Francia un progetto di legge “transpartizan” su questi temi.

Enrico Mentana

La risposta di tutti i relatori italiani è stata positiva, tranne forse quella di Enrico Mentana, che si è mostrato particolarmente sfiduciato sulla possibilità di intervenire su questo stato di cose: “L’informazione non riesce a toccare le nuove generazioni – ha detto – la stampa è letta da ultrasessantenni, ma anche i tg sono visti da ultrasessantenni”.

Alberto Barachini e Martin Briens

Più positivi e proattivi tutti gli altri. A partire dal sottosegretario Barachini che ha illustrato le decisione del governo per rinforzare l’ecosistema informativo partendo dalla valorizzazione del ruolo dei giornalisti promuovendo l’accuratezza dell’informazione come primo requisito, la presenza di giornalisti come fattore decisivo nell’assegnazione dei fondi di sostengo all’editoria, l’introduzione del reato di di fakenews. l’etichettatura dei prodotti dell’Ai per renderli riconoscibili e poi portare l’educazione ai media nelle scuole, a cui si deve garantire l’abbonamento gratutio ai maggiori giornali. Nel campo del business editoriali si lavora invece ad aggiornare le norme sulle concentrazioni editoriali nella parte che riguarda il mercato della raccolta pubblicitaria.

Giacomo Lasorella

Gli ha fatto eco il presidente di Agcom Giacomo Lasorella concordando che l’educiazione ai media è il primo punto per contrastare la perdita di peso sociale e culturale dei giornali, che ogni dieci anni dimezzano le copie vendute, mentre gli abbonamenti digitali coprono appena il 7% e non riescono a decollare: senza correttivi stanno andando verso una irrilevante penetrazione dell’1,5% nel menu informativo degli italiani. Il primo punto da affrontare è quello delle risorse per permettere agli editori nuovi investimenti e bisogna partire dall’equo compenso, ossia un meccanismo che remuneri gli editori quando le piattaforme, dalle reti sociali ai motori di ricerca, usano i loro contenuti di informazione. Agcom ha già varato le prime misure in tal senso ma tutta la legislazione è un lavoro in movimento, anche alla luce delle nuove posizioni più rigide delle big tech Usa, da Facebook a X, dopo l’arrivo del ciclone Trump alla Casa Bianca. Problema su cui ha posto in particolare l’accento Gina Nieri. Ha ricordato la lettera inviataa Baruxelles dal segratariodi Stato Usa alla Giustizia in cui bolla di liberticide le regole europee e che ha dato modo alle piattaforme, finora disponibili almeno a parlare con l’Ue di regole condivise, di smettere di partecipare alle trattative. Continuando così a muoversi in un mercato di cui non rispettano le regole e a cui non pagano nemmeno le tasse. “E’ un problema di risorse – ha detto Nieri – in gioco c’è la capacità dei media europei di reggere economicamente sul mercato prima che le piattaforme restino un monopolio di fatto. Ed è una sfida che si può vincere solo a livello europeo”.

Ma anche i giornalisti e gli editori hanno i loro compiti da svolgere, ha ricordato Francesco Giorgino: “Nel secolo scorso valeva il principio “maggiore informazione – maggiore democrazia”, oggi, di fronte all’iperinformazione che arriva da internet bisogna invece dire “migliore informazione – maggiore democrazia”, quindi focus sulla qualità dell’informazione”. E ha ricordato le iniziative della tv pubblica in materia di formazione dei giornalisti sul fact checking e verso le scuole. Ma ci vuole anche più attenzione verso la cosiddetta modalità asincrona, ossia la fruizione dei programmi tv in momenti diversi dalla loro messa in onda grazie allo streaming: è la modalità migliore per recuperare pubblico tra le nuove generazioni.

Infine anche gli editori devono iniziare ad utilizzare le nuove potenzialità offerte dalle tecnologie. Lo ha fatto l’Ansa, come ha raccontato l’ad Stefano De Alessandri: “L’Ansa si è vista falsificare una sua notizia grazie alla riproduzione delle modalità grafiche dei suoi lanci online, in particolare una notizia, nel 2021, che riguarda le anticipazioni di una conferenza stampa dell’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La notizia non era vera e soprattutto non era nostra ma girò in modo virale attraverso uno screenshot. Da allora abbiamo adottato un sistema di certificazione delle nostri contenuti attraverso la blockchain. E’ un sistema che si è rivelato efficace. Lo ha riconosciuto anche il centro studi Gardner, che lo ritiene un’opportunità strategica per il futuro della news. E per noi è stato un modo per difendere e riaffermare la nostra autorevolezza e la nostra credibilità. Che è il cuore del valore del marchio Ansa”.

I video degli interventi integrali

L’intervento del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Alberto Barachini
L’intervento del Presidente dell’Agcom Giacomo Lasorella
L’intervento del direttore del Tg di La7 ed editore di Open.it Enrico Mentana
L’intervento della responsabile affari istituzionali e analisi strategiche di Mediaset Gina Nieri
L’intervento del direttore dell’Ufficio Studi Rai Francesco Giorgino
L’intervento dell’AD dell’ANSA Stefano De Alessandri

Foto apertura: Ambasciatore Martin Briens e Alessandra Ravetta moderatrice dell’incontro, con Francesco Giorgino, Stefano De Alessandris, Gina Nieri e Enrico Mentana, organizzato alla Ambasciata di Francia a Roma sul tema “Tutelare e e sviluppare il diritto all’informazione: un’emergenza per la diplomazia” in occasione della presentazione dell’indagine realizzata da Gli Stati Generali dell’Informazione, organizzazione francese indipendente

Foto credits Stefania Casellato 

Video credits Lorenzo Menichini