NaturaSì: su pane e altri prodotti indicati i ricavi dei produttori

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La battaglia per un giusto compenso agli agricoltori ha un nuovo alleato: la trasparenza sui prezzi. Con la campagna “Sosteniamo l’agricoltura”, NaturaSì, uno dei principali protagonisti del biologico in Italia, lancia un’iniziativa innovativa. Su alcuni prodotti di base sarà indicato chiaramente quanto del prezzo pagato dal consumatore arriva realmente ai produttori e ai trasformatori. Una mossa che secondo i promotori vuole cominciare a restituire dignità economica a chi lavora la terra, ma soprattutto punta a sensibilizzare i consumatori sull’importanza di un’equa ripartizione del valore lungo la filiera agroalimentare.

L’agricoltura europea è in sofferenza. Tra il 2005 e il 2020, l’Unione ha perso quasi il 40% delle aziende agricole: oltre cinque milioni hanno chiuso i battenti. Un dato allarmante che riflette le crescenti difficoltà degli agricoltori in un mercato dominato dalla logica del prezzo al ribasso. Negli anni ’70 un agricoltore riceveva in media il 19 per cento del prezzo finale di un prodotto come il pane; oggi quella quota si è ridotta al 4%. E mentre i costi di produzione salgono, i margini per chi produce si assottigliano sempre di più. Secondo Fabio Brescacin, presidente e fondatore di NaturaSì, è necessaria una “rivoluzione del sistema” per fermare questa emorragia. “L’agricoltura deve tornare ad essere attrattiva, soprattutto per i giovani”, afferma Brescacin. “E per farlo è essenziale garantire loro un reddito dignitoso”.

Di qui la scelta di rendere pubblica la composizione del prezzo di alcuni prodotti di largo consumo, come la passata di pomodoro, il pane, le arance da spremuta, i kiwi e i finocchi. Un esempio concreto? Su 3,98 euro pagati per un chilo di finocchi, ben 1,80 euro vanno direttamente all’azienda agricola, mentre il resto copre logistica, trasporto, controllo qualità e costi del punto vendita. Il grano duro biologico, altro prodotto chiave, viene pagato ai produttori 45 centesimi al chilo, contro i 30 centesimi della filiera convenzionale. Questi numeri dimostrano che un’agricoltura più equa è possibile e che il biologico può essere un modello per garantire un giusto prezzo agli agricoltori.

Il tema del prezzo equo non riguarda solo il singolo produttore, ma l’intero settore agricolo e il suo futuro. Alla conferenza di lancio della campagna, svoltasi a Roma, hanno partecipato importanti rappresentanti del settore, tra cui Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, Silvia Schmidt di IFOAM Organics Europe e Ueli Hurter, esperto di agricoltura biodinamica.

“Il giusto prezzo non è solo una questione economica, ma anche etica e sociale”, ha dichiarato Mammuccini. “Servono misure strutturali per tutelare gli agricoltori e garantire loro un compenso adeguato, in linea con i costi di produzione”. Il tema riguarda tutta l’Europa. Silvia Schmidt, Policy Manager di IFOAM Organics Europe, ha ricordato che il valore di un prezzo trasparente è stato riconosciuto anche dalla Commissione europea, che ha istituito l’Osservatorio della filiera agroalimentare (AFCO) per aumentare la trasparenza su costi e margini, aiutando gli agricoltori a prendere decisioni più consapevoli sul loro futuro. “La trasparenza nella formazione e condivisione dei costi è un elemento chiave per stimolare fiducia ed equità nel sistema alimentare”, ha sottolineato Schmidt.​

L’agricoltura è un caso economico particolare perché il suo valore aggiunto deriva direttamente dalla relazione con la natura. Ueli Hurter, responsabile della sezione agricoltura biodinamica presso il Goetheanum di Dornach, spiega che “il costo più alto per l’agricoltore biologico compensa il lavoro di tutela e salvaguardia dell’ambiente. Non ci sono quindi altri costi nascosti derivanti da uno sfruttamento irresponsabile delle risorse”. Protagonisti della campagna anche alcuni degli agricoltori dell’ecosistema NaturaSì, come Dora Brio che coltiva ortaggi bio in provincia di Matera: “Un giusto prezzo permette a noi agricoltori di produrre cibo di qualità e di lasciare terreni coltivabili alle generazioni future: un sostegno necessario soprattutto in tempi di crisi climatica”.