Nella Cina di Xi Jinping i blogger nazionalisti e i media ufficiali esultano per l’ordine esecutivo firmato da Donald Trump che va nella direzione dello smantellamento di Voice of America, Radio Free Asia e altre organizzazioni finanziate dal governo degli Stati Uniti, che ricadono sotto la Us Agency for Global Media, e sono ‘sgradite’ a Pechino per il loro impegno in materia di diritti e libertà.
Il Global Times, tabloid di Stato in lingua inglese, non esita a definire la storica Voice of America come “fabbrica delle bugie”, scrive che “la sua indipendenza e credibilità sono state per anni messe in discussione e criticate” e denuncia un trend che considera “spaventoso” in relazione alle notizie sulla Cina, dove censura e propaganda non sono un mistero. E’ quanto riporta Adnkronos.
Nel fine settimana, ha riportato l’agenzia Afp, centinaia di giornalisti e dipendenti di Voice of America, Radio Free Asia, Radio Free Europe e altre organizzazioni hanno ricevuto un’email in cui si afferma che non potranno più entrare negli uffici e dovranno riconsegnare i pass per la stampa e le attrezzature. E dal personale assunto a contratto di Voice of America c’è chi ha fatto sapere all’Afp di aver ricevuto un’email con la notifica della chiusura del contratto a fine mese. Il personale a contratto, con molti collaboratori che non sono cittadini americani, garantisce la gran parte dei servizi non anglofoni di Voice of America. Secondo le notizie dell’Afp, i dipendenti di Voice of America, messi in ferie d’ufficio, non hanno per ora ricevuto lettere di licenziamento.
“Dalle calunnie sui diritti umani nel Xinjiang all’ingigantire le dispute nel Mar cinese meridionale, dal sostenere le forze ‘indipendentiste’ di Taiwan all’appoggiare i rivoltosi di Hong Kong, dall’inventare la narrazione del cosiddetto ‘virus cinese’ al promuovere l’affermazione della ‘sovraccapacità’ della Cina, quasi tutte le falsità sulla Cina portano le impronte di Voice of America”, è l’atto d’accusa del Global Times, che non risparmia critiche neanche a Radio Free Europe/Radio Liberty e a Radio Free Asia dopo anni di attacchi del governo di Pechino e della macchina della propaganda alle notizie che in particolare riguardavano diritti umani e libertà religiosa.
La mossa di Trump è “molto positiva” per Hu Xijin, ex direttore del Global Times, con 25 milioni di follower su Weibo, convinto che “il popolo cinese sia più felice nel vedere la roccaforte ideologica anticinese dell’America sgretolarsi dall’interno, disperdendosi come uno stormo di uccelli spaventati”. C’è anche un influencer nazionalista che accusa Voice of America e Radio Free Asia di essere state “macchine di propaganda per le rivoluzioni colorate”. Un altro parla di “fine di un’era”.
I loro commenti sono stati tutti ‘intercettati’ sul web dalla Cnn, che ricorda come nel 1989 durante le proteste pro-democrazia di Piazza Tiananmen le trasmissioni radiofoniche di Voice of America fossero fonte cruciale di informazioni senza censura per la popolazione cinese. Il 2011 è stato l’ultimo anno di trasmissioni messe in onda, ma ancora oggi il sito web in lingua cinese è online. Radio Free Asia, fondata nel 1996, trasmette in Cina in lingua inglese, cinese, uigura e tibetana, rivolgendosi alle minoranze etniche sulle cui libertà non mancano accuse per Pechino. Bay Fang, presidente e Ceo di Radio Free Asia, ha denunciato in una dichiarazione diffusa sul web quella che considera un “premio per dittatori e despoti, compreso il Partito comunista cinese”. Pur sempre nel mezzo della guerra di dazi e controdazi tra le due potenze.











