Nell’infinita battaglia tra i due miliardari tech si è arrivati a un’intesa. Solo per darsi appuntamento davanti a un giudice
Almeno su una cosa Elon Musk e OpenAI hanno trovato un accordo: portare in tribunale il prima possibile il processo sul cambio di assetto della stratup creatrice di ChatGpt.
I precedenti tra i due
Gli scrizi tra Musk e Sam Altman non sono una novità. Il miliardario patron di Tesla, proprietario di X, e oggi braccio destro di Donald Trump, è stato tra i cofondatori di OpenAI, lasciata nel 2015, prima che la società esplodesse, e nel 2023 ha creato xAI, una sua società concorrente per l’intelligenza artificiale.
Tra l’altro non più di qualche settimana fa ha anche avanzato un’offerta da 97 miliardi di dollari da parte di un fondo da lui guidato per acquisire la società. Ottenendo un ‘no grazie’ come risposta e l’ironica contr’offera di Altman su X.
Nell’ultima partita che li contrappone – questa volta sulla riorganizzazione di OpenAI con il cambio dello statuto da no profit – i due hanno proposto congiuntamente un processo a dicembre.
La richiesta condivisa, tra l’altro, arriva dopo che un giudice nelle scorse settimane ha respinto la richiesta di Musk di bloccare la trasformazione di OpenAI in società a scopo di lucro.
un no che OpenAi aveva festeggiato definendolo “l’ultimo tentativo di Elon Musk di rallentare OpenAI a suo vantaggio personale”.
Perchè il cambio è importante per OpenAI
Per OpenAi il cambio di assetto diventa un passaggio fondamentale per raccogliere più capitale nella sua corsa per lo sviluppo dell’AI.
Con l’ultimo round di finanziamenti sono stati raccolti 6,6 miliardi di dollari, e secondo Reuters una nuova tornata – fino a 40 miliardi – sarebbe in discussione con Soft Bank. Ma la condizione è proprio l’abbandono dello status da no profit.


















