Sentiment social altalenante per John Elkann dopo l’audizione alle Camere

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C’è una regoletta semplice che in molti ancora trascurano e che condiziona direttamente sia la percezione che gli altri possono avere di noi e sia, al contempo, ciò che di noi si dice online. Oggi, volente o nolente ciascuno di noi ha una propria presenza e una precisa identità digitale, che non sempre corrisponde con quella reale, pur se non è iscritto ad alcuna piattaforma di social media, non ha alcun account, dei follower e degli haters a fargli compagnia. Così come, non ha un sito web, un blog e tantomeno una chat di gruppo dove poter liberamente postare frustrazioni o malumori. Una regola che dovrebbe conoscere bene anche John Elkann, che l’altro giorno è stato in audizione davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e del Senato. Un intervento che ha poi generato in rete un volume di menzioni e di interazioni per nulla scarso. Eppure, il presidente di Stellantis è tra coloro, anche nel ristretto club degli imprenditori globali, a non aver alcun account ufficiale, né su X, né tantomeno su LinkedIn, pur se nel registro dei domini web, www.johnelkann.it e www.johnelkann.com risultano risulta già acquistati da tempo. Ad esempio, il dominio con desinenza .it è stato registrato per la prima volta nel 2011 da una società torinese, la Serfit srl, con sede in via Nizza, 250.

Come dicevamo le dichiarazioni di Elkann al cospetto dei senatori e dei deputati hanno alimentato in un secondo dopo molteplici conversazioni e reazioni degli utenti della rete e dei social media che hanno finito per condizionare la polarità dell’opinione pubblica digitale, già di per sé fisiologicamente volatile. Infatti, nei due giorni precedenti l’audizione, quindi dal 17 al 18 marzo la keyword nominativa riferita al presidente del gruppo Stellantis ha fatto registrare nelle conversazioni online degli italiani un sentiment positivo molto basso, pari al 13,5%, mentre qualche ora dopo, quindi dal 19 al 20 marzo, questo atteggiamento presentava una consistenza molto diversa, con il sentiment positivo che era salito al 37,4%.

Un incremento corposo che non si giustifica con il minor numero di interazioni, infatti queste sono passate da 23 mila a 19 mila con un lieve decremento, quanto molto probabilmente dal tipo di pubblico di utenti, molto differente rispetto ai due giorni precedenti, che ha scelto di relazionarsi e commentare le sue parole. Ogni contesto può infatti avere dei pubblici in parte diversi tra loro e questa spiegazione ci aiuta a capire anche la velocità con la quale online prendono forma o evaporano le bolle cognitive. Al tempo stesso, la formazione autonoma e indipendente delle bolle cognitive, è utile anche per comprendere quanto sia indispensabile oggi più che mai presidiare i social media per dettare l’agenda digitale e non esserne travolti.