Fiducia stabile in Italia. Migliora la credibilità dei media, ma non dei giornalisti

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In un contesto in cui sale l’apprensione per la situazione geopolitica, l’Edelman Trust Barometer 2025 fotografa un’Italia che cerca di mantenersi fiduciosa. Mentre l’industria resta l’istituzione più credibile, i media come sistema guadagnano terreno, anche se resta alto il sospetto verso i giornalisti

Mentre nel resto del mondo i conflitti e una crescente disparità tra ricchi e poveri fanno aumentare il risentimento verso le istituzioni, l’Italia nell’ultimo anno è riuscita a mantenere stabile il livello di fiducia, a 50 punti. Meglio fa solo l’Olanda – mentre Francia (48), Spagna (44) e, soprattutto la Germania (41), pagano ancora un gap importante.

Cresce il risentimento su scala mondiale

E’ quanto emerge dall’Edelman Trust Barometer 2025. Giunta alla 25esima edizione, la ricerca condotta a livello globale dall’agenzia di comunicazione ha coinvolto oltre 33.000 persone in 28 Paesi.
La polarizzazione politica e l’aggravarsi delle paure hanno dato spazio a un forte senso di risentimento che, si sottolinea, è andato a erodere la fiducia su tutta la linea, dalla politica ai media, passando per imprese e ong.

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La situazione in Italia

Allargando l’arco temporale a 10 anni, l’indice generale della fiducia in Italia è cresciuto dal 42% al 50%. Nell’ultimo anno, secondo l’indagine le imprese si confermano l’istituzione che gode della fiducia più alta a 56 punti. Seguono i media, in crescita di ben 4 punti, che arrivano quota 52 e superano le ONG a 51 punti. Il governo – inteso come il sistema politico – vede scendere la fiducia di due unità attestandosi a 40 punti.  

Diversa però la percezione delle figure all’interno delle singole istituzioni. Dal 2021, sale la percentuale di cittadini che non si fidano delle figure apicali nel mondo del business, dal 63% al 74%, di giornalisti e reporter – dal 69% al 77% -, e dei leader di governo, dal 64% al 75%.

Media e qualità dell’informazione

Al netto del giudizio negativo sui professionisti del settore, pprofondendo la voce media, il report evidenzia come la crescita di fiducia del sistema nel suo complesso abbia portato il comparto dall’area di sfiducia a quella neutrale, con il balzo maggiore registrato tra i Paesi europei. Ben più bassi sono infatti i numeri in Francia (45%), in Germania (44%) e in Spagna (40%).

Nel dettaglio si segnala un calo di fiducia nei confronti dei motori di ricerca che perdono 5 punti attestandosi a quota 63, mentre a guadagnare sono i media “tradizionali” (+1) che raggiungono i 53 punti e i social media che, sebbene ancora lontani dalla zona “neutrale”, avanzano di tre scalini attestandosi su un indice complessivo di 35 punti.

Gli italiani stanno migliorando anche nella capacità di individuare le fake news. Rispetto allo scorso anno è infatti diminuita di 5 punti (da 66 a 61) la percentuale di persone per cui è sempre più difficile capire se la fonte di una notizia è un media credibile o un individuo che prova a costruire notizie false. Il dato, al contrario, solo per fare un esempio, nell’ultimo anno è cresciuto di ben 13 punti (da 46 a 59) in Germania.

Alla luce di questo, diventa particolamenre significativo il dato sull’attivismo ostile portato avanti per innescare una qualche forma di cambiamento. Il 28% approva gli attacchi informatici, così come il 23% la diffusione intenzionale di disinformazione.

Società e mondo del lavoro

Uno degli elementi che emerge dall’analisi dei dati globali è una diffusione abbastanza traversale di un clima di “risentimento” nei confronti del sistema economico, dei politici e “dei ricchi”. Non stupisce dunque che il 76% degli italiani sia convinto che “i ricchi” non stiano pagando una giusta percentuale di tasse. Male la percezione sul benessere futuro dei giovani: solo il 15% degli italiani crede che la prossima generazione starà meglio. Cresce anche la preoccupazione riguardo le discriminazioni o il razzismo: dal 52% del 2021 al 65% del 2025.

Focus poi sulla fiducia nei singoli settori economici, dove svettano tecnologia (76%), hotel e strutture ricettive (72%), ristorazione e manifattura (71%), mentre il fanalino di coda sono i social media con un magro 41%. Quanto alla fiducia nelle compagnie del settore delle telecomunicazioni in Italia il dato si attesta al 62% in aumento di due punti sul 2024. Meglio di noi in Europa solo l’Olanda (68%).

La globalizzazione intesa nelle sue diverse sfaccettature – dallo spostamento del lavoro all’estero ai conflitti, fino alla competizione che arriva da altri paesi, la recessione e la tecnologia, associata per lo più all’automazione. sono considerati i tre elementi che generano insicurezza.
Sono due invece i driver che le aziende devono introdurre per conquistare la fiducia delle persone: per circa 8 italiani su dieci è fondamentale sia garantire uno stipendio dignitoso che investire sulla formazione e sul reskilling dei lavoratori.