Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa dopo il meeting con i produttori dell'automotive che si e' tenuto a Brussels il 3 marzo 2025. (AP Photo/Virginia Mayo).

Bruxelles: tre giorni di passione per salvare l’auto europea

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Da lunedì al 3 aprile la plenaria del Parlamento europeo deciderà se svoltare verso la neutralità tecnologica salvando i motori termici e allentare gli obiettivi del green deal ma rimettendo in pista l’industria europea. Le grandi manovre tra Strasburgo e le capitali Ue. Tutto dipende però dal governo tedesco che è centrale nel Ppe

L’appuntamento cruciale è arrivato: da lunedi 31 marzo fino al 3 aprile si terrà la seduta plenaria del Parlamento europeo che deciderà del futuro dell’industria automobilistica europea. Si capirà se il nodo della data di termine del 2035 per i motori termici in Europa resterà confermata oppure, come vuole ormai un fronte larghissimo dell’industria europea, che va dai costruttori di auto fino alle filiere dell’indotto, passando per le regioni europee che ospitano gli impianti produttivi, raccolte nell’associazione Ara, Automotive Regions Alliance presieduta dall’assessore allo sviluppo economico della Regione Lombardia Guido Guidesi.

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A ben guardare il fronte industriale che chiede una svolta alle politiche europee del green deal non rifiutandone gli obiettivi ma aprendo ad un ventaglio più ampio di soluzioni guidate dal principio della neutralità tecnologica è ancora più ampio. Perchè dalle scelte del Parlamento europeo dipenderà anche la velocità della decarbonizzazione del trasporto marittimo e aereo e di una parte non indifferente di quello pesante su gomma. Questi settori infatti non potranno fruire di motori elettrici e continueranno ad essere alimentati da motori termici. Per loro la decarbonizazione, come già previsto dalle norme Ue, arriverà attraverso combustibili rinnovabili che sostituiranno progressivamente quelli fossili: bio diesel, biogas, idrogeno. E la velocità di questa transizione verso i carburanti bio dipenderà anche dalle economie di scala che si verranno a creare per la loro produzione. Anche detto: se verrà tolto lo stop ai motori termici (che – ricordiamolo – riguarda la sola Ue, mentre si continueranno ad usare nel resto del mondo, Usa compresi) la domanda globale europea sarà molto più bassa e i costi di sviluppo saliranno. Al contrario, togliendo tale data di fine vita, il mercato si svilupperà più rapidamente e per navi e aerei il costo industriale dei nuovi carburanti bio si abbasserà a ritmi maggiori.

Il primo ministro polacco Donald Tusk arriva al Summit Ue il 6 marzo 2025. Il governo polacco e’ considerato tra i più favorevoli al principio della neutralità tecnologica in campo automobilistico e ad un allentamento delle norme contro i motori termici. (AP PhotoOmar Havana)

Cosa succederà in questi tre giorni a cavallo tra marzo e aprile a Strasburgo? La Commissione dovrà portare alla discussione un testo più avanzato rispetto all’Auto Action Plan varato il 5 marzo scorso in cui la Commissione Von der Leyen si è di fatto limitata a risolvere l’urgenza maggiore, ossia spegnere la miccia delle multe miliardarie alle industrie automotive per non essere riuscite a rispettare il traguardo 2025 per le vendite di auto elettriche. Una miccia disinnescata soltanto spostando di tre anni la scadenza. Ma senza mettere ulteriore mano all’altro passaggio chiave. Ed è quello che si deciderà tra pochi giorni, perché così è stato promesso e annunciato. Ma il risultato non è scontato. La chiave di volta sarà la posizione del Ppe, il partito che ha la maggioranza nel Parlamento e che esprime la presidenza di Ursula Von del Leyen.

Stando ai resoconti della plenaria di Strasburgo del 12 marzo infatti, gli schieramenti sono in una fase di stallo. La maggioranza è formata da Ppe e Socialisti ma i socialisti sembrano orientati a mantenere posizioni di massima vicine a quelle dei verdi e della sinistra, che vedono nell’auto elettrica un futuro ineludibile verso cui muoversi senza indugi. Al contrario dei liberali, terza forza a Strasburgo, con 75 deputati, che sono a favore della neutralità tecnologica. Così come tutta l’ala destra del Parlamento europeo. Tutto dipenderà da cosa deciderà il Ppe. In dicembre il Ppe ha già espresso valutazioni in favore della neutralità tecnologica, su posizioni molto convergenti con quelle espresse dall’Alleanza delle Regioni dell’Automotive. Ma ora è chiamato a prendere una decisione definitiva, così complicato che potrebbe avere effetti anche sul prosieguo della Commissione Von del Leyen. Deve cioè muoversi cercando di preparare il terreno in modo che non ci siano contraccolpi a Bruxelles. E questo dipenderà a sua volta da come si muoverà il nuovo governo tedesco, che però ancora non c’è.

La ministra polacca Paulina Hennig-Kloska

Von del Leyen sembra aver preso confidenza con l’idea di muoversi con maggioranze variabili, anche se questo comporta rischi e la tensione di stare sempre in equilibrio su un filo sottile. Il fatto è che la presidente della Commissione Ue non vuole essere lei a fare il primo passo, perché per fare marcia indietro sul 2035 dovrebbe sconfessare un Regolamento Europeo che lei stessa ha varato nella passata legislatura, con un Parlamento diverso. L’inversione ad U dovrebbe quindi venire proprio dal Parlamento e la presidente potrebbe limitarsi a prenderne atto, potendo però a quel punto giocare il ruolo della garante del mantenimento degli obiettivi del green deal, seppure in un quadro diverso improntato alla neutralità tecnologica.

Insomma, fermi gli obiettivi della decarbonizzazione, si prende atto non tanto che la via della sola auto elettrica è sbagliata, ma che è sbagliato arrivarci imponendo una tempistica rigida.

La neutralità tecnologica lascerebbe invece fare al mercato e alla tecnologia scegliere i tempi e i modi per decarbonizzare progressivamente. Un po’ come è accaduto per il carbone nell’energia che è stato via via abbandonato di fatto, e come sta accadendo anche con il petrolio. Come dire: lasciamo in vita i motori termici che saranno comunque sempre meno inquinanti (con l’idrogeno si arriverebbe ad emissioni zero) fino a che le auto elettriche non arriveranno naturalmente a conquistare il mercato.

Un possibile aiuto in questo senso può arrivare sul fronte delle componenti nazionali dei singoli partiti europei. Perché da un punto di vista “nazionale” le divisioni sono molto trasversali. E non è detto che il fronte di sinistra, socialisti e verdi, sia ugualmente compatto ovunque. I verdi tedeschi, che in Germania hanno aiutato il cancelliere in pectore Friedrich Merz a varare la modifica che permette la creazione di maggiore debito pubblico, potrebbero essere più sensibili dei loro colleghi oltranzisti olandesi, che non appoggeranno mai la modifica del Regolamento. La stessa cosa si può immaginare di non pochi esponenti dei socialisti provenienti dai partiti di sinistra di Italia, Spagna e Francia. Ossia dei Paesi in cui il peso dell’industria automotive è molto forte e che non a caso sono anche quelli che esprimono le presenze di maggior peso all’interno dell’Ara, l’associazione delle regioni dell’auto.

C’è poi un ulteriore fattore da mettere in conto. Finora sono state soprattutto le istituzioni regionali a muoversi, rappresentate dall’attivismo dell’Ara a Bruxelles, che è arrivata anche ad essere riconosciuta come interlocutore istituzionale nelle varie fasi delle consultazioni per la Bussola della Competitività e per il Clean Industrial Act. Sono regioni del peso di Lombardia, Piemonte e Emilia in Italia, la Baviera per la Germania, la Catalogna per la Spagna. Molto meno si sono invece mossi i rispettivi governi, da Roma a Madrid e Parigi, data per scontata l’assenza di Berlino tra crisi di governo in autunno, elezioni di febbraio e ora l’interregno verso il nuovo cancelliere.

Si riuscirà a trovare una quadra a tutto questo nei pochi giorni che restano? Difficile. Anche se una mezza scappatoia c’è: la Commissione porterà alla Plenaria di sicuro l’anticipo al 2025 della data fissata nel Regolamento stesso per una verifica intermedia. Data che era fissata al 2026. Anticiparla, magari a ridosso dell’estate, potrebbe fornire un tempo supplementare di trattative. Anche se per l’intero comparto dell’auto europea, che vale il 7% del Pil Ue, a spanne mille miliardi, quasi 15 milioni di posti di lavoro tra manifattura vera e propria (3,5 milioni) nel settore commerciale e della manutenzione (quasi 5milioni) e altri 4,5 milioni che lavorano per movimentare tutta la logistica relativa alla produzione e alla vendita di automobili, il tempo è giunto al termine. E già prima dell’estate le chiusure di impianti potrebbero intensificarsi drammaticamente.

foto: Ursula von der Leyen durante la conferenza stampa dopo il meeting con i produttori dell’automotive che si e’ tenuto a Brussels il 3 marzo 2025. (AP Photo/Virginia Mayo).