Dazi, Trump prepara il ‘giorno della liberazione’. E l’Europa mette le big Tech nel mirino

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Non solo controdazi per rispondere alle tariffe che Trump si prepara a imporre sulle importazioni. L’Europa punta sul suo impianto normativo. E la Silicon Valley è il bersaglio: Musk il primo a rischiare, ma su Apple e Meta incombono multe

L’annuncio è fissato alle 4 del pomeriggio (le 22 ore italiane), al Giardino delle Rose. Donald Trump si prepara a svelare il suo pacchetto di dazi, in quello che il presidente ha voluto ribattezzare come ‘il giorno della liberazione’ per il rilancio dell’economia americana.

Trump ha assicurato che sarà “gentile” nell’imposizione delle nuove tariffe senza però sbilanciarsi. Varie le ipotesi che circolano sulla stampa: dai dazi universali al 20%, a quelli reciproci per tutti i Paesi – da eventualmente negoziare con gli interessati -, così come la possibile scelta di un sistema ‘misto’, con tre livelli di dazi mirati a singoli Paesi o gruppi.
L’unica certezza è che avranno effetto immediato, andando a sommarsi alle tariffe già decise sulle auto importate, che scatteranno il 3 aprile, e sull’alluminio.

Big tech nel mirino Europeo?

Ovviamente anche l’Europa si sta attrezzando. Finora, scrive Ansa, la Commissione europea si è preparata a rispondere seguendo le regole classiche della diplomazia, ma adesso la squadra di Ursula von der Leyen – pur sempre alla ricerca di un’intesa – potrebbe rilanciare.

“Affronteremo i negoziati da una posizione di forza”, ha detto la presidente al Parlamento europeo.
E accanto alla sua lista di controdazi “ben calibrata” e smussata per scongiurare l’effetto boomerang sulle economie dei Ventisette, l’impressione è che Bruxelles voglia mettere nel mirino la Silicon Valley.

Chi rischia di più

In prima fila c’è Elon Musk, che dai dazi rischia un duro contraccolpo su Tesla, ma già da mesi è sotto la stretta sorveglianza dell’Ue per le sue incursioni nella politica continentale e per la disinformazione che circola su X. Nel mirino ci sono anche Meta, Apple e Amazon.
Nell’ultimo lustro, sotto la guida dell’ex duo Margrethe Vestager e Thierry Breton, l’Ue ha costruito un solido arsenale normativo per tutelare l’equilibrio nel mercato continentale con il Digital markets act (Dma) – pensato sulla falsariga delle norme antitrust per frenare l’espansione delle major del tech americane e cinesi punendo con pesanti sanzioni chi strozza la concorrenza – come punta di diamante. Con multe che possono toccare anche il 10% del fatturato globale annuo.

E, se la tensione dovesse salire ancora, sul tavolo di Bruxelles c’è quello che Ansa ha definito il “bottone rosso della sua politica commerciale”: lo strumento anti-coercizione. Porterebbe a misure drastiche, dalla chiusura del mercato alle multinazionali americane al congelamento di brevetti e investimenti Usa.
Per azionarlo serve l’avallo di almeno 15 Paesi membri.

Donald Trump (foto AP/LaPresse) e Ursula Vor der Leyen (foto Ansa)