Meta chiude il centro di moderazione di contenuti a Barcellona

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Dietro la decisione difficile non vedere un legame con il cambio di approccio della holding social sui contenuti con lo stop al fact checking

Dopo la chiusura del fact-checking su Facebook, Instagram, Threads e WhatsApp, Meta, tramite la sua subappaltatrice Telus, ha comunicato la chiusura del suo centro di moderazione di contenuti di Barcellona.

Cambiamenti della politica social

A partire da oggi, spiega Ansa citando il quotidiano La Vanguardia, i lavoratori addetti al filtraggio di contenuti sulle piattaforme è stato loro interdetto l’accesso alla sede nella Torre Glories a Barcellona, hanno dovuto consegnare le attrezzature e sono in permesso retribuito, fino al termine di una trattativa che è previsto sarà avviata con il comitato di fabbrica nelle prossime settimane.

La decisione è stata ufficialmente motivata dalla “diversificazione della presenza di clienti” e dal trasferimento dei servizi ad altre sedi. Tuttavia, dietro a questi motivi, ci sarebbero una serie di conflitti lavorativi e i cambiamenti nella politica di moderazione di Meta, annunciati di Mark Zuckerberg a gennaio.

L’impatto sulla salute mentale

Dall’apertura, nel 2018, il centro di Barcellona ha affrontato numerose cause legali relative a salari e condizioni di lavoro. In particolare, segnala il quotidiano, una sentenza ha dato ragione ai moderatori di contenuti di lingua spagnola, che avevano denunciato disparità di retribuzioni rispetto a colleghi che lavorano con lingue meno diffuse.
Inoltre, un giudice di Barcellona ha riconosciuto come “infortunio sul lavoro” le conseguenze psicologiche del controllo dei contenuti denunciate da un ex dipendente affetto da disturbi psichiatrici.

Dopo che, nel febbraio 2023 La Vanguardia ha rilevato una “epidemia” di disturbi mentali – ansia, crisi da stress post-traumatico, etc. – che ha portato all’assenza per malattia di almeno 400 lavoratori addetti al controllo di contenuti, a causa della durezza dei video e foto da eliminare dalle piattaforme prima della pubblicazione.