Al convegno romano ‘Telecommunications of the Future’, gli ad dei due operatori hanno ribadito la necessità di semplificare il mercato italiano riducendo il numero di operatori. E l’interesse delle società a fare parte
Consolidamento tra gli operatori come starda da percorrere. E’ la rotta che, secondo l’ad di Tim, Pietro Labriola, il settore tlc dovrebbe seguire in Italia, ma che comunque rispecchia un trend allo studio o già in atto in Europa.
L’occasione di ribadirlo è stato l’intervento del manager al convegno ‘Telecommunications of the Future’ promossa da 5G Italy del Cnit.
“Ho sempre detto che dobbiamo passare da 5 a 3 operatori”, ha spiegato Labriola parlando della situazione italiana. “Come operatori infrastrutturali, per le possibili combinazioni, l’unica che non è fattibile per l’Antitrust è Tim-Wind, qualsiasi altra operazione Wind-Iliad o Tim-Iliad la vedo positivamente”. Con un consolidamento “eviteremmo una pluralità di reti e torneremmo verso la razionalità del mercato”.
La situazione in Europa
“Anche in Francia si parla di portare gli operatori da quattro a tre, come in Spagna mentre nel Regno Unito il consolidamento c’è già stato”, ha ricordato.
Aggiungendo poi un riferimento al cambio nel capitale di Tim, con il recente investimento di Poste, divenuta appunto prima azionista del gruppo.
“La nostra società non può essere che contenta di aver ritrovato un’azionista di riferimento che considera l’investimento in Tim come strategico, perché ci aiuta a ragionare nel medio e lungo termine e non trimestre per trimestre”, ha aggiunto.
Iliad in linea sul consolidamento
In linea con le posizioni di Labriola, Benedetto Levi, amministratore delegato di Iliad in Italia. Pur evitando risposte dirette su operazioni che riguardino o possano coinvolgere l’operazione e “aziende quotate” – ha ribadito l’interesse del gruppo francese a fare la sua parte in caso di riassetti di mercato. “Ritengo che il consolidamento porterebbe grandi benefici a tutto il settore, a tutto il sistema paese, e quindi siamo pronti a giocare la nostra parte in quella partita”, ha spiegato.
Toccando poi alcuni aspetti critici del settore, Levi ha sottolineato come la guerra dei sia “una delle cause degli investimenti ridotti”.
Tra i prossimi passi fondamentali c’è poi l’intelligenza artificiale. “E’ una partita che si sta giocando adesso e rischiamo di essere esclusi come Unione europea se non acceleriamo, oggi l’innovazione tecnologica prevede investimento nell’Ia”, ha concluso.
Fastweb + Vodafone: serve un cambio di passo sulle tlc
Alla conferenza ha preso parte anche il chief strategy & transformation officer Fastweb + Vodafone, Alessandro Magnino. “Oggi il settore delle telecomunicazioni affronta un bivio cruciale: senza investimenti non c’è innovazione e senza innovazione non c’è crescita”, ha spiegato, invocando “un cambio di passo” per il settore. Secondo il manager serve “un’azione strutturale e una visione condivisa che rimettano al centro la sostenibilità economica del settore, anche grazie a misure come l’estensione della durata delle licenze per l’uso dello spettro, attraverso meccanismi di rinnovo delle frequenze di prossima scadenza, che garantiscano condizioni economiche sostenibili e consentano agli operatori di liberare risorse per tornare a generare valore, attrarre capitali e garantire un futuro di qualità e innovazione al Paese”.
Magnino ha aggiunto: “siamo impegnato nello sviluppo di un Llm (un modello linguistico di grandi dimensioni) compliant con l’AI Act che lanceremo a breve e abbiamo realizzato un super computer attivo da luglio 2024 interamente localizzato in Italia per ospitare le soluzioni AI di imprese e pubbliche amministrazioni”.












