In linea con la delibera del Tar, il comune ligure ha pubblicato il bando per la scelta del partner. Ma la Rai ha diffidato l’amministrazione dall’uso dei brand e dalla concessione in licenza ad altre emittenti
Non sarà facile la strada che porta all’organizzazione del prossimo Festival di Sanremo. Rispettando la delibera del Tar dello scorso dicembre – che aveva dichiarato illegittimo l’affidamento diretto alla Rai – il Comune Ligure ha pubblicato il bando per individuare il partner per l’organizzazione e la trasmissione in chiaro della kermesse. Coinvolte le prossime 3 edizioni (2026, 2027 e 2028), con una eventuale proroga per un massimo di due anni.
Ma Viale Mazzini non ci sta. E, in attesa della decisione del Consiglio di Stato – il prossimo 22 maggio – al quale si è appellata per contestare la sentenza del Tribunale amministrativo, avrebbe diffidato il Comune dal concedere in licenza i marchi del Festival a beneficio di altre emittenti.
Rai: marchi legati al format
I marchi del festival – scrive Ansa riportando le indiscrezioni – sono legati inscindibilmente al format di Rai e, pertanto, in nessun caso possono essere utilizzati da altre emittenti televisive.
Qualora infatti – sempre a quanto si legge sull’agenzia – l’operatore concorrente dovesse utilizzare un format di Festival sovrapponibile, nei suoi elementi essenziali, a quello di Rai, violerebbe inevitabilmente i diritti d’autore di quest’ultima.
Al contrario se il format dell’operatore concorrente dovesse risultare sostanzialmente diverso da quello utilizzato da Rai per oltre trent’anni, si registrerebbe un’ipotesi di uso ingannevole dei marchi del Festival.
No comment dal Comune di Sanremo. Ma proprio oggi la giunta guidata dal sindaco Alessandro Mager ha incaricato i propri legali di costituirsi in giudizio, per conto dell’amministrazione, contro i ricorsi che Rai-Radio Televisione Italiana e Je srl hanno proposto per l’annullamento della delibera.
Cosa prevede il bando del Comune
Guardando il bando nel dettaglio, la procedura è strutturata in due parti: la prima selettiva riguarderà la pubblicazione di un avviso pubblico per individuare il partner, la seconda negoziale consentirà di negoziare i termini finali della convenzione con il partner scelto. Decorrono da oggi i 40 giorni fissati presentare il progetto.
Potranno partecipare alla procedura “solo gli operatori economici fornitori di servizi di media audiovisivi a diffusione nazionale in chiaro, titolari di un canale generalista nazionale e che possiedano dimostrate capacità di organizzazione di eventi di particolare rilevanza”.
L’operatore con cui procedere alla fase negoziale sarà individuato sulla base dell’analisi dei progetti presentati in ragione di alcuni elementi quali “la qualità artistica, la congruità della complessiva proposta artistica rispetto al profilo culturale storicamente assunto dal Festival, la capacità di valorizzare la kermesse, i marchi ‘Festival della Canzone Italiana’ e ‘Festival di Sanremo’”.
Il partner dovrà riconoscere al Comune un corrispettivo non inferiore a 6,5 milioni all’anno, oltre a una percentuale non inferiore all’uno per cento su tutti gli introiti derivanti dai proventi pubblicitari e dallo sfruttamento dei marchi concessi.
“Per la prima volta nella sua storia – ha commentato il sindaco Mager – il Comune di Sanremo, titolare dei marchi Festival di Sanremo e Festival della Canzone Italiana, in ottemperanza alla sentenza del Tar, ha dovuto pubblicare una manifestazione di interesse per quello che è unanimemente riconosciuto come l’evento mediatico più importante d’Italia, capace ogni anno di coinvolgere milioni di persone”.
Fimi in disaccordo
Critiche nei confronti del testo sono arrivate dalla Fimi, la Federazione dell’industria discografica. “Il Comune di Sanremo non considera assolutamente il ruolo della discografia che con investimenti e contenuti consente al festival di prosperare e generare ricavi”, ha contestato Enzo Mazza, ceo di Fimi.
“La prossima edizione del festival dovrà prevedere un consistente rimborso economico per le imprese partecipanti. Senza la discografia – ha fatto notare Mazza – sul palco di Sanremo ci sarebbero giusto i fiori. Il festival senza la musica è una scatola vuota”.



















