“C’è una corsa pericolosa all’abbassamento dell’età dei bambini a cui è permessa, senza controllo, una esposizione precoce ai social e all’uso eccessivo dello smartphone. Con tutti i rischi che ne derivano. Questo utilizzo problematico della tecnologia è in aumento, come anche il tempo trascorso online. Emerge quindi forte il tema della totale mancanza di una educazione digitale dei genitori, che non hanno gli strumenti per capire i rischi che questo abuso dei cellulari da parte dei figli porta. Abbiamo una generazione di genitori ‘maleducati digitali’ che si sono trovati, da giovani, uno strumento potentissimo come il cellulare senza conoscere le regole di uso e i pericoli”.

Così all’Adnkronos Salute Pietro Bussotti, psicologo del lavoro e psicoterapeuta, interviene sui dati presentati da Save the Children che registrano come in Italia circa 1 bambino di 6-10 anni su 3 usa lo smartphone tutti i giorni, una tendenza in costante aumento negli ultimi anni (nel 2018-2019 erano il 18,4%), e fra gli 11-13enni oltre 3 su 5 hanno almeno un account social.
“L’impatto del cellulare nella nostra società ha molte analogie con quello dell’automobile – analizza lo psicologo – Entrambi sono strumenti potenti, ma nel secondo abbiamo stabilito delle regole, un codice della strada da rispettare, forze dell’ordine che controllano, esami per guidare, insomma da subito è stata costruita una rete normativa e di controllo (penso agli autovelox) sul loro utilizzo. Con il cellulare e oggi con gli smartphone nulla, eppure moltiplica le nostre capacità relazionali e le informazioni che riceviamo. Abbiamo dati che ci dicono ormai che l’uso dei social peggiora la qualità vita psicologica fino a fenomeni di rilevanza clinica. Molti genitori quindi sono vittime di questo cambiamento tecnologico e tendono a non frenare i propri figli nell’uso del cellulare o di altri dispositivi, con una esposizione sempre più che va a discapito di esperienze sensoriali, corporee e tattili che sono fondamentali nello sviluppo di un bambino”.
Che fare? Secondo Bussotti “i grandi devono dare la giusta importanza ai rischi dell’abuso e non minimizzarne gli effetti. Ma forse servono interventi impopolari e radicali che minano anche l’uso dei cellulari che fanno gli adulti-genitori”, riflette lo psicologo. “C’è poi la centralità dell’educazione – avverte – Serve formare da subito i genitori di domani sui pericoli di stare sempre connessi e poi serve coraggio per regolamentare l’uso che ne fanno i minori. Le macchine hanno per legge ormai le cinture di sicurezza, lo stesso veicolo ci tormenta con segnali acustici se non le usiamo, forse anche i cellulari dovrebbero essere ripensati in questo senso. I produttori stessi dovrebbero sviluppare sistemi in grado di ridurre la dipendenza”, suggerisce Bussotti. “Ma ai genitori dico: come vi arrabbiate se scoprire i vostri figli che fumano, dovete farlo anche se c’è un abuso dello smartphone, dovete ricordarvi di essere educatori e di doverne accompagnare lo sviluppo”.












