Un fenomeno che parrebbe colpire al cuore il prodigio del paese di latte e di miele come scrivevano, recuperando la metafora biblica, gli agiografi dell’egemonia del nuovo mondo.
Due dati oggi si incrociano, segnalando una tendenza di fondo, destinata a mutare primati e gerarchie geopolitiche. Da una parte la notizia che l’intero ufficio che programma l’innovazione tecnologica del Pentagono, ossia il più delicato apparato di tutela della sicurezza militare della super potenza a stelle e strisce, insieme alla sua deterrenza nucleare, sta sciogliendosi, sotto i colpi dei guastatori della struttura di Elon Musk deputata a semplificare la burocrazia del paese.
La seconda notizia, strettamente connessa con la prima, ci dice che fra le prime dieci istituzioni culturali del mondo che contribuiscono con i loro contenuti e studi alle principali riviste scientifiche 7 sono cinesi.
Un dato che stupisce per la sua radicalità. Istituzioni come le università di Harvard sono surclassate dall’accademia delle scienze di Pechino, mentre l’università di Stanford esce addirittura dalla classifica.
Solo dieci anni fa il quadro era esattamente rovesciato. L’accademia delle scienze cinesi era l’unica realtà
asiatica presente, agli ultimi posti nella prestigiosa classifica. Oggi il numero dei contributi per le riviste scientifiche, per altro tutte edite in Occidente, è più del doppio di quello di Harvard e 5 volte quello del Max Plank Istitute tedesco, unica struttura europea.
Sullo sfondo di queste due informazioni la guerra che la Casa Bianca ha ingaggiato con le grandi università statunitensi non potrà che peggiorare ancora di più la tendenza, rendendo quella straordinaria spugna di saperi e competenze planetarie che è stato il mastodontico apparato di ricerca americano sempre meno capace di selezionare talenti e avvalersi delle migliori competenze mondiali.
Un deficit, che congiuntamente all’impoverimento degli apparati pubblici, costretti a disfarsi dei loro elementi migliori per appaltare ai privati attività e funzioni espone la potenza atlantica ad un vero collasso di efficienza e competitività che potrebbe aprire scenari allarmaneti sullo scacchiere geopolitico globale.











