Quando, nel marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio si affacciò dalla loggia della basilica di San Pietro per salutare il mondo come nuovo pontefice, si presentò con una frase destinata a entrare nella storia: «Vengo dalla fine del mondo». Con quella definizione, e ancor più con la scelta del nome Francesco, il nuovo papa si impose da subito come figura di rottura, alimentando speranze di riforma profonda nella Chiesa ma anche timori e diffidenze all’interno dell’istituzione cattolica.
Saliva alla soglia di Pietro in un momento delicato per la Chiesa cattolica, in una fase di crisi di fiducia e di accelerata secolarizzazione. Il distacco crescente dei fedeli dalla pratica religiosa e dalle comunità parrocchiali poneva interrogativi urgenti sul futuro stesso della fede in Europa e nel mondo occidentale.
Radar_14_20apr2025-1_compressedUn papa carismatico, vicino alla gente e alla verità evangelica
Nel corso degli anni, l’istituto SWG ha seguito con attenzione l’evoluzione del pontificato di Francesco, raccogliendo dati e opinioni che restituiscono l’immagine di un papa capace di toccare il cuore degli italiani. La sua figura è stata percepita, in larga maggioranza, come quella di un leader carismatico e vicino alle persone, capace di parlare a tutti con un linguaggio semplice e diretto.
Non si è trattato solo di prossimità umana: molti lo hanno visto anche come fedele interprete della verità di Gesù Cristo, e in particolare tra i cattolici praticanti, il giudizio sul suo operato è stato spesso associato all’idea di un rinnovamento concreto della Chiesa.
Negli ultimi anni del suo pontificato, questa percezione si è ulteriormente articolata. È cresciuta la quota di chi lo ha riconosciuto come vicino anche ai non credenti, ma allo stesso tempo si è rafforzata l’idea di una sua profonda sintonia con la tradizione cattolica. Un paradosso solo apparente: l’azione di Francesco, letta da molti come vento di cambiamento, ha in realtà aiutato la Chiesa a ritrovare le proprie radici, riportandola a un’essenzialità evangelica a lungo rimossa.
Attesa e incertezza per il futuro: tra Africa, continuità e desiderio di cambiamento
Ora che il suo pontificato si è concluso, lo sguardo degli italiani si sposta sul futuro. Secondo i dati SWG, regna ancora grande incertezza: quattro italiani su dieci non esprimono alcuna preferenza rispetto alla provenienza geografica del prossimo pontefice. Un segnale, forse, della complessità del momento e della difficoltà di immaginare un successore all’altezza di una figura tanto divisiva quanto centrale.
Tra coloro che invece indicano una preferenza, emergono orientamenti interessanti. Al di là del desiderio, sempre presente, di un papa connazionale, tra i non praticanti si fa largo un’aspettativa forte verso l’elezione di un pontefice africano. Un’indicazione che testimonia la percezione dell’Africa come culla di una spiritualità autentica, meno legata al potere e più vicina alle comunità.
Diverso l’orientamento dei cattolici praticanti, che sperano in un papa capace di proseguire l’opera di Francesco, mantenendone lo spirito riformatore e opponendosi ai poteri forti dentro e fuori la Chiesa. La parola chiave, ancora una volta, è continuità: non tanto sul piano geografico o generazionale, quanto su quello dello stile e della missione. Un papa che sappia portare avanti il cambiamento, senza tradire l’essenza.















