La Commissione Ue ha multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per 200 milioni per violazioni del regolamento sui mercati digitali Dma.
Per il gruppo della Mela afferma di aver accertato la violazione dell’obbligo di anti-steering, che ha impedito cioè che i consumatori potessero essere reindirizzati a servizi esterni.
DMA Steering” (o “anti-steering”) si riferisce a una clausola chiave del Digital Markets Act (DMA) europeo, che mira a garantire che le piattaforme digitali non influenzino scorrettamente gli utenti verso i propri prodotti o servizi. In pratica, le piattaforme non possono ostacolare i consumatori nel trovare alternative o nel ricevere informazioni su offerte più vantaggiose da parte di altri fornitori.
Il Digital Markets Act (DMA) è stato redatto dalla Commissione Europea, in particolare dai Commissari Europei per l’Agenda Digitale Margrethe Vestager e per il Mercato Interno Thierry Breton.
Alla casa madre di Facebook contesta invece di aver violato l’obbligo di offrire la possibilità di scegliere un servizio che utilizzi meno dati personali. Si tratta delle prime sanzioni decise per inadempienze del Dma. Lo annuncia una nota ripresa da Ansa.
Sia Apple e Meta sono tenute ora a conformarsi alle decisioni della Commissione europea e rimuovere i comportamenti contestati entro 60 giorni, altrimenti rischiano il pagamento di sanzioni periodiche. Le sanzioni inflitte, ha spiegato l’esecutivo comunitario, hanno tenuto conto della gravità e della durata della non conformità, e sono ben al di sotto del tetto del 10% del fatturato previsto dal Dma per le multe in caso di violazioni.
Nel dettaglio, per quanto riguarda Apple ai sensi del Dma gli sviluppatori di app distribuite sull’App Store di Apple dovrebbero poter informare i clienti di offerte alternative esterne, indirizzarli verso tali offerte e consentire loro di effettuare acquisti. Secondo la Commissione però Apple non ha rispettato tale obbligo e l’azienda non ha dimostrato che le restrizioni siano necessarie e proporzionate. La commissione ordina quindi ad Apple di rimuovere restrizioni tecniche e commerciali sulla gestione delle app e di astenersi dal proseguire nella condotta non conforme. La Commissione afferma anche di aver chiuso l’indagine sugli obblighi di Apple in materia di scelta dell’utente, grazie al coinvolgimento tempestivo e proattivo di Apple nella ricerca di una soluzione di conformità.
Quanto a Meta, la decisione di non conformità riguarda il modello ‘consenso o pagamento’ introdotto a novembre 2023 per gli utenti di Faceook e Instagram, che potevano scegliere se acconsentire alla combinazione di dati personali per la pubblicità personalizzata o pagare un abbonamento mensile per un servizio senza pubblicità. Ai sensi del Dma, le società designate come gatekeeper sulla base del regolamento devono richiedere il consenso degli utenti per combinare i loro dati personali tra i servizi. Gli utenti che non acconsentono devono avere accesso a un’alternativa meno personalizzata ma equivalente. Secondo l’esecutivo Ue il modello introdotto da Meta non consentiva agli utenti di esercitare il diritto di acconsentire liberamente alla combinazione dei propri dati personali. La sanzione colpisce nel dettaglio solo l’offerta tra marzo 2024, all’entrata in vigore degli obblighi del Dma, e novembre 2024, quando Meta ha cambiato il modello. La nuova offerta di Meta, con un’opzione che utilizza una quantità minore di dati personali per visualizzare gli annunci pubblicitari, resta invece sotto esame.
Rispetto a Meta la Commissione ha anche stabilito che la piattaforma di intermediazione online Facebook Marketplace,non è più essere designato ai sensi del Dma (ha meno di 10mila utenti aziendali nel 2024).
Ue: nulla a che vedere con i dazi
Nelle multe decise dalla Commissione su Apple (500 milioni) “si tratta di applicazione delle normative, non di commercio. Sono questioni distinte, completamente separate. Abbiamo un regolamento e lo stiamo applicando”. Lo ha detto la portavoce della Commissione europea Arianna Podestà nel corso del briefing quotidiano con la stampa.
“Avevamo una decisione in corso, che richiedeva del tempo. Abbiamo concluso il lavoro tecnico” al riguardo e “abbiamo redatto la decisione”. C’erano “aspetti legali da considerare” e quando la decisione è stata pronta “l’abbiamo adottata”.
Teresa Ribera , Vice president esecutivo per la transizione pulita, giusta e competitiva della Commissione Europea – foto LaPresse












